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FUORI CONTRATTO
Racconto di Felicia B.

“Ecco qui, Mr Simpson, la documentazione della società Lindsay, disse Miss Gill con tono efficiente, tipico delle migliori segretarie. "Come lei vede, è divisa in due sezioni, la prima riguarda il testamento e la nomina di Mr. Klerck a tutore della signora Lindsay. Ora che Klerck è deceduto, la nomina passa a lei in quanto suo socio più anziano e quindi suo successore. Mr. Klerck non ha mai rivelato il contenuto della seconda parte, che è sigillata, ma credo che contenga il contratto e le istruzioni per la sua applicazione. Mr. Klerck inviava le due parti del documento prima delle visite trimestrali della signora Lindsay perché, credo, voleva assicurarsi che i conteggi venissero eseguiti correttamente e che Miss Lindsay non dissipasse troppo i suoi beni ereditati, che sono di notevole entità..."
Mr. Simpson un uomo stempiato e con i pochi capelli grigi; con un abito grigio, dall'età di circa 55 anni, sedeva dietro un grande tavolo di mogano in una stanza che era stata l'ultimo ufficio di Mr. Klerck.
Gli scaffali erano pieni di schedari e di libri di legge.
Nella stanza c'erano anche un sofà e delle poltrone di pelle. Il tappeto doveva essere vagamente turco, ma era molto consumato per il continuo passaggio delle persone. Mr. Simpson prese il documento dalle mani di Miss Gill e ne lesse la parte iniziale, poi disse:
"Vedo che nel testamento tutto viene affidato a Miss Lindsay. Mr. Klerck è diventato suo tutore quando morì il suo predecessore, dieci anni fa. Quanti anni ha adesso Miss Lindsay?"
"Poco più di trent'anni, ma dicono che ne dimostri dieci di meno".
"Com'è?"
"Gli uomini", e Miss Gill pronunciò questa parola con enfasi e con un pizzico di disapprovazione, "la trovano molto attraente, per non dire bella. Ad ogni modo", e guardò l'orologio, "fra poco lei potrà farsene un'opinione personale. Sarà qui fra meno di un quarto d'ora per la sua visita trimestrale..."
"Mio Dio, mi coglie impreparato. Nessuno mi aveva avvertito."
"Ma è scritto chiaramente sul suo foglio degli appuntamenti, per oggi pomeriggio alle quattro e mezza", lo interruppe Miss Gill, chinandosi verso di lui per indicargli trionfalmente l'appuntamento sull'agenda.
"Allora devo cominciare subito il mio lavoro. Speriamo che arrivi in ritardo".
"Purtroppo Miss Lindsay è sempre puntualissima. Anzi di solito arriva in anticipo."
"Beh', mi lasci studiare, Miss Gill", disse Mr. Simpson con impazienza. Non era la prima volta che notava il piacere della sua segretaria nel vederlo infastidito.
Quel giorno doveva essere un grande giorno per lui. Avrebbe raggiunto la posizione di socio anziano nel grande studio legale di Lindsay. Aveva atteso tanto questo evento che avrebbe dato una nota di colore nel grigiore della sua vita. Aveva sposato la figlia di un colonnello del Genio subito dopo il suo ultimo esame di legge. Suo suocero lo aveva subito avvertito con tono paternalistico "di non saltare la cavallina" e lui, Mr. Simpson, aveva resistito a tutti gli impulsi più bassi.
La porta dell'ufficio di Mr. Simpson si aprì ed entrò Miss Gill seguita da una giovane donna.
Questa trasportava una custodia da oboe che ripose delicatamente in un angolo.
"Le presento Miss Lindsay. Posso fare qualcosa per voi?"
"No, grazie, Miss Gill, può andare. Per favore, controlli che nessuno ci disturbi, per nessun motivo." Miss Gill uscì dalla stanza e Mr. Simpson cominciò a scrutare la sua ospite con molta meraviglia. Se davvero quella donna aveva poco più di trent'anni, di sicuro ne dimostrava dieci di meno. Il suo corpo, il suo viso e le sue movenze erano squisiti, i suoi capelli corti e neri contrastavano con il candore della sua pelle. Aveva un corpicino armonioso e perfetto. Ma erano gli occhi che attiravano di più l'attenzione. Erano grigi? Blu?
Nero? Non si capiva. L'unica cosa certa era che brillavano come diamanti preziosi e tutto ciò che vi si rispecchiava acquistava una luce singolare. Mr. Simpson, tutto confuso e abbagliato da tanta bellezza, strinse la mano alla sua ospite e le disse di accomodarsi.
