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VILLA BARNARD
Alle diciotto in punto, Illary Bridge si presenta nell'ufficio del
proprio
principale. La donna è tesa e nervosa. Il giorno prima è
stato
scoperto un ammanco di cassa e lei ne è la diretta responsabile.
Fa
molto caldo.
Barnard è un uomo molto distinto, sulla quarantina, decisamente
elegante.
Entra subito in argomento.
«Mia cara Illary» dice accendendosi uno dei suoi
proverbiali
avana «l'ammanco di quattromila sterline nel suo settore di cassa
è
un fatto di estrema gravità. Ciò nondimeno, preferirei
per il momento
evitare un'inchiesta della polizia. Sa com'è: il discredito
sarebbe
maggiore del danno subito. Questo non toglie però che il
responsabile
vada punito. È d'accordo?»
Illary è molto sudata. Respira a fondo. Fa cenno di sì
con
la testa.
«Naturalmente» prosegue l'uomo «una cosa
è
la punizione e una cosa è la restituzione del
denaro...
Su quest'ultimo punto, ci si potrà mettere d'accordo
in seguito.» Fa sempre
più
caldo. Illary giocherella con un bottone della camicetta. Trangugia
saliva.
Si decide:
«E per il primo?» Il signor Barnard sorride.
«Già» dice «la punizione. Se lei è
d'accordo,
miss Illary, io e mia moglie avremmo pensato ad una punizione
corporale.»
A queste ultime parole, Illary è notevolmente avvampata. Sta per
alzarsi
e lasciare l'ufficio, quando mister Barnard la ferma con un gesto
deciso.
«Se non accetta, Illary, dovrò rivedere il mio
atteggiamento
nei confronti dell'eventualità di avvisare Scotland Yard.»
Illary si risiede. È livida in volto e nell'animo. Di fatto, pur
non
essendo stata lei ad appropriarsi del denaro, sa benissimo di non poter
reggere
ad una dettagliata inchiesta di polizia. Contemporaneamente, l'idea che
Barnard
e sua moglie vogliano utilizzarla per giochi sadomasochistici la
atterrisce.
Ora ha di nuovo levato il fazzoletto dalla borsa e sta asciugandosi il
sudore.
«Non ho rubato quel denaro, Mister Barnard, e lei lo sa meglio di
me»
dice con voce un po' tremula. L'uomo sorride.
«Oh, su questo c'è da discute ma una cosa è certa:
lei
è legalmente responsabile. Capisce quel che voglio dire? La
polizia
non le crederebbe mai. Inchieste, processi, una condanna. Invece,
accettando
una punizione corporale, il tutto si risolverebbe in poche ore. Mi
dica,
miss Illary, a scuola la punivano?»
Illary scuote il capo. No, Non è mai stata punita. Di fatto,
è
sempre stata la migliore della classe e non ha mai dato modo alle
insegnanti
di fare su di lei ciò che facevano, invece, alle allieve
indisciplinate.
Seguita però a non vedere il nesso della cosa con l'ammanco di
cassa.
Lo dice a Mister Barnard.
«Suvvia, Illary, la sua innocenza è ammirevole, ma poco
convincente»
risponde secco l'uomo.
«La mia proposta, comunque, è questa: lei verrà
questa
sera a casa mia e si presterà ad essere punita di fronte a mia
moglie
e ad alcuni nostri amici. Glielo dico subito, la punizione sarà
estremamente dolorosa ed umiliante. In cambio, io le prometto di non
far
intervenire Scotland Yard.»
Illary sussulta e accende l'ennesima sigaretta. Ha bisogno di un attimo
di
riflessione e lo dice a Barnard. L'uomo asserisce. Una punizione
corporale di fronte ad estranei.
Oramai, non c'è più alcun dubbio che Barnard è un
sadico
depravato e che sta approfittando di tutta la situazione. Ciò
non
toglie, però, ch'egli possa davvero far promuovere un'inchiesta
e
dichiararla colpevole. My God! A Illary pare di nuotare in un abisso di
disperazione.
«Che tipo di punizione?» domanda infine.
