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CAPITOLO 4
La notte trascorse serenamente.
La donna non si poneva più delle domande sulla sua situazione.
Non aveva mai provato tanto piacere come in quei due giorni e il dolore
ormai era parte integrante di quel nuovo piacere.
Quando fu svegliata da Roberto era pronta ad affrontare una nuova
giornata.
L’uomo l’aspettava, come tutte le mattine, nello studio.
Clara si presentò sorridendo e pronta ad andare al lavoro.
Si avvicinò e baciò il suo Padrone poi alzò la
gonna
e fece vedere che portava il cilicio: ormai era diventato quasi un capo
di abbigliamento. Si avviò verso l’uscita, ma fu trattenuta
dalle parole di Roberto:
- Oggi sarà una giornata tranquilla ad eccezione della visita di
un facoltoso cliente che chiederà espressamente di te.
Trattalo bene e non te ne pentirai... -
La donna uscì e si avviò al lavoro. La mattinata
trascorse senza particolari problemi eccetto che per un complimento da
parte del direttore per le capacità espresse nella
trattativa che aveva avuto con il barone il giorno prima e che aveva
permesso alla Banca di acquisire un cliente molto
importante.
Nel pomeriggio Clara venne chiamata in direzione.
Nell’ufficio erano presenti: il direttore di filiale ed un
signore di circa cinquant’anni, brizzolato, molto elegante e
distinto.Erano comodamente seduti e il direttore disse:
- Signorina... il signor De Marchi, qui presente, ha
chiesto espressamente di lei per attivare un rapporto di affari con la
nostra Banca e, conoscendo le possibilità economiche
dell’azienda di cui è titolare, ha chiesto se potevamo mandare
presso la sua ditta una nostra dipendente per agevolare le procedure.
Ciò per almeno uno o due giorni alla settimana. Visto che
il signore di ieri ha dei rapporti di amicizia con il signor De
Marchi gli ha consigliato la sua prestazione ed io sono
d’accordo; quindi le chiedo di occuparsene personalmente -
Clara era al settimo cielo. Era un’occasione importante, ma sapeva bene
che tutto era avvenuto anche per i suoi comportamenti e per il rapporto
con
Roberto quindi si calmò un poco e si presentò
cordialmente
all’uomo.
Il signor De Marchi suggerì di recarsi nei suoi uffici dove si
potevano semplificare tutte le procedure dato che poteva mettere a
disposizione per quella questione i suoi addetti. In più
sarebbe stato più facile consultare i vari dati necessari.
La cosa parve possibile e quindi decisero di recarsi in
ditta.
Fuori dalla banca c’era la lussuosa auto con l’autista e il sig. De
Marchi e Clara presero posto sul sedile posteriore della
potente autovettura.
Il dialogo fu piuttosto cordiale, si parlò del più
e del meno poi si passò agli affari e, quando alla donna fu
presentata una cartella piena di preventivi di conti e dati, lei
si accorse che quell’uscita dalla Banca proprio non era
indispensabile. Allora chiese a De Marchi perchè stessero
andando in ditta.
La risposta secca ed immediata fu:
-Tu sei un capitolo importante di questo accordo, dipende
da te se attuarlo oppure no... -
La ragazza iniziò a pensare cosa potesse fare lei per un
accordo così importante e chiese ulteriori delucidazioni.
- Noi sappiamo, visto che siamo un circolo molto chiuso e quasi nulla
ci sfugge se vogliamo, che in questi ultimi giorni ti sei trasformata
in una perfetta schiava ed abbiamo chiesto al tuo Padrone di
poterti usare di tanto in tanto per i nostri giochi. Io e mia moglie
siamo da tanti anni praticanti sadomasochisti e ci piace avere in casa
delle persone che comprendono questa sublime arte e forma di piacere..
Noi sappiamo che alla sera tu sei impegnata con Roberto e allora
abbiamo pensato al giorno. Ecco il Direttore di Banca ci ha aiutato e
tra noi è abituale scambiarsi dei favori -
La macchina si fermò davanti ad una gigantesca villa
in stile neoclassico, con un enorme parco che la circondava e la
rendeva inaccessibile ad eventuali occhi indiscreti.
Ad accoglierli c’era una bella signora di circa
quarant’anni – Gianna – la moglie del sig.De Marchi che la introdusse
nella lussuosa casa intrattenendo subito una cordiale
conversazione come tra vecchie amiche. Anche lei confermò che i
giochi. Vedi Clara iniziò la
signora appena conosciuta:
- io e mio marito pratichiamo ormai da anni, senza complessi, il
sadomasochismo nelle sue più disparate forme,
ma siamo sempre alla ricerca di altre profonde emozioni che solo
persone con molta testa possono dare.
