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CAPITOLO 3
Clara cominciava a capire che qualcosa non funzionava in lei: quel
bastardo di Roberto stava stravolgendo i suoi comportamenti, ma doveva
ammettere con se stessa che in fondo non le dispiaceva
perchè poche volte aveva
provato delle stimolazioni simili, seppur accompagnate da
notevole dolore.
Erano le cinque e mezza; lasciò l’ufficio e si diresse subito
alla casa del suo ricattatore. Suonò, le fu subito aperto
e si diresse verso lo studio dove Roberto l’attendeva:
- Ora sei a casa, vatti a cambiare... ti concedo 15 minuti... e non una
parola! -
La donna si diresse in quella che da un giorno all’altro era
diventata la sua camera.
L’occorrente era già depositato sul letto. Si
spogliò in fretta ed iniziò la vestizione: il bustino
stretto, un paio di boxer di seta da indossare sopra
quell’orribile mutanda, quindi le calze a rete di seta ed un
vestito aderentissimo e scollato che metteva in risalto le superbe
tette spinte verso l’alto dal bustino, lo spacco sul fianco e, per
finire, un paio di sandali di vernice neri con un tacco di almeno
quindici
centimetri.
Era pronta e cercò di precipitarsi giù per le scale per
arrivare in tempo, ma i tacchi e il vestito stretto rallentarono
notevolmente la marcia. Quando si presentò a Roberto
erano trascorsi più di 15 minuti.
- Vedo che sei stata sufficientemente veloce, per essere alle prime
armi, ma non sei riuscita nel tempo massimo, quindi terrò conto
della buona volontà e sarò magnanimo con te:
lascerò che sia tu a scegliere il mezzo con
cui riceverai la punizione -
La donna aveva davanti a sè la scelta tra una frusta, un canna
di bambù ed uno scudiscio da cavallerizza. Non poteva
sapere quale sarebbe stato meno doloroso e, a naso, optò
per lo scudiscio che prelevò e consegnò al Padrone.
- Bene... adesso tira in alto la gonna e sfilati i
boxer! -
Clara fece una fatica notevole per far risalire la gonna, stretta
com’era, ma alla fine ci riuscì. Si sfilò i boxer e
si portò più vicina all’uomo esibendo il sedere,
quasi a ricordagli che ancora indossava quella specie di cintura di
castità.
Roberto si sedette davanti a lei che era in piedi, in modo
che i suoi occhi fossero all’altezza della vagina ed iniziò a
togliere lucchetti e cinghiette; alla donna non parve vero. Sentiva il
sangue circolare di nuovo e riusciva persino a respirare meglio. Poi,
lentamente, Roberto le
sfilò la mutanda dalle gambe e andò a controllarne
l’interno
e si accorse che era tutta un lago e sbottò:
- Hai goduto come una troia, si vede che ti piace il trattamento che ti
riservo... Ora leccherai la mano che ti ha pulito poi pulirai, sempre
con
la lingua, l’interno delle mutande -
La donna si mise a leccare la mano e le dita dell’uomo e
continuò con l’interno dell’osceno indumento. La cosa, con suo
grande stupore, non le dava alcuna repulsione; non le piaceva,
certo, ma tutti quegli umori sul cuoio e sulle borchie erano
stati depositati dal suo piacere e si rendeva sempre più conto
che, anche se il suo cervello rifiutava quella situazione, il suo
corpo, al contrario, ne traeva piacere.
- Ora piegati in avanti: subirai dieci colpi per ogni natica! -
Clara, senza reazioni di sorta, si posizionò come le era stato
ordinato ed un dolore acuto arrivò immediatamente al suo
cervello.
- AAAAHH!!... AAHH!!!...-
Furono dei momenti terribili per il suo sedere, sentiva la
pelle dilatarsi per la violenza dei colpi che, una volta
terminati, le procurarono un calore diffuso in tutto il fondoschiena.
- Ora rimani in quella posizione. Avrai l’onore di assaporare il mio
cazzo e devi essere delicata, perchè prima dovrai usare la bocca
per stimolarlo e poi ti sarà piantato nella fighetta -
continuò l’uomo.
