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GERMANA
Voi non avete idea quanto sia umiliante doversi sculacciare da sole!
Ora mentre vi scrivo, sia la mia mano che le mie natiche sono ancora
molto rosse e calde per via della bruciante sculacciata che mi sono
autoinflitta non molto tempo fà.
Anche la mia fichetta è molto sensibile e surriscaldata, come
spesso le succede in queste occasioni ed a stento riesco a trattenermi
dal darle un contentino soltanto perché so che il mio amore non
lo gradirebbe: né io, questa sera, saprei mentirgli, quando lui
mi scruterà attentamente con i suoi occhi indagatori,
chiedendomi il resoconto completo e dettagliato della mia giornata di
casalinga.
Per le sculacciate, invece, non ci sono problemi: è lui stesso
che mi autorizza a suonarmele senza risparmio ogni volta che commetto
qualche mancanza. Oggi, ad esempio, è stato per via del ferro da
stiro troppo caldo che gli ha bruciato il polsino di una camicia. Gli
ho telefonato subito in ufficio, confessandogli ogni cosa tra
singhiozzi e lacrime di coccodrillo.
Lui mi è stato a sentire in silenzio e poi, con tono glaciale:
“Germana! La giusta punizione per la tua sbadataggine sarebbe quella di
stenderti sul tavolo da stiro e di passarti il ferro rovente sulle
chiappette nude, fino a farle rosolare come burro fuso. Per questa
volta, tuttavia, voglio ancora essere generoso: cinquanta sculacciate
sulle mutandine e cinquanta senza! Coraggio, esegui!”.
A questo punto ho deposto il ricevitore del telefono sulla consolle, mi
sono abbassata i pantaloni e, accostando all’apparecchio il mio culetto
in mutandine, ho incominciato a sculacciarmi.
Naturalmente per queste punizioni telefoniche uso sempre la mano nuda,
che assicura una migliore risonanza e quindi anche una migliore
ricettività per mio marito, dall’altro capo del filo. Conto
mentalmente il numero degli sculaccioni ed intanto gemo
sottovoce, con la testa rivolta verso il ricevitore, in modo da
assicurare maggior realismo e credibilità alla punizione. Dopo
la cinquantesima sculacciata mi abbasso le mutandine e descrivo
dettagliatamente al mio Aldo lo stato in cui si trova il mio culetto,
che osservo ed accarezzo dolcemente, riflesso nello specchio.
Aspetto l’ordine di mio marito per passare alla seconda e più
sonora parte del mio castigo, inflitta direttamente sulle natiche nude
e già calde.
Questa volta non ho bisogno di fingere, ma i miei lamenti, singhiozzi,
squittii e gridolini sono autentiche e spontanee reazioni provocate dal
bruciore crescente che, dal sederino, si irradia in tutto il mio corpo.
Non per questo, tuttavia, sono autorizzata a diminuire
l’intensità ed il ritmo della punizione, dal momento che
Aldo (il cui udito è ormai allenatissimo) se ne accorgerebbe
immediatamente, imponendomi quindi un ulteriore e più severo
supplemento di sculaccioni.
Inoltre questa sera, al suo ritorno a casa, dovrò sottostare ad
un’accurata ispezione del mio culetto e, se per caso le tracce
della mia autopunizione risultassero eccessivamente tenui e sbiadite,
ci penserebbe lui a ridarmi una bella mano di... vernice color porpora,
mandandomi quindi a letto senza cena e (quel che è peggio) senza
amore.
Se invece avrò fatto la brava bambina e gli esibirò un
bel culetto dal colorito acceso e vivace, come piace a lui, quasi
certamente Aldo si intenerirà riempiendomi di coccole e di
bacini. Magari mi sculaccerà ancora un pochino, visto che non
riesce proprio a farne a meno; ma poi mi porterà sul letto tra
le sue forti braccia e mi farà gemere e urlare di piacere,
penetrandomi con la sua enorme spada sguainata.
Oltre alle autopunizioni che ho appena descritte, tipiche dei giorni
lavorativi, ci sono poi quelle del sabato e della domenica, nelle quali
Aldo è presente, ma non necessariamente attivo.
Da un po’ di tempo a questa parte, infatti, mio marito trova più
eccitante e proficuo non intervenire immediatamente con la forza del
suo braccio, ma limitarsi ad assistere comodamente seduto in poltrona,
mentre io mi arrosso da sola il culetto.
Di solito mi fa inginocchiare sulla poltrona di fronte alla sua e
pretende che mi denudi da sola le natiche con lenta progressione: cosa
che trovo molto più imbarazzante ed umiliante di quando è
lui stesso a togliermi le mutandine, tenendomi in posizione sulle
ginocchia.
Quando è presente anche con gli occhi, oltre che con le
orecchie, Aldo si accontenta raramente di una semplice
sculacciata manuale, pretendendo invece che io usi altri e
più efficaci strumenti correttivi, che lui stesso mi fornisce di
volta in volta. Per esempio la racchetta da ping-pong (quella con la
superficie granulosa, che irrita moltissimo la pelle), oppure una
speciale pantofola dalla suola di cuoio, molto flessibile e
maneggevole, che riesce a riscaldarmi le natiche molto più
intensamente e rapidamente di quanto non riesca a fare con la mano nuda.
Poi, come ho detto, qualche volta Aldo mi sculaccia ancora con la sua
mano tenera e severa, tenendomi sulle sue ginocchia come una bambina
capricciosa. Se mi comporto come si deve, allora Aldo mi
dà il giusto premio, facendomi godere meravigliosamente
tra le sue braccia e in mezzo alle mie gambe.
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