«Oh, bene.» risponde calmo l'uomo. «Vedo che
incomincia
a ragionare. Come ho già avuto modo di dire, io e mia moglie
abbiamo
esaminato bene la cosa e deciso che la punizione in questione
dovrà
essere sia dolorosa che umiliante. Per quel che concerne il primo
punto,
non ci sono problemi: lei verrà fustigata. Per quel che concerne
il
secondo...» Barnard fa una pausa. Spegne il sigaro. Sorride.
«Dica,
Mister Barnard...» lo incita Illary.
«Beh, per quel che concerne l'umiliazione, mia cara miss Bridge,
credo
proprio che lei dovrà abituarsi all'idea di subire un clistere e
defecare
di fronte ad estranei.» Illary si alza decisa e lascia l'ufficio.
Ore diciannove e trenta. Illary è a casa sua. Per dieci, venti,
forse
trenta volte ha già preso in mano la cornetta del telefono per
chiamare
Mister Barnard. Ogni volta, l'ha riabbassata prima del fatidico numero.
Che
fare? La proposta dell'uomo è inaccettabile. Poi si è
vista
in un carcere, in divisa, fra i lazzi delle altre detenute. A
trent'anni,
Illary è più che mai una bella donna. Alta, slanciata,
con
i capelli biondi e lunghi sulle spalle, ha sempre sacrificato le
proprie
ambizioni amorose sull'altare più concreto del lavoro. Ora,
paradossalmente,
quasi sembra rendersi conto del tempo perduto. Così si alza e va
allo
specchio. Si spoglia. Carezza narcisisticamente i seni perfetti e il
ventre.
No, pensa, il carcere è inammissibile! Ne uscirebbe distrutta
sia
fisicamente che moralmente. E allora che fare? Una fustigazione, ha
detto
Barnard. Ma una fustigazione, per quanto dolorosa, non lascerà
mai
dei segni profondi come una detenzione prolungata. E allora? Che cosa
le
impedisce di accettare l'oscena proposta dell'uomo? Ma certo! È
quella
bizzarra idea del clistere. L'immaginare se stessa costretta a defecare
di
fronte ad altre persone. Alla fine, Illary si decide. Compone il
numero.
Dall'altra parte del filo, una voce femminile: «Casa
Barnard.»
«Sono Illary Bridge. Vorrei parlare con Mister Barnard.»
«Mio marito non è in casa. Dica pure a me, sono al
corrente
di tutto.»
«Discuterò di ciò che m'interessa solo con suo
marito.»
«È impossibile, Illary, mio marito sarà in casa
più
tardi. Dica pure a me. È per la faccenda della sua
punizione?»
Illary trangugia saliva. Impianta le unghie nelle mani.
«Sì. Ho deciso di accettare. A un patto,
però...»
Dall'altro capo del filo, la donna non dice nulla.
«Vede ehm, Signora... io non intendo dopo... mi capisce, vero?
Così,
davanti ad altra gente. Si metta nei miei pa...» «Le
condizioni
che le ha posto mio marito non possono essere cambiate. Mi dispiace,
Illary.
Comprendo il suo stato d'animo.»
Illary riaggancia con rabbia il microfono. È ancora seminuda,
con
indosso solo le mutandine. Si dirige con passo deciso verso il bagno e
sfila
anche quelle. Ora, gocce d'acqua della doccia ne screziano il corpo.
Accidenti,
pensa, sembra non esserci alcuna soluzione. Quando esce dal bagno,
afferra
i primi indumenti che trova e li indossa direttamente sulla pelle. Solo
un
paio di blue-jeans e una maglietta, niente biancheria intima. Ha deciso
che
leverà i vestiti in modo impersonale e sbrigativo, tanto da non
dare
ai suoi presunti carnefici la soddisfazione di uno spogliarello. Quindi
esce
di casa e si sbatte la porta alle spalle. Sale sul primo taxi che
trova.
Durante tutto il tragitto fino a casa di Barnard, si sforza di non
pensare
assolutamente a ciò che le circostanze l'hanno indotta ad
accettare.
Ciò nondimeno, Illary ha la gola arsa e seguita a sudare.
Ecco: la casa è quella. Una bella villetta bianca alla periferia
della
città. Illary ne traversa il giardino e suona alla porta. I
battiti
del suo cuore sono allo spasimo.
«Miss Illary Bridge, immagino».
La donna che è venuta ad aprire la porta è sulla
quarantina,
bruna, molto abbronzata. Indossa un paio di calzoni di jersey ed una
camicetta
gialla. Illary non dice nulla. L'altra le porge la mano.