"Miss Lindsay", esordì, "lei ha lavorato con il mio ultimo socio. Ho una terribile confessione da farle. Io non sono molto informato della faccenda, perché in questo momento, lei capisce, mi trovo sotto forti pressioni. Non conosco dunque il contenuto della seconda sezione del testamento. Lei deve assolutamente aiutarmi, deve farmi da guida. Io...", Mr. Simpson si bloccò improvvisamente.
Miss Lindsay si era tolta già il suo elegante cappotto rosso e l'aveva appoggiato sulla spalliera della sedia su cui era stata invitata a sedere. Indossava un vestito leggero e completamente trasparente che faceva intravedere un, reggicalze nero, calze di seta nere e un paio di mutandine rosse ridottissime.
Guardando in faccia Mr. Simpson, Miss Lindsay disse con molta calma: "Mr. Klerck voleva che mi vestissi così quando facevo la visita trimestrale. Ho pensato che anche lei avrebbe gradito la stessa cosa."
Mr. Simpson deglutì. Cercando di ricomporsi prese in mano i documenti di Lindsay. "Vedo che il suo tutore si è espresso duramente contro le frivolezze e le spese eccessive".
"Lui era un uomo molto severo", disse Miss Lindsay.
"E da questi resoconti vedo anche che lei ha speso molto in questo trimestre".
"È sempre stato così", ammise Miss Lindsay, offrendogli un sorriso impenitente. Dalle sue labbra emerse una dentatura perfetta.
"Nel testamento", continuò Mr. Simpson leggendo con attenzione, "si fa cenno ad eventuali punizioni in caso di spese eccessive".
"I dettagli sono spiegati meglio nella sezione sigillata e non si tratta affatto di accenni", rispose Miss Lindsay. "Mi dia la parte sigillata, visto che lei non l'ha ancora aperta. Io la conosco bene e le
leggerò i passaggi operativi". Quindi lo guardò ancora sfacciatamente, sfoderando un sorriso perfetto, prese la parte sigillata, ruppe il sigillo, si sedette e accavallò le gambe mostrando un pezzo di coscia inguainata nel reggicalze.
Poi lesse con attenta precisione: "La punizione da infliggere alla mia ereditaria sarà una punizione corporale e direttamente proporzionale alla sua frivolezza. Sarà somministrata con grande severità e nel seguente modo: lei si piegherà sulla spalliera di una sedia in modo da innalzare il sedere più in alto possibile. Le verrà alzata la gonna, abbassate le mutandine e così riceverà la punizione", a questo punto Miss Lindsay si fermò un attimo, accennò il suo malizioso sorriso all'incredulo Mr. Simpson e poi continuò, "direttamente sul sedere nudo. La punizione sarà somministrata con gruppi di 10 colpi che lei enumererà uno per uno. Alla fine di ogni gruppo di dieci colpi, la punizione sarà sospesa per dare via alle ammonizioni verbali, all'applicazione di spray rinfrescanti e di una crema emolliente che servirà a ridurre l'infiammazione, che aiuterà i tessuti ad assorbire il bruciore e nello stesso tempo a rendere più morbida e sensibile l'area punita e da punire. I primi tre gruppi di dieci colpi saranno inflitti con vari strumenti appositamente preparati a questo scopo."
"I primi tre gruppi di dieci", esclamò Mr. Simpson. "Allora ce ne sono altri!"
"Dipende da quanti colpi devono essere inflitti", disse Miss Lindsay con un tono di voce serio e impegnato. Quindi guardò l'orologio. "Più tardi ho un appuntamento. Possiamo cominciare, per favore?"
"Ma... ma...", balbettò Mr. Simpson, "non ho la verga".
"Ce l'ho io", disse Miss Lindsay alzandosi e dirigendosi verso la cassa dell'oboe.
L'aprì e la posò sul tavolo di Mr. Simpson. "Qui ci sono tutte le varietà di verghe e fruste".
"Perché così tante?"
"Lei può usarne una o due su di me. Così faceva Mr. Klerck".
"Ma quanti colpi devo, darle?"
"È scritto nelle istruzioni sigillate. Devono essere l'uno per cento delle mie spese in eccesso."
"L'uno per cento! Meno male che è davvero poco", disse Mr. Simpson con sollievo.
