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IL PROF ALFONSI

Il prof Alfonsi, direttore del collegio, sta facendo una ramanzina a Clarissa Bart della sesta classe per un’insolita offesa. Era stata sorpresa da un prefetto nel dormitorio  la notte precedente, mentre ingaggiava una battaglia al borotalco con due altre ragazze. Il prefetto aveva confiscato il borotalco ed aveva cercato quella stessa mattina di fare un rapporto alla direttrice di Clarissa sull’irregolarità commessa.
Un avviso affisso alla porta dello studio di Miss Simoncini informava però della sua assenza per un giorno e consigliava di riferire temporaneamente ogni questione al prof Alfonsi.
Uno potrebbe pensare che una procedura disciplinare sia un anonimo affare che può essere trattato allo stesso modo da un direttore o una direttrice, ma ciò è semplicemente falso. Clarissa Bart gode di una certa comprensione da parte di Miss Simoncini la quale, dopo tutto, ha solo sette-otto anni di più di lei. C’è simpatia fra di loro e una tale sciocchezza quale quella per cui stava per essere giudicata dal prof Alfonsi, le avrebbe guadagnato solo una leggera marcatura di sopracciglia da parte dì Miss Simoncini e, magari, un bonario rimprovero seguito con tutta probabilità da un invito a fermarsi per il té pomeridiano ed una merenda con i biscotti.
La ramanzina da parte della direttrice non le avrebbe nemmeno fatto dolere le chiappe, né avrebbe influenzato le intenzioni della direttrice di promuovere Clarissa Bart al grado di prefetto effettivo a metà semestre e di capitano della Casa al prossimo rinnovo delle cariche.
Clarissa è decisamente la più piacente, la più sensibile e responsabile ragazza del suo anno al College sul quale Miss Simoncini presiede con umanitarismo non comune.
È veramente un peccato ed una grande sfortuna per Clarissa che la sua trasgressione di poco conto sia stata riportata al direttore proprio il giorno in cui Miss Simoncini si è assentata, facendo cadere Clarissa nelle grinfie del più severo ed antiquato professore della scuola, il temuto prof Alfonsi, la cui posizione come numero 2 dell’intera gerarchia scolastica lo riempie di un’ambiziosa e perfino morbosa determinazione a sorpassare il numero uno in ogni cosa, mantenendo però, naturalmente, il più ossequioso comportamento possibile nei confronti della direttrice.
Probabilmente avete presente il tipo...
Ora si dà il caso che il prof Alfonsi avesse notato, in realtà ben più che notato, Clarissa Bart in numerose occasioni dal momento che, fra altri onerosi doveri, egli aveva anche svolto le funzioni di insegnante nella sesta classe e i suoi contatti con quella classe non gli avevano lasciato il minimo dubbio sul fatto che Clarissa Bart fosse la scolara più carina e bastonabile. Il suo più grande problema (e, diciamolo pure, ci aveva pensato tante volte) era che, salvo un miracolo, non c’era modo per lui di sperare di poterla punire egli stesso, perché le questioni riguardanti la disciplina di classe dovevano sempre essere riferite alla direttrice, la troppo tenera Miss Simoncini, ch’egli avrebbe volentieri fatto licenziare se solo fosse dipeso da lui.
Ma, improvvisamente, ecco che un miracolo si era davvero prodotto...
Vi risparmieremo la diatriba del prof Alfonsi sui mali supremi causati dalle ragazze più adulte che danno cattivi esempi alle loro compagne più giovani, venendo meno alla fiducia in loro risposta e «comportandosi in maniera più consona alle scolare di terza che a quelle della sesta classe», commenti che senza dubbio vi indisporrebbero.
Questo suo modo di pensare sta però certamente avendo i suoi effetti su Clarissa. Egli si comporta in modo irragionevolmente, lei è spaventata dal bagliore di zelo disciplinare che gli fa scintillare gli occhi come carboni ardenti.
Uno choc fisico la sopraffà all’improvvisa esplosione del suo pacato tono quasi celiare, con un’impennata selvaggia di parecchi decibel:
- «E martedì scorso, Clarissa Bart, ti ho visto fare cadere una cartaccia nel cortile! Questo, da solo, meriterebbe tre colpi!»
Se la situazione, dal punto di vista di Clarissa, non fosse stata così seria, ella avrebbe riso della sua ridicola «pausa ad effetto».