«Io sono Nancy Barnard, molto lieta. Se vuole
accomodarsi...»
Illary segue la donna in un piccolo salottino al pianterreno. Siede.
L'altra
prende a sua volta posto su una spalliera del sofà ed accende
una
sigaretta su un bocchino d'avorio.
«Così lei è qui per essere punita, vero?»
Illary
fa cenno di sì con il capo. Accende a sua volta una sigaretta.
«Come le avrà già spiegato mio marito»
prosegue
la Signora Barnard «la punizione consisterà nel ricevere
un
clistere di fronte a me, a mio marito e ad alcuni amici. Dopo che
avrà
defecato, sempre in nostra presenza, la punizione proseguirà con
una
fustigazione. Preferisco dirle subito che si tratterà di una
cosa
molto dolorosa, in quanto lei verrà battuta sulla intera
superficie
del corpo ad eccezione del viso, dei seni e degli organi genitali. Ha
qualche
domanda da fare?» Illary si alza di scatto, compie due o tre
passi
nervosi per la stanza.
«Non lo so» dice seccamente. «Non sono mai stata
fustigata,
in precedenza. E nemmeno sono solita espletare i miei bisogni di fronte
a
degli estranei. Lei è una depravata, Signora Barnard.»
In quel preciso istante, squilla il campanello d'ingresso. Si tratta di
Mister
Barnard. L'uomo è in compagnia di due persone. La prima è
un
uomo di circa sessanta anni, molto distinto. La seconda, una donna, ne
dimostra
si e no una ventina.. È molto alta ed assomiglia vagamente ad
una
famosa rock-star.
«Mark, Ellen che piacere. Venite, la signorina di cui vi ho
parlato
è già qui. Miss Barnard, le presento Mark e Ellen
Tailor.»
Nancy si è alzata ed ora sta facendo gli onori di casa. Illary
fa
appena un cenno con il capo.
«Così lei ha accettato di essere punita
corporalmente»
dice Mark rivolgendosi a Illary.
«Mi complimento, ci vuole una notevole dose di coraggio».
«Non avevo molta scelta, considerando che il suo amico mi ha
praticamente
ricattata» risponde quest'ultima sforzandosi di stare calma.
«Ora, però se non vi dispiace, vorrei che tutto
cominciasse
e finisse al più presto possibile.» L'uomo sorrise
versandosi
un po' di whisky.
«Il suo stato d'animo è più che comprensibile, miss
Illary.
Ciò nondimeno, la pregherei di avere ancora un attimo di
pazienza.
Ellen, vuoi essere così gentile da incominciare a preparare il
necessario?»
A tali parole la compagna del Signor Tailor si alza ed esce dalla
stanza.
Quando ritorna, ha sulle braccia un vassoio con un vaso da notte, un
rotolo
di carta igienica ed un enteroclisma. Pone il tutto sul tavolo.
«Sentite...
io... io non ce la faccio!» esclama Illary alzandosi di scatto
per
raggiungere la porta. Subito, Mister Barnard la raggiunge e l'afferra
per
un braccio. «Non faccia la bambina» le dice piano in un
orecchio.
«Le assicuro che il carcere è molto peggio.» Illary
è
sudata, ha le gambe che le tremano. Ritorna a piccoli passi verso la
propria
poltrona e riprende posto.
«Ecco, brava» dice Mister Tailor. «In questi casi,
dopo
avere preso una decisione, occorre avere la forza di procedere fino in
fondo.
Noi capiamo che ciò che sta per accaderle non piacerebbe a
nessuno;
ma lei deve altrettanto rendersi conto che il nostro compito non
è
dei più semplici».
Ora, anche Ellen interviene nella discussione:
«Scusa, Nancy: dove posso trovare la tela cerata?» Nancy
Barnard
si alza ed accompagna l'amica a prendere ciò che ha chiesto.
Né
Illary, né i due uomini dicono alcunché durante il breve
tempo
che sono soli. Poi le due donne ritornano ed incominciano a compiere
alcuni
gesti con fare estremamente sbrigativo. Dapprima, Nancy sposta il
piccolo
tavolino al centro della stanza in un angolo. Poi, Ellen stende la tela
cerata
nello spazio appena ricavato. Quindi, ancora, la stessa Ellen prende
l'enteroclisma
ed esce dalla stanza.