"Ma io ho speso seimila sterline più della cifra stabilita!", disse Miss Lindsay.
"Cosa?". Con mano tremante Mr. Simpson mise mano al calcolatore.
"Mio Dio! Fanno sessanta colpi!"
"Esattamente! Perciò le ho detto di fare presto. Dopo ho un appuntamento.
Questo è il divano su cui il suo predecessore mi faceva piegare. A lei va bene?"
"Certo che mi va bene". Miss Lindsay fece un ultimo sorriso provocatorio, poi si voltò, si alzò la gonna, si mise in punta di piedi e si piegò completamente in avanti sul sofà in modo che la testa poggiasse tutta sui cuscini e con le mani si tenesse forte. Mr. Simpson guardava incredulo quel sedere con le mutandine rosse e il reggicalze che rigava le cosce. Senza spostare il suo sguardo di un millimetro, scelse una verga e la provò nell'aria.
"Non dimentichi che secondo le istruzioni devo avere le mutandine abbassate e il sedere nudo", disse Miss Lindsay.
"È proprio necessario?"
"È tanto necessario che se lei non applicherà ogni parola del Testamento, sarà sostituito da un altro socio". Lì si decideva ogni cosa. Miss Lindsay sollevò momentaneamente il sedere per permettere a Mr. Simpson di abbassarle le mutandine rosse.
Non c'era alcun dubbio che Miss Lindsay era la più bella ragazza del mondo, o al massimo stava al secondo o al terzo posto.
Sicuramente aveva il culetto più perfetto del mondo e nessun esperto di posteriori lo avrebbe potuto negare. Non esisteva sedere più bello del suo. Era indescrivibile.
Ogni strumento di precisione per le misurazioni avrebbe trovato quel culetto davvero perfetto.
Inoltre la pelle era morbida e contemporaneamente soda. La superfìce, esaminata con una lente di ingrandimento o con un microscopio costruito appositamente, sembrava di seta, mentre la fessura ombrosa che separava il sedere in due meravigliosi globi sembrava il paradiso, anche per i più agnostici. Nella sua maestà, il sedere dominava su tutte le altre parti del corpo, ma era a loro connesso, da loro completato, come Marx con Engels, come la Causa e l'Effetto.
L'impulso iniziale sarebbe stato quello di far cambiare colore a quella candida perfezione.
Ogni colpo produce una reazione e ogni reazione è diversa da un'altra, l'effetto viene aumentato dal crescente rossore. Un colpo può far tremare un culetto, il secondo colpo lo fa contrarre e aprire nella sua spacca centrale, permettendo di intravederne le intime delizie. Il colore che cambia costantemente, il rosso che avvampa e si diffonde, preparano il sedere al colpo successivo, ancora diverso e più doloroso.
I colpi cadono uno dietro l'altro fino a disegnare delle linee evidenti e durevoli.
La mente di Mr. Simpson era immersa in tutte queste divagazioni, quando una voce brusca e impaziente lo riportò alla realtà,
"Le ho detto che ho fretta!"
"Mi spiace", disse Mr. Simpson, "ma non ho mai visto un sedere nudo prima d'ora. Non ho mai visto niente di più bello nella mia vita. Il mio impulso non è quello di colpirlo, ma di riempirlo di baci."
"Le istruzioni prevedono la verga. La prego di cominciare".
Mr. Simpson avanzò fino alla spalliera del sofà, fece un profondo respiro più per farsi forza che per altro e disse: "Lei si è comportata davvero male. Riceverà quindi una punizione severa." Appoggiò la verga sulle natiche offerte.
"Non ha contato", disse dispiaciuto.
"Che cosa? Cosa dovrei contare se non ho sentito niente. Deve farlo meglio!"
"Mi spiace!", si scusò Mr. Simpson che diede al sedere un colpo più forte, poi uno più forte ancora e un terzo davvero violento.
Tre linee rosse spuntarono sulle natiche della ragazza.
Lui continuava a colpire e lei contava con voce bassa ma precisa e chiara. Il decimo colpo fu particolarmente doloroso e la fessura centrale del sedere si aprì, mentre l'intero sedere prese a tremare per l'improvviso e inaspettato calore.
"Oh", gridò Mr. Simpson, "il suo povero culetto. L'ho maltrattato terribilmente, mi perdoni, chiedo scusa, il suo povero culetto è tutto un fuoco".
