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VALERIA
Voglio raccontare quanto mi è successo in campo sm. Mi chiamo
Renato ed ho 24 anni e penso che da sempre posso dirmi dedito alla
passione sm e specialmente feticista del piede femminile.
Potrei raccontare molti piccoli episodi della mia infanzia o
adolescenza improntati squisitamente al feticismo, ma non voglio
sottrarre spazio alla cosa che mi è successa di recente.
Sono molto amico di Luciano e quasi ogni giorno vado da lui al
pomeriggio. Si ascolta musica, si gioca con la playstation ecc, ma la
madre di Luciano è forse il vero obiettivo delle mie continue
visite a casa loro.
Ancora molto giovane, forse poco più che quarantenne, ma molto
bene sia di fisico che di viso. Un viso molto sensuale e due occhi
molti vivi e chiari. Sempre curata, capelli a posto, è sempre
lei ad aprirmi la porta, spesso indossando una colorata vestaglietta
corta al ginocchio, le gambe e i piedi nudi, calzati in stuzzicanti
ciabattine aperte.
Per me è insieme una gioia e un tormento sbirciarle quando
posso, durante il pomeriggio, piccoli lembi delle piante dei piedi;
ascoltare mentre cammina il «ciak-ciak» delle ciabatte che
sbattono sui talloni; seguirla sperando che si inginocchi per pulire
qualcosa, in modo da poter osservare, discoste dalle pantofole le
piante dei suoi adorati piedini.
Alcune volte, quando la signora Valeria esce per far compere, mi sono
chiuso in bagno, ad annusare il delicato aroma che le sue ciabattine
sprigionano, osservando con voluttà come il sudore avesse
impresso l’orma delle piante dei suoi piedi su quelle delle pantofole,
masturbandomi velocemente in preda ad una straordinaria eccitazione.
Molte volte avrei voluto vellicare i piedi di Valeria, ma era un sogno
impossibile e dovevo stare attento a che Luciano non si accorgesse del
mio interesse per sua madre..
Un pomeriggio, di recente sono arrivato come al solito a casa di
Luciano e mi sento dire lui ha dovuto uscire di corsa Mi aveva cercato
al cellulare, ma era spento. Infatti ero rimasto senza batteria. La
signora Valeria mi offre gentilmente un caffè ed io accetto.
Siamo in cucina a chiacchierare ed io osservo sempre i suoi piedi nelle
ciabattine. Forse lei si accorge e vedo che sorride maliziosa. La
vestaglietta corta è molto aperta anche sul davanti e come si
muove mi accorgo che sotto non porta reggiseno. La mia eccitazione
è al massimo e decido di tentare qualche mossa.
“- Peccato che Luciano non ci sia, oggi pomeriggio non so proprio cosa
fare, vuol dire che andrò a fare un giro con il motorino”
“- Ma se vuoi stare un po’ qui non disturbi affatto, mi fa piacere se
resti”
-“ Va bene, sono contentissimo di stare un po’ con lei”
-“ Immagino. Vedo che mi guardi in continuazione i piedi, non è
che sei un feticista”
A quelle parole io sono diventato tutto rosso balbettando che no, non
era vero, ma lei ha insistito facendomi notare il mio rossore che a
quel punto valeva più di una confessione.
Non mi restava che ammettere che provavo per lei una grande attrazione
e poi in particolare i suoi piedi erano per me fonte di interesse.
“- Di eccitazione vorrai dire”- mi corresse lei.
Ancora una volta la signora Valeria aveva centrato tutto e non mi
restava che assentire.
“- E allora cosa proponi?” – mi disse lei con tono quasi di sfida per
vedere quanto io fossi convinto.
“- Ma non so, non saprei, non saprei proprio” – mi schernii per un po’
mentre lei mi incalzava con un fare provocatorio.
Nel frattempo si era seduta su una sedia ed aveva messo i suoi piedi
sfilati dalle ciabattine appoggiati sul tavolo di cucina. Era una
visione paradisiaca! I suoi piedi a pochi centimetri dal mio viso e la
visione delle sue gambe lasciate scoperte dalla corta vestaglietta fino
a vedere le candide mutandine.