- Girando per la casa arrivarono ad una stanza chiusa a chiave.
Apertala Clara credette di essere tornata indietro in epoca
medievale.Era una vera e propria camera di tortura. Gianna le
spiegò che solo raramente utilizzavano quella camera, ma che
tenevano lì tutti gli oggetti “compromettenti”, lontano da
sguardi indiscreti.
Gianna aprì alcuni armadi contenenti capi di abbigliamento e
pregò la donna di indossarne alcuni: erano tutti succinti
e lascivi.
Clara scelse un maglioncino scollato a V molto corto che lasciava
scoperto l’ombelico ed una minigonna, un paio di
calze
autoreggenti, scarpe con tacco alto e si spogliò. Si accorse
subito
però che Gianna aveva notato il suo cilicio e le spiegò
che
doveva portarlo per tutto il giorno poi chiese se doveva portare le
mutandine
e la donna rispose che era preferibile. Quando si guardò allo
specchio
si accorse di essere molto simile ad una donna di strada, ma si
era
imbarcata in quella situazione e voleva vedere sin dove sarebbe
potuta
arrivata.
Gianna fu soddisfatta della scelta. Le due donne si avviarono verso un
salotto contiguo e Gianna invitò l’ospite a sedere su di una
poltroncina. Anche
lei stava per sedersi, ma ci ripensò e disse:
- Se mi siedo ora non saprei come trattenere un urlo di dolore visto
che sono stata battuta da poche ore - e senza dire altro si
alzò la gonna e fece vedere alla sua ospite il suo sedere
martoriato. Era tutto rosso ed in alcuni tratti addirittura blu, si
vedevano delle striature dove la pelle era stata dilatata. Poi
alzò la gonna sul davanti ed anche qui si vedevano delle
striature e disse:
La conversazione tra le due donne era fluida e anche Clara si
sentì di raccontare quanto queste nuove esperienze la stessero
mutando e come si sentisse pronta a qualsiasi sofferenza pur di
accontentare il suo padrone. Sempre chiacchierando si diressero verso
il grande salotto e qui Clara ebbe la sorpresa di vedere il sig. De
marchi che giocava a scacchi proprio con Roberto. Lei fece un
balzo andando a baciarlo e rallegrandosi per la sua venuta.
- Passeremo la serata qui - le disse Roberto - perché siamo
stati invitati dai nostri ospiti a fermarci per la cena-
- Non solo per la cena, vi prego seguitemi – furono le conclusioni
del sig De Marchi che si alzò subito seguito dai presenti.
Nella stanza attigua si accomodarono su un comodo divano di
fronte ad un gigantesco schermo televisivo. Su di esso apparvero le
prime immagini di una giovane ragazza orientale ben vestita che
si avvicinava alla porta della villa, suonava il campanello nello
stesso momento in cui suonava nella casa e si accorsero che era una
ripresa a circuito chiuso. Subito una cameriera aprì la
porta per comunicare che la signorina Lin era
arrivata.
- Bene, la faccia accomodare al solito posto... -
disse il padrone di casa.
Sullo schermo apparve allora un nuovo ambiente disadorno: doveva essere
una soffitta. Subito ricomparve la ragazza che si mise a sedere
e,
presa una valigia da terra, l’aprì ed estrasse una lunga
corda.
Poi si spogliò completamente mettendo in evidenza un corpo
ben
fatto e sensuale. Con la corda iniziò a legarsi strettamente
intorno
alla vita poi fece passare il nodo sulla schiena e, con una mano
attraverso le gambe, prese la fune e fece un nuovo nodo alla vita. Si
era così fatta uno slip di corde. Fece risalire la corda lungo
il corpo e, dopo un giro intorno alla nuca, se l’avvolse con parecchi
giri intorno al seno. Prese due mollette da bucato, le serrò
alla lingua, divaricò le gambe, mise le mani dietro la schiena
ed attese.
- Ora attenderà finchè io non avrò deciso di
raggiungerla. Un giorno ha atteso in quella posizione per ben tre ore -
spiegò il padrone di casa - ma oggi, visto che ho
degli ospiti, sarà lei, Roberto, ad impartire una buona
lezione alla signorina Lin. Dovrà ricevere i soliti venti
colpi di frusta senza muoversi poi potrà bere un sorso di
urina di mia moglie. Andiamo... -
Salirono tutti le scale sino a raggiungere la soffitta, entrarono e si
trovarono davanti la bella orientale. La moglie si mise davanti a Lin
e, dopo essersi sollevata il vestito, si mise sopra ad un catino e si
accovacciò. Dopo
qualche secondo una quantità impressionante di urina giallognola
aveva
riempito il catino. La donna lo prese in mano e lo passò
sotto
il naso dell’orientale che non mosse un muscolo, poi lo
posò
su di un tavolaccio.