Clara vide il Padrone alzarsi, abbassarsi
pantaloni e mutande e portare quel cazzo ancora a riposo verso le
sue labbra. La donna estrasse la lingua ed iniziò una lenta
leccata. Pensava che ci sarebbe voluto parecchio tempo per stimolare
l’uomo, vista l’età, ma con stupore, dopo averlo ingoiato la
prima volta, lo sentì già pronto. Senza perdere tempo,
l’uomo si portò alle spalle della donna e l’introdusse nella sua
fessura senza incontrare ostacoli visto che la fica era alquanto
lubrificata e che lei, in fondo, in quel momento desiderava essere
posseduta, anche se non l’avrebbe mai ammesso.
Roberto la cavalcò selvaggiamente. Si era attaccato al suo
bacino e dava dei possenti fendenti che portavano stimolazioni continue
al cervello della donna. Non si fermava e lei si accorse che
stava provando un piacere
che mai si sarebbe sognata. Dalla sua bocca uscirono sì dei
gemiti,
ma di piacere, poi l’uomo si ritirò. Clara era sul punto di
chiedere
di continuare, ma ritenne meglio astenersi.
- Ora rimettiti in ordine che andiamo a cena - disse il Padrone.
Clara si infilò i boxer, si abbassò il vestito, si
passò una mano tra i capelli e, senza neppure pulirsi, si
avviò all’uscita insieme all’uomo. Nel corridoio
però fu fermata e le furono imposte un paio di manette che
serravano le braccia dietro la schiena. Poi Roberto le fece indossare
una specie di mantello con una cerniera sul davanti che l’uomo chiuse
dalle ginocchia fino al collo. Era già una serata calda: con
quella bardatura la donna respirava a fatica e stava morendo di caldo.
Giunti all’auto, salirono e partirono.
Il viaggio non fu molto lungo. Si fermarono davanti ad un ristorante in
aperta campagna: un grosso cartello indicava che era aperto solo per i
soci.
Aperta la portiera posteriore, un posteggiatore fece scendere la donna
senza
far caso alla fatica che faceva nel scendere. Non si stupì
neanche del curioso abbigliamento che indossava. Roberto prese
Clara per la vita e l’accompagnò all’entrata. Subito furono
avvicinati dal titolare che si congratulò per la scelta della
dama. Parlarono a lungo. Era chiaro che Roberto era un
habitué del locale.
Clara intanto osservava la disposizione dell’ambiente circostante: la
zona destinata a loro era una specie di sala d’attesa su
cui affacciavano due porte che dovevano essere le sale da pranzo. Il
padrone chiese a Roberto se poteva togliere il mantello alla donna, lui
acconsentì e subito intervenne un cameriere che glielo
sfilò. Nessuno dei due uomini si stupì del fatto
che la donna fosse ammanettata ed il cameriere chiese a Roberto:
- La donna può mangiare libera o serve l’assistente, può
parlare o deve stare muta, seduta o in ginocchio?-
Roberto rispose che era libera, poteva parlare e stare seduta, quindi
la spinse in avanti verso una delle porte ed entrarono nella sala.
C’erano solo quattro tavoli, due dei quali occupati. Clara
guardò gli avventori e rimase scioccata: al tavolo alla sua
sinistra un uomo sulla settantina stava mangiando tranquillamente
e, ai sui piedi, una donna bellissima, in reggiseno e mutandine,
scarpe, con le braccia infilate in un unico guanto, stava mangiando da
una ciotola per cani. All’altro tavolo un uomo stava bevendo mentre una
ragazza con micro gonna e camicetta aperta sul davanti, che lasciava
intravvedere quasi tutto, stava in piedi su una sola gamba mentre
l’altra era legata da una fune che teneva il piede legato alla
coscia e la bocca
era tenuta spalancata dal morso. Un cameriere versava ad
intervalli, con un cucchiaio, della brodaglia nella bocca della ragazza.
Era un incubo vedere delle donne trattate a quel modo, ma si rese conto
di essere anche lei nel gioco.
L’uomo anziano chiamò Roberto che si avvicinò e si
rivolse a lui chiamandolo “barone”.
- Vedo che lei non si arrende mai... quella cagna è nuova -
disse Roberto rivolgendosi alla donna che stava sotto il tavolo
ed il barone rispose: - Vede, questa cagna è di mia
proprietà soltanto da sei mesi, ma mi dimostra tanto affetto poi
è in grado di sopportare il dolore in maniera eroica. Vuol
provare? Mi farebbe piacere -
Uno strattone al guinzaglio e la donna si mise subito in
piedi e si avvicinò con la bocca a Roberto che le diede un
lungo bacio. Il
barone disse che era usanza della donna ringraziare prima, per la
sofferenza
che le sarebbe stata inflitta.