Il mio cazzo era in piena erezione e lei me lo fece notare chiedendomi
cosa fosse quel rigonfiamento sotto i pantaloni.
A questo punto era schiocco non scoprire le carte e le dissi che mi
sarebbe piaciuto giocare alle spie “- Alle spie”? fu la domanda
di Valeria
“ Sì diciamo che io adesso l'ho catturata e devo farla parlare.
Farò finta di legarla e le farò solletico ai piedi
finché non confesserà. Posso?»
Valeria si mise a ridere dicendo che ero proprio buffo ma accettando.
“- E va bene, ma solo un pochino”
Andammo in salotto e si stese sul divano, i piedi sporgenti e calzati
dalle pantofole.
Mi feci dire dove prendere una corda e con essa le legai senza
stringere troppo polsi e caviglie fissando la corda ai piedi del divano
in modo da immobilizzarla per bene. Quindi presi una delle spighe di
grano che si trovavano in un cestino sul tavolo del soggiorno, e che
avevo già adocchiato come possibile «strumento di
tortura».
Avvicinatomi ai suoi piedi, tremante per l’emozione, scostai
delicatamente una ciabatta e nello spazio prodottosi tra la pianta di
questa e quella del piede, infilai la spiga, muovendola leggermente. Il
risultato fu una nervosa risatina di Valeria, che disse:
“- Oh, mio Dio, che tortura cinese!” Preso coraggio, sfilai prima una
ciabatta, poi l'altra, titillando le piante grassottelle e rosee, umide
di sudore e sprigionanti un aroma celestiale.
Cercai di mascherare la mia folle eccitazione con dei “ghiri-ghiri” e
con frasi tipo: “allora, brutta spia, ti decidi a parlare o no?”, ma le
risate squillanti di Valeria e la vista dei suoi piedi nudi e indifesi
mi ipnotizzavano.
Poi feci scivolare i sottili filamenti della spiga fra le dita
sventaglianti e allora Valeria non poté trattenere le risate e
si inarcò tutta in preda a movimenti folli. Si mise a
supplicare:
“- Ah, ah, no! Lì no! Nooooo soffro troppoooo! Ah, uh, bastaaaa,
ah, ah, il solletico noooo!”
La lasciai riprendere un po’ di fiato e mi chinai sui suoi piedi
prendendo il pollice tra le mie labbra e succhiandolo avidamente e
mettendo poi la punta della mia lingua tra gli spazi delle dita di
entrambi i piedi. Poi ripresi con il solletico.
“- Allora vuoi confessare di essere una spia o no”?
Questa volta stavo usando sola la punta delle mie dita passate
delicatamente sottole sue piante
“- Ahhhh Uhhhh bastaaaaa non
resistoooo bastaaaaaaa hiiiiii ahhh”
Valeria era tutta un contorcimento e solo la corda impediva
che potesse saltare via dal divano sul quale l’avevo
legata. La corta vestaglia era completamente arrotolata sulle sue gambe
scoprendole tutte fino alle candide mutandine che avrei voluto toccare,
ma non osai. E poi ero troppo impegnato a farle un tremendo solletico
che mi aveva provocato una eccitazione folle.
Mente ero chino vicino ai suoi piedi e la stavo solleticando sentii lo
sperma montare e poi senza che io mi toccassi fuoriuscire copioso
bagnandomi tutto lo slip e anche i pantaloni chiari e leggeri che
indossavo.
Non mi era mai capitato di sborrare senza neppure sfiorarmi con un
dito. E’ stata una sensazione strana ed il piacere intensissimo
è stato accompagnato da un brivido lungo la schiena e un
annebbiamento della vista.
Mi fermai e la slegai cercando di non far vedere la chiazza che si
stava allargando sui miei pantaloni. Ma non riuscii e lei se ne accorse
“- Ahh porcello sei un vero porcello, hai goduto e mi lasci a bocca
asciutta, la prossima volta faremo come dico io”
Cercai di capire ma lei ridendo disse solo “ lo vedrai, lo vedrai”
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