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DOPO DISCOTECA
In una discoteca di Milano ho conosciuto Ilaria,
Vi ero andato con lo scopo ben preciso di trovare una ragazza da
portarmi a letto, ma invece della solita ragazzina conobbi appunto
Ilaria, una bella donna di circa 35 anni.
Io ne ho solo 28 e fino all’altro giorno non avevo mai avuto
un’esperienza sm, ma solo letto storie di uomini schiavizzati da
crudeli Padrone.
Abbiamo praticamente passato la serata insieme e già la mia
fantasia cominciava a galoppare, quando lei mi chiese di accompagnarla
a casa per bere un’ultima cosa. Accettai molto volentieri,
davvero molto volentieri. Arrivati da lei mi fece accomodare in
salotto, mentre lei si assentò per qualche minuto per cambiarsi.
Mentre aspettavo il suo ritorno, lo sguardo mi cadde su di un tavolo
dove si trovava una rivista.
Incuriosito, mi avvicinai per sbirciare meglio e mi accorsi, con grande
stupore, che si trattava di una rivista americana di Bondage.
Sfogliai il giornale con l’ovvio contenuto: donne e uomini legati e
imbavagliati, alcuni dei quali con i sederi rossi e segnati da
sculacciate e bacchettate.
Lo rimisi a posto e continuai ad aspettare …dentro la mia testa mille
domande si accavallavano.
Ilaria era forse una cultrice di tali pratiche? Ed era un caso che
quella rivista si trovasse lì, bene in mostra, quasi come
un’esca? Non avevo mai avuto fino ad allora un’ esperienza S/M,
ma, a dir la verità, era una cosa che avevo sempre desiderato
provare.
Il flusso dei miei pensieri fu interrotto dal suo arrivo: indossava una
lunga vestaglia di raso ed un paio di pantofoline con il tacco alto.
Volevo far finta di niente a proposito della rivista, ma non riuscivo a
pensare ad altro. Facendomi coraggio, mi alzai dalla poltrona
avviandomi verso il tavolo dove si trovava quel giornale e,
indidandoglielo, le chiesi se per caso lei fosse una appassionata di
quel genere di letture.
Mi fissò negli occhi e, sorridendo, si limitò a
chiedermi: «Vuoi provare?»
Per alcuni secondi rimasi interdetto, poiché non mi aspettavo
subito una tale domanda.
Non le avevo ancora risposto che lei proseguì:
«Dai, se non ti piace, smetto subito. Ti lego e ti darò
tante carezze: è molto più eccitante farsi accarezzare e
leccare stando legati».
Ero molto imbarazzato, ma nello stesso tempo incuriosito ed eccitato da
quella proposta.
Con un filo di voce per l’emozione dissi:
«Va bene».
Mi fece spogliare completamente nudo e mi portò nella sua camera
da letto.
Tirò fuori da un cassetto due cinture e, dopo avermi fatto
mettere sul suo letto matrimoniale, mi legò con le cinte in una
posizione estremamente imbarazzante: nella cosiddetta pecorina a gambe
divaricate, la faccia schiacciata contro un cuscino ed i polsi legati
dalle rispettive cinte alle mie caviglie.
In quella situazione umiliante ero completamente alla sua mercé,
con il culo per aria e il mio sesso già duro come il ferro. Ero
imbarazzato, quasi pentito di avere accettato quel gioco.
In tutta la vita non mi era mai capitato di attraversare un simile
momento, ma pensai che, a tirarmi indietro ora, sarebbe stato
infantile: volevo dimostrare a quella donna di non avere paura ad
affrontare situazioni particolari come quella.
Nel frattempo si mise sul letto vicino a me ed iniziò ad
accarezzarmi un po’ ovunque: tra le natiche, sul petto, mi
smanettò il sesso a lungo e mi titillò i capezzoli. Ero
eccitatissimo e quel gioco cominciava a piacermi.
Ad un tratto però le cose cambiarono bruscamente.
Ilaria, che fino allora aveva usato un tono di voce dolcissimo, divenne
d’un tratto molto dura.
Mi insultò con cattiveria dandomi del ragazzino presuntuoso per
il fatto di aver pensato di possedere una donna di classe come lei.
Questa cosa mi indispettì molto e le chiesi prontamente di
slegarmi… la sua risposta fu una risata, poi si alzò ed estrasse
dal cassetto una bacchetta di legno flessibile e, agitandola in aria,
esclamò a voce alta:
«E adesso ci divertiremo».
Ero furente e, malgrado fossi legato in una posizione che non mi
permetteva molti movimenti, cercai comunque di slegarmi. Ma fu tutto
inutile: i miei polsi erano strettamente legati alle caviglie e non
riuscivo a concludere niente. Potevo soltanto rotolarmi da una parte
all’altra del letto senza neanche poter tentare di scendere
perché, legato com’ero, rischiavo di cadere e farmi seriamente
male.
Fu allora che Ilaria passò ai fatti... fino a quel momento si
era limitata ad insultarmi...
Con una mano mi afferrò le palle e, stringendomele sempre di
più, mi obbligò a ritornare nella posizione di prima.
Il dolore era insopportabile e fui costretto a non muovermi da quella
posizione.