"Ora lei dovrebbe ammonirmi e prepararmi ai prossimi dieci colpi, spruzzarmi lo spray rinfrescante e spalmarmi la crema per rendere più morbida e sensibile la pelle per il resto della punizione. Lo faccia, dunque".
Mr. Simpson prese la bomboletta spray e spruzzò il liquido sulla superfìcie del culetto. Lei ebbe un sobbalzo. Poi prese un po' di crema e la spalmò teneramente sull'area infiammata.
"Mi sento rinascere!" gridò Miss Lindsay, "Peccato che mi renda più sensibile al resto della punizione".
"È un vero paradiso", concordò Mr. Simpson mentre spalmava la crema emolliente fin dentro la spacca delle natiche, dove le sue dita non avevano mai penetrato.
"Non ho mai provato una tale sensazione nella mia vita".
"Ora continui con gli altri dieci colpi". Mr. Simpson stava scoprendo in lui una lussuria che non sapeva di possedere. Ogni colpo, mirato esattamente sulla sommità delle natiche cresceva in intensità finché le natiche non cominciarono a muoversi e a vibrare separatamente in una danza di dolore. Gemiti involontari fuoriuscivano dalle bellissime labbra di Miss Lindsay. Al decimo colpo, che fu particolarmente violento, Mr. Simpson cadde in ginocchio e cominciò ad urlare:
"Oh, come è bella, è troppo bella, oltre ogni limite. Non ho mai visto niente di più splendido, mai! Ha il sedere più bello che esista al mondo".
"Come fa a saperlo se non ha mai visto altri sederi prima d'ora!", gridò Miss Lindsay che ancora tremava e gemeva. "Presto a spargermi la crema, il dolore è insopportabile".
"Scusi, scusi!" mormorò Mr. Simpson, e fece come gli era stato detto.
"Il bruciore si sta calmando", disse Miss Lindsay, "se sapesse come mi rinfresca. Purtroppo ai prossimi dieci colpi mi raddoppierà il dolore, che diventerà praticamente impossibile".
"Cercherò di esser più dolce. Non voglio farle male".
"Le istruzioni del testamento dicono che ogni gruppo di dieci deve essere sempre più severo. E per giunta lei non mi ha ancora ammonito".
"È vero. Sì, Miss Lindsay, lei è stata eccessiva ha speso più di quanto era previsto e tutto in una volta. Si è comportata davvero con leggerezza".
"Non sono stata leggera. Ho comprato le calze di seta e il reggicalze e le mutandine e la gonna e tutte le verghe. Ciò non è superfluo, è indispensabile per me!"
"Indispensabile!", le fece eco Mr. Simpson. Poi, arrabbiato, aggiunse: "Le mostrerò ora cos'è indispensabile. Prenda questo, e questo, e quest'altro! La verga si alzava e calava, tagliando l'aria.
Ad ogni colpo Miss Lindsay gridava forte e le sue belle natiche ondeggiavano da una parte all'altra sul sofà che le reggevano.
Il rossore le aveva completamente invase.
Quando calò l'ultimo colpo Miss Lindsay emise un grido più forte degli altri. "Così impara a essere frivola", gridò Mr. Simpson furioso. "E non pensi che la punizione finisca qui!"
Miss Lindsay disse: "Per i prossimi dieci colpi devo inginocchiarmi dall'altra parte del sofà, con le gambe spalancate mentre lei con le dita di una mano mi tocca il clitoride e con l'altra mi sculaccia".
Quindi si alzò dolorante, con il culetto in fiamme e si inginocchiò dall'altro lato del divano.
"Cos'è il clitoride?", chiese Mr. Simpson. "Che idiota! Mi dia la mano. Ecco, è questo!", disse guidando la mano fra le sue cosce. "Ma lei è tutta bagnata!" gridò Mr. Simpson.
"Certo che lo sono. Dalla paura!", disse Miss Lindsay. "Devo ancora ricevere trenta colpi e saranno i peggiori. In più lei comincia ad arrabbiarsi sul serio e a perdere il controllo. Prema le dita contro il clitoride mentre mi sculaccia, mi aiuta a compensare il dolore". La mano di Mr. Simpson si alzò e si abbattè sulle natiche di Miss Lindsay, che ad ogni colpo apriva e chiudeva le cosce attorno alla mano che le strofinava il clitoride.
"È stato terribile, terrificante", aggiunse quando le dieci sculacciate finirono. "Non ho mai provato tanto dolore in vita mia. Ma la sua mano sul mio clitoride è stata di grande aiuto".