Naturalmente il prof Alfonsi si stava inventando tutto.
Per qualche ragione che Clarissa non comprendeva, egli ne stava facendo una vittima.
Le «rane» nel suo stomaco si alternano a brividi di freddo che le corrono su per la spina dorsale e ci vogliono cinque secondi buoni prima che possa rispondere.
-«Cartaccia, Signore?» - domanda con tono difensivo - «non mi ricordo di aver mai fatto cadere della carta per terra!» -
-«Ti ho visto con questi mie stessi occhi, ragazzina» - tuonò il burbero tutore.
- «Vuoi forse darmi del bugiardo?»
La sua risposta è calma, quasi timorosa, come per cercare di non farlo arrabbiare di più: «Ma è una cosa che non farei mai, Signore.»
Conoscendo Clarissa Bart anche voi, vi convincereste che ciò che dice è la verità.
La ragazza semplicemente non dice bugie. Clarissa è tutto ciò che Miss Simoncini desidera in una futura capitana della Casa: accademicamente brillante, con una disposizione naturale all’onestà ed alla dignità, Clarissa potrebbe a ragione essere descritta come la «ragazza d’oro della sesta inferiore.»
Ormai i carboni ardenti degli occhi del prof Alfonsi sono praticamente infuocati: è quasi furioso di un'’indignazione sedicente «virtuosa».
- «Non voglio argomentare con te, Bart. È la tua parola contro la mia ed io ho sempre ragione!»
Clarissa rimane in silenzio. Non viene mai chiamata Bart, di solito; infatti, di norma, nella scuola tutti gli scolari sono chiamati con i loro nomi di battesimo. Non le rimane che abbassare la testa per evitare la sua tirannica rabbia.
- «La mia decisione è tre colpi e tre colpi saranno!» - le grida sputandole le parole in faccia trionfalmente.
La sua voce colpisce con la forza di una pallottola la ragazza. Nessuno, davvero nessuno, era stato bastonato da cinque anni o forse più. Era una forma di punizione caduta in disuso con l’avvento della cosiddetta «disciplina progressista». Essa era stata rimpiazzata da «assegnazione di corvés per il bene della scuola» o «da interviste di consiglio» e ciò, nella peggiore delle ipotesi, avrebbe significato che Clarissa avrebbe dovuto trascorrere la maggior parte del sabato segnando il punteggio della squadra di hockey della scuola.
Il bastone era del tutto impensabile!
- «Ma lei non mi può bastonare, Signore!» - gli dice pietrificata. Il suo innato senso di giustizia dandole il coraggio per la quasi involontaria rivolta.
Col cuore in gola trattiene il respiro, aspettando la successiva esplosione del vice-direttore.
Egli sceglie di ignorarla, perché odia il controllo, defila situazione nella quale Clarissa è invece totalmente a disagio.
Improvvisamente, eccolo brandire il grande contenitore del borotalco di fronte a lei.
- «E questa storia... questa storia della battaglia con talco nel dormitorio?» le ricorda, ritornando alla vera ragione che aveva portato Clarissa di fronte a lui.
- «Questo è imperdonabile. Ho già intervistato la Freddi e la Camber e, praticamente, non ho dubbi che tu sia stata l’istigatrice di questo patetico incidente».
- «È ingiusto!» - Marisa Camber aveva iniziato tutto quello stupido gioco e tutto ciò che Clarissa aveva fatto era stato difendersi dagli innocenti attacchi delle sue compagne.
Il   prof Alfonsi lo doveva sapere se aveva intervistato, come diceva, le sue amiche Camper e Freddi. Erano le migliori amiche di Clarissa e sapeva che non avrebbero mentito.
La sua difesa è però vana: il prof Alfonsi sembra deciso ad ignorare tutto ciò che lei ha da dire.
La bruciante ingiustizia la fa diventare fredda di paura.  La sua esagerazione e dominante incisività nel parlare le fanno sembrare l’intera questione dieci volte peggiore di quanto non sia: non ha scelta se non quella di obbedire.
-« Ed ora a noi, cara Bart, non voglio essere io a sollevarti la gonna, ormai hai un’età…mettiti davanti alla mia scrivania e dopo esserti sollevata bene la gonna appoggia le mani sul ripiano».
