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ODDO -Qualche gioco con una vera schiava

Sono Oddo (ohh che brutto nome, ma così son stato battezzato da un tale …. che se lo becco ….) e assieme al mio amico Raoul ci siamo impegnati a sottomettere la mia schiava Gianna. Bella impresa!
Che tipo è Gianna?
Gianna, è schiava giammai doma. Quando ti sembra che le punizioni l'abbiano sfiancata e ti pare che i suoi gemiti sommessi e quasi timorosi di infastidire le orecchie dei Padroni siano il segno di una resa incondizionata e dunque ogni azione su di lei s'arresta, ecco che come bucaneve che ai primi raggi del sole si fa dritto forando il freddo e bianco mantello, anche lei erge il suo capo, rischiara la voce e con sorriso impertinente canta la sua sfida sui carnefici stanchi e illusi.
Quali sono gli aggettivi che definiscono una vera schiava? Devota, ubbidiente, appassionata, provocante, resistente ... Gianna è tutto questo e anche di più.
Io ho sempre in serbo per lei terribili punizioni e fantasiosi strumenti  di tortura per tormentare il suo corpo maturo e bellissimo.
Ho in serbo sempre delle fruste che sono la mia vera grande passione. Nei suoi occhi si legge bene il desiderio, si capisce la sua voglia di essere legata e posseduta nella camera di tortura dello scantinato. Lei si abbandona, ed il cuore le batte perché sa che le mie promessa sono fatte di dolore e piacere.
Raoul è stato l'ospite di una sera e l'ha vista comparire, abbigliata da schiava, fasciata da un lungo abito nero. L'ha condotta davanti ad uno specchio - come gli piacciono gli specchi, che sanno riflettere il corpo e l'anima delle schiave! - e l'ha costretta a guardarsi mentre i polsi, già chiusi nelle polsiere di cuoio, le venivano legati dietro la schiena.
Gianna ha sceso le scale ad occhi bassi, oscillando sulle scarpe dai  tacchi alti fino alla sala che l'attendeva già pronta. Era bellissima, appesa per i polsi, con l'abito raccolto nella fessura delle natiche su cui ha ricevuto i baci di una frusta leggera, destinata a scaldarle la pelle e provocare i primi gemiti. Gli occhi brillavano di lacrime trattenute, mentre dondolava con i seni nudi e i capezzoli stretti da morsetti metallici. Era solo l'inizio.
La nostra fantasia ha saputo costruire gli strumenti del suo piacere: una sella su cui ha ricevuto, prona ed immobile, una seconda più severa fustigazione. Raoul ha contribuito con legature di fibre vegetali intrecciate, che magnificamente contrastavano con il nero vellutato delle calze sulle caviglie ben tornite e con catenelle malignamente legate ai capezzoli, ottime per sostenere tutto il peso dei suoi grandi seni.
Gianna è stata ancora frustata sul cavalletto: mentre le lacinie di cuoio le segnavano le natiche e le reni e non poteva fare altro che mugolare, poiché la bocca era tutta piena del cazzo del suo Padrone. Lo ha succhiato appassionatamente, bagnandolo con devozione della sua saliva e delle sue lacrime che scendevano ora più copiose per il mio piacere.
Ho poi deciso di sodomizzarla, forzandole il buchino posteriore fino a entrare profondamente
in lei, spingendo senza misericordia, sentendo i suoi fianchi ruotare all'unisono, mentre Raoul ne godeva i sussulti, sentendola spasimare con la bocca avvolta attorno al suo uccello. Gianna è stata lasciata così, spossata, a meditare con i capezzoli nuovamente presi nei morsetti: era il momento di festeggiare, brindando alla schiava e all' amicizia, lasciando che lo champagne gelato scendesse lungo le sue natiche e nella fessura a rinfrescarla prima di venire legata al tavolo basso, con le cosce oscenamente spalancate a subire la fustigazione della figa aperta.
Gianna era ancora più bella, legata per i polsi ai montanti del tavolino, i seni imprigionati e tirati verso l'alto per i capezzoli, le caviglie e le ginocchia inesorabilmente assicurate ai pioli dello strumento di tortura. Era una scultura di bellezza, dolore e piacere Le foto non possono restituire né i suoi gemiti, né le sue implorazioni mentre Raoul la fotteva sotto gli occhi orgogliosi del suo Padrone da cui implorava, con lo sguardo, il permesso di godere, alla fine concesso.
Nulla può descrivere il suo tremito, quando la minacciavo di farle provare la cera sui seni e  e la cera sulle natiche, visto che lei, pur resistente, ne ha il terrore.
Lo champagne raggiungeva il fondo della bottiglia e noi, compagni di una calda sera d'estate, raggiungevano il piacere. La schiava slegata e sfinita si univa infine a noi sul divano ove tutto, tra un sorriso e una carezza, tornava ad essere semplicemente e con naturalezza un amore ed un'amicizia. Nei suoi occhi brillanti si leggeva la certezza che Raoul non è un Padrone abbastanza crudele e che molto di più lei è capace di sopportare.
Ma questa è un'altra storia, poiché per questo pensiero Gianna sarà nuovamente punita: perché le piace e perché ci piace..

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