A Roberto fu messa in mano una lunga frusta di cuoio intrecciato e fu
invitato a prendere posto a circa tre metri dall’orientale che
continuava a non muoversi e a non chiedere nulla nonostante un
uomo sconosciuto fosse davanti a lei, nuda e pronta a ricevere
delle frustate.
- Quando la colpisci cerca di mirare alla vita così la frusta si
attorciglia sul corpo poi, appena colpita, tira verso di te la frusta,
così sarà certamente più
doloroso - furono i pronti consigli
di Gianna per Roberto.
Tutti si allontanarono per agevolare il Padrone nel suo
lavoro.
L’uomo portò la frusta alle sue spalle e con una certa
violenza roteò il braccio. Partì un colpo che
colpì le reni della donna e si attorcigliò lungo il
sedere e le cosce. La donna emise un
urlo, per quel che le permettevano i polmoni. Subito il padrone di casa
si
avvicinò alla donna per controllare i danni provocati
dicendo
- È stato un buon colpo, vero signora Lin? Puoi continuare... -
Due, tre, quattro... i colpi divennero sempre più violenti.
La donna era ormai ricoperta da forti striature rosse. Dopo il
decimo colpo cominciava a vacillare, ma non si muoveva dalla sua
posizione. Le fu ordinato di voltarsi, cosa che fece senza
esitazioni e poi si riprese la punizione.
Al sedicesimo colpo una gamba della donna cedette, e si trovò in
ginocchio. Gianna si avvicinò, le asciugò le lacrime che
scendevano
copiose lungo il viso e le diede una mano a rimettersi in posizione.
Gli ultimi colpi dovevano essere terribili. L’orientale non riusciva
più a stare in piedi e, al ventesimo colpo, crollò
definitivamente a terra, ma subito si riprese e, trascinandosi a
quattro zampe, si avvicinò all’uomo che l’aveva frustata e gli
baciò le scarpe poi, sempre trascinandosi, si avvicinò al
catino contenente quell’urina di donna, ne bevve un lungo sorso e
poi se la versò addosso sperando che le portasse un poco di
sollievo. La giovane orientale si avvicino al padrone di casa e,
dopo essersi tolta le mollette dalla lingua ed essersi asciugata la
faccia dalle lacrime e dall’urina disse con un filo di voce:
- Mio Padrone, la prego... controlli che la sua schiava sia stata
battuta con attenzione e che tutti i colpi siano andati a segno...
-
poi si mise in piedi a gambe divaricate ed attese che le mani del suo
signore
controllassero attentamente quelle ferite. Era tutta segnata, non
esisteva
un tratto del suo corpo che non portasse i segni delle frustate. Solo
il
seno si era salvato visto che le funi che lo serravano avevano protetto
quella
parte dai colpi.
- Ora sciogli la fune in modo che anche le tue tette
abbiano la giusta razione di dolore -
La giovane, spossata ma lucida, iniziò a sciogliere i nodi
ed a sfilarsi la fune dal corpo. Quando fu totalmente libera si
avvicinò di nuovo a Roberto ed aggiunse:
- Sia così buono da terminare la mia punizione... la
prego... i miei seni sono pronti ad accettare qualsiasi
punizione. E sia crudele perchè non sono stata capace di subire
la mia punizione con sufficiente resistenza - poi si
inginocchiò e porse le mammelle all’uomo, sorreggendole
con le mani.
La signora si fece premura di portare all’ospite un vassoio
contenente vari strumenti utili ad arrecare dolore.
Roberto prelevò un elastico, lo tese e lo lasciò
partire. Il colpo centrò il capezzolo destro della donna che
emise un gemito soffocato poi prese uno spillo ed attraversò il
capezzolo colpito. Toccò poi al sinistro ricevere lo stesso
trattamento e cosi via, alternando un colpo di elastico e l’inserimento
atroce di uno spillo. L’operazione continuò sino al momento in
cui non ci fu più spazio per inserire gli spilli.
La ragazza resisteva gemendo, ma non si sottraeva. Era
sudata e grossi goccioloni scendevano sul suo viso
affaticato, ma con le mani continuava a reggersi le tette fiere e ad
offrirle senza esitazioni all’abile tortura in atto.
- Bene, vedo che il nostro considerarti come la schiava numero
uno è una cosa giusta... - intervenne il padrone di casa
- Ora puoi riposarti un po’. Domani avrai una seduta con un nostro
amico che si occupa appositamente ed accuratamente dello sfintere
e delle sue possibilità... -
Lin, esausta e dolorante, ma appagata nell’intimo, si
allontanò e tutti scesero immediatamente nel salotto.
Le donne si sedettero sul divano, i signori sulle poltrone. In attesa
della cena….
FINE
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