Clarissa tenta di schernirsi in tutti i modi, ma il prof Alfonsi non molla la sua preda
-«Suvvia un po’ di dignità, non vorrai che facciamo notte per una piccola punizione che ti sei meritata, avanti in posizione e su la gonna».
A Clarissa non resta che ubbidire sperando che tutto finisca il prima possibile. Solleva la gonna sotto la quale porta delle vezzose mutandine bianche molto sottili e quasi trasparenti.
Ora quelle bellissime rotondità sono finalmente sotto gli occhi del prof che le rimira sentendosi ribollire il sangue.
Il cuore di Clarissa palpita veloce e il bastone picchiettato leggermente sulla sua nudità la fa rabbrividire: due piccole lacrime le scendono rigandole le guance arrossate di vergogna.
È lì, rigida, per l’imbarazzo e la vergogna.
Il primo colpo la colpisce con una forza tagliente, mordendola morbosamente nell’infossatura in mezzo alle sue chiappe carnose. Onde di terrore si spargono nel suo organismo come fulmini di elettricità.
Eccola annaspare silenziosamente.  Per un momento il dolore è orrendamente intenso, ma finalmente c’è un battito di tregua, ora che il prof Alfonsi fa qualche passo indietro per osservare meglio la sua opera su quel culo violato.
L’attesa è terribile non sapendo quando cadrà il prossimo colpo, sentendo il movimento, dietro di sé, del suo torturatore ed il suo affannoso e roco respiro.
Clarissa serra fortemente gli occhi come per lenire il bruciore del dolore. È senza respiro e piena di vergogna. Il colpo successivo è ancora peggiore del primo.
Le arriva a destinazione con tutta la forza del potente braccio del prof Alfonsi. Clarissa grida perché le sembra che il morso del bastone tagli il suo corpo in profondità come un coltello.
Le lacrime si accumulano nei suoi occhi, ma lei coraggiosamente le respinge mordendosi le labbra in un disperato tentativo di trasferire altrove il suo dolore. Questa volta non c’è pausa. Il colpo successivo le frusta il culo nudo con forza ancora maggiore. Il suo corpo sussulta come un pesce preso all’amo e, così, incapace di contenere il dolore dilagante, Clarissa salta in piedi protestando umilmente.
- «Basta... basta, Signore!» - implora -  «Non è proprio giusto!»
Il prof Alfonsi non si commuove.
Per la prima volta la sua voce è calma e tranquilla, quasi come se l’uso del bastone gli avesse raffreddato i nervi tormentati.
«Se vuoi approdare a qualcosa nella tua vita, Bart» - le dice senza mezzi termini - «devi imparare a sopportare con dignità le tue punizioni. Orgoglio e capacità di sopportazione sono le ricchezze dell’esistenza umana cui bisogna ambire e di cui bisogna fare tesoro. Accetta la tua punizione da adulta e accetta l’inevitabile, ragazza mia! Ora metti lo sgabello di fronte alla scrivania e completeremo la serie dei tre colpi».
Con grande drammaticità teatrale, eccolo scegliere uno dei due bastoni che pendono, minacciosamente, attaccati sulla bacheca quasi vuota del suo ufficio. Clarissa si morde le labbra. È confusa e terrorizzata.
- «Ma lei non mi può bastonare, non è permesso!»
- «Oh, ma certo che ti posso bastonare, Bart» sogghigna.
- «Il regolamento scolastico afferma molto chiaramente in un codicillo dell’articolo tredici che il direttore o il vicedirettore può determinare, solo lui, la necessità di punizioni corporali».
La sua ragione è lampante e Clarissa si sente sprofondare. Sa che se si azzardasse a mettere in dubbio la sua parola, egli meticolosamente controllerebbe alla lettera il regolamento per assicurarsi di avere carta bianca per poter procedere seconde do il suo volere. Il fatto che quella particolare nota fosse altrettanto irrilevante quanto, che so io, un tassista che si tiene in macchina una balla di paglia, non fa nessuna differenza. La regola esisteva e il prof Alfonsi ne avrebbe approfittato al massimo delle sue possibilità.
Come al rallentatore, eccolo mettere uno sgabello di fronte alla scrivania e levarsi la giacca.
Clarissa si morde le labbra con apprensione, con gli occhi volti all'insù verso il terribile bastone. E aspetta.
- «Sullo sgabello! Con la pancia sullo sgabello» - urla lui - «Gambe dritte.»