Roberto si fece portare da un cameriere una candela, l’accese ed attese
che ci fosse abbastanza cera bollente poi la versò sulle
mammelle
della donna che non emise alcun gemito. Il barone disse che quella era
roba
per bambini, che ci voleva qualcosa di più serio
così
Roberto sfilò le mutandine della donna, mise la candela accesa a
terra e le chiese di sedersi sopra infilandosela su per la fica.
La donna si portò sopra la candela e, a gambe divaricate,
iniziò ad abbassarsi. La fiamma ormai lambiva la tenera carne
della fica e dei goccioloni di sudore si erano formati sulla fronte
della donna, ma non un gemito uscì dalla sua bocca. Alla fine,
dopo un breve sfrigolio, la candela scomparve all’interno della donna
che dopo qualche attimo si rialzò col corpo estraneo ancora
all’interno ed attese.
- Molto bene, si vede che è stata addestrata in maniera
perfetta. Vuole assaggiare la donna che è con me? Tenga presente
che è alle prime armi nel piacere da sofferenza -
disse Roberto rivolgendosi al barone e questi acconsentì .
Clara fu condotta davanti all’uomo anziano che infilò una
mano attraverso lo spacco del vestito e risalì lungo le
gambe attraverso i boxer sino a raggiungere il buchino posteriore
della donna e, senza attendere oltre, spinse l’indice all’interno. Non
preparata, la schiava emise un urlo sovrumano. Ma, non contento, l’uomo
iniziò a ruotare il dito.
- AAAAHHH!!! AAAAHHH!!!... - La donna percepiva un dolore atroce,
ma non si allontanava. Tolto il dito le venne avvicinato alla bocca e
dovette leccarlo.
- È ancora lontana dalla perfezione, ma si farà,
infatti non si è sottratta all’intrusione. È buon
segno - disse il barone rivolgendosi a Roberto.
Gli altri commensali avevano seguito tutto, ma, non conoscendosi
personalmente, non avevano partecipato anche se la ragazza aveva
eseguito tutto con attenzione ed ora, guardandola, ci si
accorgeva che era molto stanca della posizione e iniziava a barcollare.
L’assistente lo disse all’uomo che la fece sedere per un attimo.
Roberto allora si rivolse al giovane signore seduto davanti a lui:
- Scusi l’intrusione, ma penso che la vostra assistita stia
perdendo qualcosa da sotto la gonna -
Infatti, lungo le cosce della ragazza, stava colando un liquido
vischioso.
Il signore rispose:
- Non è niente di anormale, è il resto della schiuma che
è servita per la pulizia della vagina, che ho usato prima di
uscire. Comunque può controllare lei stesso. –
Roberto non si fece pregare e si avvicinò alla giovane, le
sollevò la gonnellina e vide che erano proprio delle perdite
della fica. Notò inoltre che le due labbra della stessa erano
tenute assieme da un piccolo lucchetto tramite due anelli
inseriti nella carne viva.
Andrea, il Padrone della ragazza, disse: - Questa lurida
puttana... Lei non sa quante fatiche devo fare per addestrarla nel
migliore dei modi e mi fa fare delle brutte figure ogniqualvolta la
porto fuori. Ora le toglierò il morso e vi farò
raccontare da lei tutte le tribolazioni che sono stato costretto a
subire da quando è di mia proprietà -
Tolto il morso, la ragazza iniziò a raccontare della sua
giovane vita:
- Il mio nome è Giada. Ho vissuto bene con i miei genitori
sino alla loro tragica morte in un incidente, quando avevo 18 anni. Fui
poi
affidata ad una parente che si dimostrò subito di un sadismo
impressionante: mi picchiava spesso e mi umiliava di
continuo così si formò
in me una forma di masochismo. Quando avevo poco più di 19
anni
mi presentò al mio Padrone del quale mi innamorai subito.