«Ora le spiego le modalità della punizione» dice
Nancy
rivolta a Illary. «Fra poco, la mia amica ritornerà con
l'enteroclisma colmo d'acqua molto calda e vischiosa di sapone,
bicarbonato
e sale. Lei si spoglierà completamente e si metterà
carponi
su quel telo. Io e mio marito ci assicureremo che non si possa muovere
prima
che l'enteroclisma sia terminato. Non c'è altro». Alle
ultime
parole della donna, per quanto facesse forza a sé stessa per
controllarsi,
Illary è notevolmente avvampata. Ora, nella stanza regna un
imbarazzato
silenzio. Tic, tic, tic, si ode appena il ticchettio di un grande
orologio
su una parete. Illary si alza. Mai più, avrebbe pensato di
trovare tutto così difficile. Ancora compie alcuni
passi su e giù per la stanza. Poi si decide: leva il maglione. I
suoi
seni baluginano un attimo nell' ambiente circostante. Ora è la
volta
dei blue-jeans. D'acchito, Illary prova la strana sensazione di essere
l'unica
persona nuda fra altre vestite. È sempre più rossa in
viso.
A piccoli passi, raggiunge il telo cerato e vi si accoscia carponi.
Percepisce
il freddo contatto della plastica. Si sente estremamente ridicola ed
oscena.
«Così va bene?» domanda appoggiando il capo
nell'incavo
dell'avambraccio.
Nancy e Peter Barnard si alzano. L'uomo la cinge per la vita; la donna,
invece,
si sistema di fronte al suo volto e la cinge fermamente per le ascelle.
Ora,
Illary non può più muoversi.
Ellen Tailor fa il suo ritorno nella stanza. La donna ha in mano
l'enteroclisma.
Quest'ultimo è stracolmo di acqua calda. Quindi la donna passa
alle
spalle di Illary che chiude gli occhi. Ecco: ora Illary avverte
nitidamente
due leggere dita femminili appoggiarsi all'interno delle sue natiche e
dilatarne
l'orifizio. Si irrigidisce istintivamente.
«Piano» mormora, «faccia piano...». Invece,
Ellen
ha appoggiato qualcosa di duro contro lo sfintere e lo ha introdotto
con
gesto deciso. Si tratta evidentemente della cannula usata normalmente
per
i lavaggi vaginali. Illary si dimena un poco. Nancy accentua la
stretta.
«Non faccia la bambina.» dice la donna. Illary ha il cuore
che
batte all'impazzata. Suda. Ora, dal movimento del piccolo oggetto nello
sfintere,
ha capito che Ellen ha aperto la chiavetta. Ed ecco, infatti, quasi ad
immediata
conferma, che un fiotto d'acqua bollente scorre in lei e ne inonda le
viscere.
L'impulso a defecare è immediato. Istintivamente, Illary cerca
di
dimenarsi e Nancy ed Peter Barnard devono accentuare la stretta. Illary
ora
mugugna. Cerca di irrigidire la muscolatura anale ed opporre quindi un
minimo
di resistenza al flusso dell'acqua.
È inutile. Ellen infatti seguita a tenerle divaricate le pareti
anali
con una continua pressione delle dita. Poi, a un tratto. Illary ode una
sorta
di gorgoglio provenire dal suo intestino e sente l'acqua cominciare a
scorrere
ancora più velocemente. È in un bagno di sudore. Fa per
alzarsi
ma Nancy ed Peter la tengono fermamente.
«Lasciatemi, vi prego...» dice con voce roca e lo sguardo
pieno
di lacrime.
Invece di rispondere, l'uomo e la donna la costringono con il petto
contro
la tela cerata. Adesso, gli sforzi che Illary deve fare per trattenere
la
voglia di evacuare sono quasi disumani. Seguita a dimenare in avanti e
indietro
il corpo per quanto le è possibile, si graffia il ventre, il suo
volto
è sconvolto.
«Soltanto mezzo litro» dice la voce di Ellen alle sue
spalle.