"Cosa c'è adesso?", domandò Mr. Simpson.
"Devo piegarmi e tenermi le gambe larghe con le mani. Lei metterà una mano in cima alla mia schiena e con l'altra mi sculaccerà."
Detto ciò, andò a prendere una specie di cavalletto che stava in un angolo e lo posò al centro del tappeto. "Cosa fa con quel cavalletto?"
"Il suo predecessore voleva, che il mio culetto fosse più esposto e inarcato possibile. Diceva che così era più umiliante per me e più eccitante per lui". Quindi si piegò in avanti e con le mani si tenne le gambe divaricate, mostrando così le sue parti intime. A ogni colpo la voce di Miss Lindsay si levava dolorante, ma netta e decisa. Finì anche questa parte di punizione.
"E l'ultimo gruppo di dieci?", chiese Mr. Simpson.
"È la parte più crudele. Devo mettermi sulle sue gambe, con le mani e i piedi ben appoggiati sul tappeto. Lei deve togliersi pantaloni e mutande. È assolutamente indispensabile che i nostri sessi siano in contatto, è l'unico sollievo al mio dolore. Durante la punizione devo fare di tutto per tenere le gambe più aperte possibili in modo che ogni colpo vada a toccare i miei orifizi. E l'umiliazione finale. Ora cominciamo, così finiamo presto."
Mr. Simpson si tolse i pantaloni e le mutande e si sollevò la maglietta intima, rivelando un membro quasi in totale erezione. Mentre stava mettendo Miss Lindsay sulle sue gambe, lei fece un urlo:
"Oddio noo, lei ha ancora i calzini addosso. Non c'è niente di più ridicolo di un uomo nudo con i calzini".
Con aria colpevole, Mr. Simpson si tolse i calzini, poi, con furia rinnovata, mise Miss Lindsay sulle sue ginocchia. Cominciò a sculacciarla più forte che poteva, e lei gemeva. Il suo pene duro andava a strofinarsi sul ventre di Miss Lindsay che in virtù dei forti colpi non poteva stare ferma e questo fu l’ultima goccia a fare traboccare il vaso! Improvvisamente la sua erezione esplose e lo spruzzo del suo sperma finì sul ventre della giovane donna. Di scatto Miss Lindsay si alzò e gridò:
"Come ha osato? Questo è fuori contratto! Come ha osato godere così!" Piegandosi in avanti sul suo grembo sembrava voler continuare la punizione, ma in effetti gli diede un morso sulla coscia. Mr. Simpson gridò e si alzò di scatto, gettando Miss Lindsay sul tappeto.
"Dio mio, sto sanguinando!", gridò tenendosi la coscia ferita con la mano e zoppicando sull'altra gamba.
"Così impara a fare cose fuori dal contratto!"
"Ah si? E ora c'è qualcos'altro fuori dal contratto", le gridò in faccia. L'afferrò gettandola su un bracciolo del divano. Quindi prese la verga. "Oh, no! La verga no! La supplico, non usi di nuovo la verga, non la sopporterei!"
Ma appena la verga si alzò minacciosa e colpì, la voce di Miss Lindsay riprese a contare timidamente, a volte si scordava di contare, a volte la voce usciva come un tremolio. Era troppo debole per sopportare ancora un'altra dose. Mr. Simpson si fermò solo quando gli fece male il braccio per la troppa violenza. Neanche un centimetro di quel bellissimo sedere era stato risparmiato dai lividi violacei. Infine Mr. Simpson si inginocchiò abbracciandole le gambe e le cosce.
"Oh, povera cara", sussurrò, "è tenibile quello che le ho fatto. Non ho mai fatto niente di simile in vita mia. Mi perdoni! Miss Lindsay, ho perso completamente il controllo di me".
"Nel contratto non era prevista questa punizione supplementare", piagnucolò Miss Lindsay, sdraiata sul ventre, con il sedere ancora inarcato e segnato dalla verga e dalla mano. "Lei è un uomo perverso e senza pietà".
"È vero! È vero! Mi perdoni, mia cara, cerchi di perdonarmi". Mr. Simpson copriva di baci e leccate il sedere contuso e lacerato, spargendovi le sue lacrime di pentimento. "Oh, Miss Lindsay, io l'amo". "Io invece non la amo", gli disse alzandosi dolorosamente dal divano e guardandosi le natiche da dietro le spalle. "Non sono mai stata punita così, neanche da Mr. Klerck. Nessuno mai mi ha fatto ciò che lei mi ha fatto oggi". Poi guardò l'orologio e diede un urlo. "Oh, sono terribilmente in ritardo. Devo scappare". Prima di darsi un ultimo sguardo alle natiche martoriate, cercò la sua gonna, si riabbottonò la camicetta e si mise un fermacapelli.