Con la coda dell’occhio vidi che, sempre da quel maledetto cassetto,
estraeva altre due cinte e, con quelle, fissò le mie caviglie ai
bordi della rete del letto. In men che non si dica oltre ad essere
rimasto legato come inizialmente ero, adesso non potevo neanche
più muovermi da una parte all’altra del letto. Ero completamente
in suo potere.
Tentai di giocare la mia ultima carta, minacciai di denunciarla, ma la
risposta alla mia minaccia fu un’altra risata di scherno.
- «E cosa scriverai nella tua denuncia, che sei stato legato da
una donna col culo per aria e che poi questa ti ha riscaldato il fondo
schiena?».
Questa considerazione fece cadere le mie ultime speranze di salvezza.
Effettivamente mi sarei vergognato da morire, quindi non potevo far
niente all’infuori di subire.
Avevo sì, sempre, desiderato di vivere una esperienza simile
nelle mie fantasie erotiche, ma nella realtà il mio orgoglio di
maschio era uscito fuori avendo la meglio sul mio potenziale
masochismo.
Però ormai era troppo tardi, ero in una situazione senza via
d’uscita.
Ilaria riprese la bacchetta in mano e con un tono tra lo scherno e
l’autoritario, mi comandò di baciarle e leccarle i piedi. Me ne
porse uno mettendomelo sotto al naso: per fortuna, profumava.
Rinnovò l’ordine ed io feci finta di niente.
Questo la indispettì maggiormente: mi venne alle spalle e
iniziò a frustarmi con l’odiosa bacchetta.
Ricevetti parecchi colpi, molto violenti. All’inizio cercai di
resistere stoicamente, ma a metà della punizione crollai ed
iniziai a chiedere pietà. Lei, inflessibile, continuò.
Quando ebbe finito mi ripropose il leccaggio dei suoi piedi: questa
volta ubbidii senza fiatare, il culo mi doleva e bruciava terribilmente
e non volevo ripetere l’esperienza.
Leccai e succhiai per circa 10 minuti i suoi piedi e le dita.
Soddisfatta, Ilaria si alzò e andò in un’altra stanza
senza aprire bocca.
Speravo di essere liberato dopo la prova dei piedi, ma mi sbagliavo.
Mi lasciò com’ero, con mia enorme rabbia... aspettavo… e niente
succedeva.
Sentivo Ilaria in un’altra camera, mentre continuavo a stare in quella
scomoda ed umiliante posizione senza poter far niente e, per giunta,
con il sedere che mi faceva male per le bacchettate ricevute. Non mi
era mai successa una cosa simile con una donna e morivo dalla vergogna
per tutto quello che era accaduto.
Finalmente sentii i passi di Ilaria che veniva verso di me. Girai la
testa quando entrò e... quello che vidi mi fece inorridire!
Si era denudata completamente e si era messa un cazzo di gomma fissato
da cinture attorno alla vita. Era anche piuttosto grosso.
- «Ma che ti sei messa in testa! - esclamai ad alta voce - Non
vorrai mica...?»
Lei non mi rispose neanche, si limitò a mettersi alle mie
spalle. Sentii che con un dito mi umettava il buco del culo con della
vaselina: mi divincolavo con tutte le mie forze nel vano tentativo di
sfuggire a quella degradante tortura.
La insultai duramente e, come al solito, riuscii solo a farla
arrabbiare.
Si alzò, prese le sue mutandine sporche e, dopo averle
appallottolate, me le cacciò in bocca per non farmi più
parlare. Poi prese un pezzo di spago e me lo legò a mo’ di
bavaglio per non farmi sputare le sue mutandine: in bocca sentivo un
sapore aspro.
Prese in mano la bacchetta e mi disse che, poiché non ero stato
remissivo nei suoi confronti, prima di essere inculato, mi avrebbe di
nuovo fatto assaggiare le bacchettate.
Fu particolarmente crudele, me ne diede 30 che contò ad alta
voce mentre mi dimenavo disperatamente nell’inutile tentativo di
sfuggire a quei terribili colpi che si abbattevano sul mio povero culo
indifeso.
Grosse lacrime iniziavano a scendermi lungo le guance.
Finita la fustigazione arrivò il peggio. Prima mi si mise
davanti e, dopo avermi afferrato con una mano per i capelli, mi
schiaffeggiò violentemente con l’altra. Ero rosso come un
peperone. Poi mi fu di nuovo dietro e sentii che stava per dare inizio
alla penetrazione.
Fu terribile: mi sodomizzava e, con una mano, mi masturbava, mentre con
l’altra mi stringeva un capezzolo. Mi fece un male bestiale dietro,
ciò nonostante alla fine venni grazie alla sua sapiente azione.
E lei non fu da meno: mi si mise al fianco, si fece un rapidissimo
ditalino e godette anche lei.
Cinque minuti dopo mi slegò e mi disse di rivestirmi e di
andarmene «fuori dalle palle».
Ubbidii senza fiatare, perché... non sapevo cosa dire.
Me ne andai via senza salutarla, scosso per tutto quello che era
successo. Non l’ho più rivista, però sinceramente qualche
volta penso a lei e sarei tentato di andare a cercarla, ma alla fine
delle mie indecisioni il risultato è sempre lo stesso: continuo
a masturbarmi immaginandomi con lei e niente di più!
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