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ORE DI RIFLESSIONE
Sono una giovane e bella Padrona, amante del piacere e della vita
comoda.
L'unico tipo di atteggiamento che accetto da parte degli altri è
la
subordinazione e l'adorazione. Sono molto esigente e per questo
preferisco
essere adorata da donne. Non sono lesbica. Non ricambio mai le
attenzioni
che pretendo incessantemente dalle mie serve. Ho scelto di avere solo
schiave
perché gli uomini sono troppo egoisti, ottusi, goffi. La
passione
e l'adorazione di cui sono capaci delle abili schiavette mi commuove e
supera
di gran lunga la prestazione offerta da uno schiavo qualsiasi.
Il mio piacere più grande è sedurre donne che non si
ritengono
lesbiche. In questi casi il mio trionfo è doppio: il primo
è
quello di strappare una donna dal terreno dell’ amore eterosessuale; il
secondo
è quello di farle invaghire di me al punto da ridurle esseri
senza
più alcuna volontà ed amor proprio. È dolce
assistere
alla spogliazione di ogni briciolo di dignità da parte di donne
che
fino a poche settimane prima sarebbero inorridite a questa prospettiva.
Mi
sento tremendamente potente quando faccio obbedire ai miei ordini una
docile schiava. È una sensazione impagabile di piacere.
Oggi dispongo di alcune schiave-cagne che conducono una vita privata
autonoma
dalla mia, ma che, al mio primo richiamo, corrono ad inginocchiarsi ai
miei
piedi. Questo non mi basta. Cerco sempre le occasioni più
propizie
per ingrandire il mio parco-schiave. Di una schiava ormai addestrata
apprezzo
la consumata abilità e consuetudine nell'esaudire i miei
desideri,
ma il sapore di una nuova conquista è sempre il migliore. Far
scricchiolare
a poco a poco i meccanismi di difesa di un'altra donna e condurla a
stadi
sempre più umilianti di sottomissione è una gioia a cui
non
rinuncerò mai. Mi stimola sempre dover approntare le trappole e
i
sotterfugi nei quali andranno a cadere le giovani prede. E confesso che
è
un salutare esercizio per una Padrona rimettere ogni tanto a punto i
proprio
strumenti di convincimento per adattarli alle prede più
refrattarie.
In questo periodo ho per le grinfie Elena, una brunetta assai carina e
appetitosa.
Di lei mi aveva subito colpito la sbadataggine e la distrazione.
Cameriera
in un ristorante che frequento ogni tanto, era assai maldestra
nell'accontentare
le richieste dei clienti. Mentalmente, ogni volta che l'osservavo,
cercavo
di figurarmi i trattamenti punitivi a cui l'avrei sottoposta per
renderla
più efficiente. Non mancavo di fare osservazioni sprezzanti
sulla
cattiva qualità del suo servizio, fino al giorno in cui l'ho
minacciata
di rivolgermi al direttore del locale, per lamentarmi del suo
inconcepibile
comportamento.
A quel punto Elena mi supplicò di non farlo perché questo
l'avrebbe
rovinata. Accettai le sue suppliche, ma le feci capire che non erano
sufficienti
e che da lei mi aspettavo qualcosa d'altro. Dal modo in cui mi
guardò,
intuii che non aveva compreso ciò che intendevo farle, ma capii
pure
che non doveva essere estranea a giochi d'amore
«triangolari».
Non mi fu quindi difficile farla venire a casa mia.
Piano piano le ho fatto accettare il rapporto schiava-Padrona,
proponendoglielo
all'inizio solo come un gioco. Elena è stata molto felice di
seguire
i miei suggerimenti. Ha scoperto che le piace essere diretta dalla mano
forte
di una donna più esperta e così mi obbedisce. Mi serve in
poltrona,
mi fa manicure e pedicure, mi lava i piedi, me li bacia e me li lecca
con
autentica devozione.
Mi pettina il sesso peloso e morbido; lo profuma e lo slinguetta con
perizia
facendomi godere molto. Una volta, dopo aver orinato in bagno, sono
tornata
in salotto, mi sono accomodata in poltrona senza essermi asciugata e
ripulita
il sesso e, a gambe larghe, mi sono fatta pulire le labbra della fica e
i
peli dalle gocce dorate restate appiccicate dalla
«cagnetta»
Elena. Lei l'ha fatto, ma storcendo il naso.
Questa cosa non le piaceva.