Sì, soltanto più mezzo litro, ma Illary si rende subito
conto
che ricevere in sé quella quantità d'acqua le
sembrerà
un'eternità. Nancy, intanto, si è eccitata sessualmente e
Illary
ne può percepire quasi la tensione erotica. Ecco: la donna sta
stringendo
il suo viso contro il tessuto della camicetta, contro i seni. È
un
buon profumo di femmina che invade le narici di Illary. Quasi, le
verrebbe
spontaneo di cercare conforto fra quelle odorose colline di carne.
Affonda
ancora il viso. L'altra la stringe più forte. Dice che è
la
sua bambina ed altre cose simili. Nel frattempo, il flusso dell'acqua
è
cessato. Illary avverte che la cannula le viene sfilata e le mani di
Ellen stringere
forte le natiche. Seguita ad avere un impellente bisogno di defecare.
Lo
dice piano a Nancy.
«Si trattenga ancora un po', Illary.» Il bisogno di
evacuare
è però sempre più forte. Illary cerca più
volte
di divincolarsi. Non riesce a capire perché non le permettano,
ora
che il clistere è terminato, di espletare il suo bisogno. Decide
di
rivolgersi ancora una volta a Nancy:
«Lasciatemi, vi prego, adesso...» Ecco: senza che potesse
farci
nulla, Illary scoppia improvvisamente a piangere e a singhiozzare.
Comincia
a ripetere incessantemente che deve andare al gabinetto. Soltanto ora,
le
persone che la tengono ferma allentano la presa.
«Ora può defecare, Miss Illary» dice con calma Peter
Barnard.
Illary si mette in ginocchio. Raggiunge a fatica il vaso da notte. Vi
si
accovaccia. Poi, finalmente, libera il suo corpo.
Subito dopo, Nancy Barnard ha indicato sbrigativamente a Illary la
porta
del bagno ed ha invitato marito ed ospiti ad uscire in giardino.
Così
Illary ha potuto con calma rimettersi in sesto e fare una doccia. Ora,
lo
stato d'animo della donna è denso di vergogna e confusione. Mai,
in
vita sua, le era di fatto capitato di essere umiliata a tal guisa. Ha
ancora
di fronte a sé lo spettacolo di lei nuda e clisterizzata.
Soltanto
quel pensiero, la fa rabbrividire. Ma come è stato possibile,
domanda
a se stessa rivestendosi ora con calma. Io, Illary Bridge! Eppure, si
rende
sempre più conto d'aver agito nell'unico modo possibile.
Sì,
pensa Illary, non potevo fare diversamente. Dopo aver ripulito la
stanza,
decide di raggiungere i suoi carnefici in giardino. Non è
finita,
infatti! Se il clistere era la parte della punizione più
umiliante,
ora l'attende quella più dolorosa!
Illary trova Nancy e gli altri in giardino, seduti intorno a un piccolo
tavolo
di pietra. La serata è quieta e calda.
«Si accomodi pure, Miss Bridge» dice calmo Artur Barnard
indicando
a Illary una sedia in vimini. «Di fatto, abbiamo pensato che la
sua
fustigazione avverrà all'aperto. La casa è abbastanza
isolata
e non c'è pericolo che le sue grida possano attirare
l'attenzione
dei vicini. Vuole prima bere qualcosa? Immagino che ciò che
è
successo prima l'abbia scossa molto più di quanto lei stessa non
voglia
dimostrare.» Illary siede e si versa un' po’ di whisky. A poco a
poco,
sente ritornare in sé le forze.
«Quello che mi avete fatto è osceno, pazzesco,
incredibile»
dice prendendo dalla borsetta il fazzoletto ed asciugandosi un residuo
di
lacrime.
«Era nei patti, no? D'altronde, per quanto possa essere stato
umiliante
un clistere in pubblico, ciò che l'aspetta adesso è molto
peggio.»
A parlare è stato Mark Tailor.
«Come già le ho detto» interviene a sua volta Nancy
Barnard
«lei è in procinto di ricevere trenta colpi di scudiscio
sull'intero
corpo, con esclusione della zona pettorale e genitale. Ad eseguire
materialmente
la fustigazione sarà una domestica della Signora Ellen , che
dovrebbe
essere qui a momenti. Subito dopo l'esecuzione della pena, la stessa
Signora
Ellen provvedere a medicarla.»
«A quel punto» interviene Mister Barnard «io le
consegnerò
un impegno scritto a non agire legalmente nei suoi confronti, e lei
s'impegnerà
altrettanto a non fare parola con alcuno su ciò che è
successo
oggi.»