Lentamente e con riluttanza Clarissa obbedisce. Non riesce a credere che tutto ciò stia realmente accadendo; ma non c’è via di scampo.
Lo sgabello è rigido e duro e, mentre lei si abbassa, il prof Alfonsi strattona impazientemente le sue gambe verso la posizione punitiva.
Il peso del suo corpo, improvvisamente premuto sul duro seggiolino di legno, le fa uscire quasi tutta l’aria dalla pancia. Afferra saldamente le gambe della sedia per sostenersi, annaspando alla ricerca d’aria. Per un momento non si ode che un minaccioso e sinistro silenzio, poi Clarissa si rende crudamente conto del pesante respiro del prof Alfonsi: è sempre più rapido e pesante e sembra perfino accelerare il ritmo mentre solleva l’orlo della sua gonna. E’ l’unico rumore nella stanza silenziosa.  Improvvisamente e prima ch’ella abbia il tempo di reagire, le sue mutandine vengono rapidamente abbassate alle sue ginocchia.
- «No!» grida. L’imbarazzo nel sentirsi guardare il culo nudo è troppo umiliante per il suo naturale senso di pudore e, contorcendosi goffamente, si tira su.
- «Non può signore... Lei non può farmi questo!» - protesta.  
- «Torna su quel seggiolino in questo stesso istante!” - ruggisce brandendo il temibile bastone di fronte ai suoi occhi. -  «A meno che tu non obbedisca immediatamente, la direttrice sarà informata della tua insolenza sulle tue compagne!»
Come intorpidita ed ancora in preda alla confusione e all’incomprensione, Clarissa obbedisce.
Si appoggia allo sgabello, conscia solo degli acuti aghi di dolore che bruciano il tenero culetto.
Di nuovo aspetta. Il quarto colpo la colpisce altrettanto violentemente, ma ormai, a questo punto, non le sembra poi tanto male e Clarissa lo prende bene. La sua faccia si contrae nell’agonia, ma il dolore dura soltanto un istante e, facendo del suo meglio come sempre, riesce perfino a pensare alla dignità ed a quel senso di fierezza del quale lui le aveva parlato così pomposamente. Vuole dimostrargli di essere adulta e responsabile.
Di colpo questa dimostrazione di maturità diventa importante, perfino più importante dell’ingiustizia della bastonatura.
Il quinto e il sesto colpo si abbattono su di lei in rapida successione: il solo segno del loro arrivo è l’acuto fischio del bastone che taglia a fette l’aria rarefatta.
Clarissa salta due volte ancora, le gemelle fitte di dolore pungendola nel vivo ed in modo improvviso. Il suo culo avvizzisce e si contorce come per evitare qualcosa che però è già passato, lasciando tuttavia fiamme di dolore e traccia di lividi dappertutto.
Inutilmente si prepara a parare l’ultimo inesistente attacco e con grande sollievo si rende conto che la punizione è finita. Per un po’ è incapace di alzarsi in piedi: ha bisogno di raccogliere i suoi pensieri e di riguadagnare il respiro.
Giace ansimando sullo sgabello appoggiata alla scrivania, mentalmente esausta e piena di bruciori infernali in tutto il corpo.
Ora il prof Alfonsi le tocca le natiche infuocate e questo tocco è inaspettatamente gentile Clarissa lo sente come una calmante panacea.
Forse, dopo tutto, il prof Alfonsi è una persona piena di umanità... Le piace rimanere ferma sotto la sua mano, non sapendo se rimanere così o drizzarsi in piedi. Alla fine lui la solleva con la forza del suo braccio ed ella si trova faccia a faccia con la sua benigna calma. Gentilmente le solleva il mento e la fissa guardandole il volto rigato di lacrime. Il suo fondoschiena le duole senza posa. Il suo broncio sdolcinato ha l’effetto di eccitarlo.
- «Dunque, Clarissa, non era poi così male?» La sua voce ora è più dolce e calma, come se i colpi del suo bastone fossero la forza che ha dissipato la tempesta della sua frustrazione. Il fatto stesso che la chiami per la prima volta « Clarissa » è davvero un atto di tenerezza. Può essere sicura che per il resto della giornata le userà gentilezza e familiarità. Clarissa comunque, continuerà a bruciare... bruciare di risentimento.



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