«Non farmi più fare una cosa così schifosa!»
supplicò
Elena. Inconcepibile!! Per quel giorno non le dissi altro, la feci
rialzare,
rivestire e la congedai. Mi proponevo di riprendere il suo
addestramento
proprio dall'assaporamento della mia pioggia dorata. E la volta
seguente
fu proprio così. La feci spogliare nuda e, dopo averle fatto
assolvere
i soliti rituali di adorazione del mio corpo, le ho legato le
caviglie
e l'ho obbligata a stare inginocchiata dinanzi a me. Quindi le ho fatto
tenere
in mano un recipiente di vetro a imboccatura larga, le ho ordinato di
avvicinarlo
al mio sesso e, dopo aver tenuto ben aperte le labbra della mia fica,
ho
cominciato a pisciarci dentro. Ho riempito circa un terzo del
recipiente.
Elena si faceva man mano più seria intanto che il liquido dorato
si
accumulava. Sono una persona comprensiva. Mi rendo conto perfettamente
che
apprezzare il sapore dell'orina, per quanto possa trattarsi di quella
«sacra»
di una Padrona, è una cosa che richiede tempo. E così,
per
quel giorno, ero pronta ad accontentarmi di un atto simbolico di
umiliazione
di Elena a proposito della mia pioggia dorata: doveva berne solo un
calice,
davanti a me, ai miei piedi. Poteva bastare per quella volta. Elena
invece
fece una cosa che non doveva proprio fare. Prese il calice ricolmo del
prezioso
liquido e lo infranse a terra. Poi cominciò a singhiozzare.
«Non ne posso più... è un inferno... tu sei
pazza!!»
Non ci ho più visto: «Brutta troietta schifosa, osi
rifiutare
alla tua Padrona quello che centinaia di altre schiave sarebbero pronte
a
fare di corsa?! Non penserai di tirarti indietro! Ti farò
rimpiangere
amaramente il tuo gesto!!» Le legai anche i polsi, la feci
rialzare
e la trascinai in cantina. Il sotterraneo lo uso per i trattamenti
più
vigorosi. Tra le varie attrezzature di cui dispongo c'è una
croce
a forma di X. Era quello lo strumento che volevo far assaggiare a Elena
per
fargliela pagare. Le legai saldamente polsi e caviglie alle quattro
estremità
della croce e le chiusi la bocca con un grosso bavaglio. Non volevo
sentire
insulti o altri lamenti e promesse. Doveva pagare e avrebbe pagato.
Figuriamoci!
Rifiutarsi di bere l'oro liquido della propria Dea!!
Per sei ore la lasciai in quella posizione; in croce a gambe
spalancate,
ma ogni quarto d’ora la frustavo sulle cosce e sul
seno
mirando ai capezzoli e sul sesso facendo partire i colpi dal basso in
modo
da centrare ed entrare nella sua fighetta che lei non poteva serrare in
alcun
modo. Finito di frustarla le appendevo alle labbra del sesso due
morse
dalle quali pendevano dei piccoli anelli con infilati alcuni pesi. Il
trattamento
funzionò.
Dopo sei ore Elena era un’altra. Vedevo che stava per cedere e
necessitava
solo una piccola spinta di .. incoraggiamento. Avendomi chiesto di
liberarla
perché doveva fare la pipì, la lasciai dov’era e com’era
imponendole
di farla !
Dopo molte esitazioni più potè il bisogno che non
la
vergogna e la paura. Presi una grossa spugna e la misi sotto il fiotto
impetuoso
della sua pipì. Dopo pochi secondi la spugna era zuppa e per non
perdere
il resto della sua pisciata le pizzicai forte con le unghie le grandi
labbra.
La contrazione per il dolore le fece fermare il flusso ed io mi
dilettai
a passarle la spugna sul suo corpo e sul suo viso bagnandola della sua
stessa
pipì. Poi le ordinai di pisciare ancora e la minaccia di altri
tormenti
se non l’avesse fatto dubito. La spugna si riempì ancora e
ancora
le feci assaporare il suo liquido sul corpo e nella bocca.
Avevo vinto perché Elena si dichiarò pronta ad ubbidire a
qualsiasi
mio ordine purché la liberassi e le concedessi una tregua.
Oggi Elena riceve la mia orina in bocca direttamente dalla mia fica. Si
sistema
sotto di me, a faccia in su e bocca spalancata, con la testa adagiata
in
un catino vuoto. Così tutta la piscia che non beve le cola
direttamente
sui capelli senza andare persa. Delizioso! Ed Elena sa che mi aspetto
ancora
molto da lei...
Ingrid
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