«D'accordo» dice Illary un po' più calma. Per alcuni
minuti,
non accade assolutamente nulla d'importante, e Illary ascolta le ciance
da
salotto che ora si stanno intersecando intorno al tavolo. Nancy e Ellen
parlano
di moda, i due uomini dell'andamento del mercato azionario. Poi,
improvvisamente,
una strana figura fa la sua comparsa nel piccolo giardino dei Barnard.
Si
tratta di una donna dall'apparente età di vent’anni, quindi
molto
giovane, che indossa un completo di jeans e stivaletti ai piedi. La
donna
ha i capelli chiarissimi tagliati a caschetto, occhi azzurri e
un'espressione
che denota una grande sicurezza di se stessa.
«Non appena mi avete telefonato, Milady, ho lasciato tutto
ciò
che stavo facendo e mi sono precipitata da voi» dice facendo un
abbozzo
di riverenza a Ellen .
«Molto bene, Cindy. In realtà, si tratta di quella cosa
che
già ti avevo accennato. Ecco, questa è la donna che devi
punire.
Ora Lady Nancy ti indicherà dove trovare tutto il
necessario».
Come già prima del clistere, anche ora Illary sente il cuore
batterle
molto forte. Dunque sta per essere frustata! E in pubblico! Intanto,
Cindy
si è fatta dire qualcosa da Nancy ed è entrata in casa.
Quando
ritorna, ha in mano un lungo scudiscio di cuoio.
«Può di nuovo spogliarsi, Miss Illary,
completamente»
dice con tono estremamente calmo Mister Barnard. Allora, per la seconda
volta
nella giornata, Illary sfila i propri indumenti e rimane nuda. Segue
quindi
la cameriera sotto un albero posto nelle vicinanze. A un ramo di
quest'ultimo,
è già appesa una corda. Cindy la indica con un gesto del
mento.
«Le braccia» dice. «Unisca i polsi e le tenga alte
sul
capo.»
Illary fa come le è stato detto e Cindy sale su un piccolo
sgabello.
Impiega meno di qualche secondo a stringere fortemente i polsi di
Illary
e ad annodare la corda. Nel frattempo anche Nancy, Peter e i due Tailor
si
sono avvicinati ed osservano la scena a qualche passo di distanza.
«Come la devo frustare, Milady? Su tutto il corpo?» domanda
Cindy.
«Sì, meno che sui seni e il basso ventre. Fai un buon
lavoro,
Cindy.»
Molto lentamente, la donna si porta dinnanzi a Illary. Si sfila quindi
il
giubbotto in jeans e rimane con una sottile maglietta che mette in
evidenza
un seno robusto e sodo. Sotto non porta reggiseno. Raccoglie la frusta.
La
prova. Un sibilo sembra quasi frantumare la quiete della sera.
«Trenta colpi, Milady?» Illary non ode nemmeno la risposta.
Trattiene
il fiato. Ecco: Cindy ha alzato la frusta... un sibilo... un atroce
bruciore
al ventre. E uno, dice Cindy. Poi torna a rialzare la frusta. Swift. E
due.
Ha di nuovo colpito di traverso il ventre di Illary, e questa ha
gridato
con tutta la forza che aveva in corpo. Ora, Cindy è di nuovo
pronta,
il braccio alzato, il viso indurito come quello di un'amazzone
nordica...
Swift. E tre. Ha colpito sulle cosce. Anche dopo il colpo di frusta,
nota
Illary, il bruciore insopportabile non sembra diminuire... Anzi ...
Ahimè...
Ora Cindy si è spostata e Illary pensa che sta per picchiarla
sulla
schiena. Si irrigidisce. Swift. Una fitta lancinante dall'ascella al
coccige.
Poi le natiche. Altri colpi. Ora, Illary urla in continuazione per il
dolore.
Swift. Swift. Swift. I colpi cadono con sadica precisione su tutta la
superficie
del corpo. Al trentesimo colpo, Illary Bridge si accascia su se stessa
e
ringrazia mentalmente che tutto sia finito. «La punizione
è
terminata. Domani torni pure al suo lavoro, miss Bridge» dice con
serafica
e imperturbabile calma Mister Barnard.
Il che, dopo essere stata medicata, Illary Bridge farà
puntualmente.
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