"La prego, non vada via. La prego. Venga a cena con me. Non posso pensare che lei se ne vada proprio adesso".
"È così, invece. La società funziona entro i termini stretti del contratto. La rivedrò esattamente fra tre mesi, non un minuto prima".
Si mise dunque il lucidalabbra trasparente e ritornò in perfetta forma come quando era entrata. "Allora arrivederci, Mr.... come ha detto di chiamarsi?"
"Simpson. La prego, rimanga. Mi spezzerò il cuore se se ne va. Io l'amo, glielo ho detto. Ed è la prima volta in vita mia che amo qualcuno".
"Ha uno strano modo di dimostrarlo!". Si guardò di nuovo il sedere e con la mano lo accarezzò istintivamente. "L'amore è un'altra cosa, Mr. Simpson. Esiste più per le cose che per le persone. Io, per esempio, adoro un liquore dal gusto esclusivo. Ma l'amore per le persone è transitorio, arbitrario". Si diresse verso la porta, prese la sua cassa da oboe e si voltò di nuovo. "Non se lo merita, ma il suo acconto le verrà pagato regolarmente. E le consiglio di rimettersi i pantaloni. Appena esco, potrebbe entrare qualcuno che ignora i termini del contratto. Arrivederla. Ci rivedremo fra tre mesi". Lanciò quindi un sorriso malizioso a Mr. Simpson e uscì dalla stanza.
Mr. Simpson, ancora sbalordito, si rimise i pantaloni, poi si sedette al suo tavolo, con una mano si teneva la testa, con l'altra la ferita alla coscia. La sua vita, all'età di 55 anni, con una famiglia avviata e una moglie che gli aveva concesso solo due sorrisi insinuanti durante tutti gli anni di matrimonio, nello spazio di mezz'ora era irrimediabilmente cambiata. Tre mesi! Era ancora autunno e non l'avrebbe rivista fino a Natale. Ogni giorno l'avrebbe trascorso a guardare il calendario e l'orologio. Il passar del tempo, che di solito fa molta paura, adesso era ciò che desiderava di più al mondo. Tre mesi! Un'eternità!
"Dio, fa' che sia spendacciona, terribilmente spendacciona..." diceva fra sé e sé.
Bussarono alla sua porta. Irrazionalmente in lui si accese la speranza. Forse era tornata. Forse aveva annullato il suo appuntamento. Avrebbero cenato insieme. Si alzò eccitato. Era Miss Gill che trasportava un mucchio di documenti.
"È andato bene il suo incontro con Miss Lindsay?", chiese.
"Oh, si, benissimo". Mr. Simpson guardò Miss Gill cercando di immaginare, capire come sarebbe stata senza gonna e piegata sul sofà. Non sarebbe stata la stessa cosa. Niente sarebbe stato lo stesso. Miss Lindsay era unica. In tutto il mondo non ce n'era una uguale. Se avesse lavorato per altri dieci anni, l'avrebbe rivista altre quaranta volte prima di andare in pensione. Da questo punto di vista, lavorare era piacevole. Senza la prospettiva di incontrare Miss Lindsay, sarebbe diventato noiosissimo. L'amava e l'avrebbe voluta vicina ogni momento, avrebbe voluto mangiare con lei, dormire accanto a lei, svegliarsi con lei la mattina. Voleva alzarle la gonna, abbassarle le mutandine, piegarla sulle sue ginocchia ogni volta che lo avrebbe desiderato. Il miracolo era già averla incontrata. La sua vita si sarebbe svolta con lunghi momenti di vuoto e di solitudine in attesa degli incontri trimestrali con lei. Ma lei non lo avrebbe mai ricambiato. Come ella stessa aveva ammesso, amava solo un liquore. Inoltre lui aveva una certa età ed era privo di prospettive. Solo quel contratto poteva farlo tornare a vivere con uno spirito giovane. Diede un'occhiata ai documenti che Miss Gill gli aveva posato sul tavolo, li rimise nelle loro buste e disse con voce leggermente tremante:
"Miss Gill, prima di andar via sia così gentile da procurarmi un po' di cera per sigillare e una scatola di cerini.



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