Mi
dava tanto dolore, ma anche intenso piacere. Vedete, è
già
un anno che porto il suo marchio tatuato sulla pelle, ma lo amo
più
di prima -
Giada continuava il suo racconto e tutti i presenti erano intenti ad
ascoltare le vicissitudini della giovane specialmente quando
raccontò della marchiatura
che le era stata imposta dal suo Padrone. Infatti fu portata in un
salone
dove erano presenti degli uomini nudi e la ragazza aveva dovuto
prima
accogliere nella sua bocca il piacere di tutti senza deglutire. Per la
marchiatura
era stato preparato uno strano marchingegno composto da un palo con
sopra
un fallo finto di notevoli dimensioni. Il palo era infisso in una base
da
cui usciva un braccio meccanico alla cui estremità era fissato
il
tampone col nome Andrea in piccolo. Uno degli uomini presenti aveva
spiegato
alla giovane il funzionamento: in pratica, facendo pressione sul fallo,
si
faceva alzare il braccio col timbro.
Costrinsero la giovane ad autopenetrarsi con il gigantesco fallo e
più riusciva ad infilarlo più il tampone indelebile
si avvicinava alla pelle della donna. Impressionante fu il racconto
della ragazza quando descriveva il dolore degli ultimi attimi con la
fica dilatata al massimo e
dolorante sino all’attimo del contatto col marchio. Per il dolore era
svenuta ed un uomo l’aveva sollevata e sfilata da quella atroce
penetrazione.
Il racconto della schiava aveva fatto trascorrere velocemente il tempo.
Roberto e Clara ancora non avevano cenato così l’uomo
chiamò
il cameriere e ordinò anche per lei che, nonostante la
situazione
creatasi, stava registrando un profondo impulso sessuale. Aveva una
voglia
sfrenata di sesso e la cosa non sfuggì a Roberto che
disse:
- Chiedi per favore se qualcuno degli uomini è disposto a
possederti -
La donna non avrebbe mai pensato di giungere a tanto, ma disse a voce
alta:
- Ho tanta voglia di provar piacere. Qualcuno di voi è
disposto a possedermi? -
Subito Andrea si alzò e disse:
- Va bene, io posso accontentarti, ma a modo mio -
Clara si accorse subito di essersi messa in una situazione terribile,
ma ormai nulla poteva fermarla ed accettò.
Andrea chiamò il cameriere e gli disse di preparare
l’altra sala. Chiese ai due uomini di seguirlo e, presa per mano Clara,
entrarono nella stanza attigua, con un arredamento
scarno composto da alcune poltrone, al centro un tavolo ed alle pareti
soltanto un grande specchio ed un mobiletto.
I due uomini si accomodarono in poltrona e la donna fu invitata a
mettersi al centro. Andrea chiese che si spogliasse interamente,
quindi
si diresse all’armadietto, estrasse dei bracciali con degli anelli e un
paio
di scarpette di vernice dal tacco altissimo, si avvicinò alla
donna
e le mise i bracciali ai polsi ed alle caviglie. Voltò la
donna
nuda verso il tavolo e la costrinse ad appoggiare il bacino contro il
pianale
del tavolo, le fece allargare le gambe poi prese una fune e, fattala
passare
attraverso gli anelli che portava alle caviglie, le fissò
ai
piedi del tavolo dove erano presenti già due anelli. In
quella
posizione la donna aveva la fica ed il buchino del culo
completamente
aperti e disponibili.
Fu poi la volta delle braccia: l’uomo la costrinse a distenderle
in avanti sino ad appoggiarle al tavolo quindi fece passare una fune
attraverso gli anelli ai polsi e fissò le estremità al
tavolo, si inginocchiò ai suoi piedi ed infilò le
scarpette così che la donna avesse un punto di appoggio, ma
lei si accorse subito della particolarità delle scarpette.
Ogni volta che appoggiava il tallone la pressione faceva uscire degli
aghi che si conficcavano nella pianta del piede quindi doveva cercare
di stare sempre sulle punte.
L’uomo prese due ceri e li mise sul tavolo esattamente sotto alle
mammelle della donna, si spogliò, prese una candela, l’accese e
lo
stesso fece con i ceri. Le fiammelle lambivano i capezzoli e lei
era
costretta ad arcuarsi per evitare di bruciarsi. Fu in quel momento che
sentì il cazzo dell’uomo che iniziava a farsi strada nella sua
fica. Non incontrava resistenza, data la grande umidità che era
presente all’interno. La donna iniziò ad agevolare l’entrata del
poderoso sesso, ma se si abbassava le fiammelle bruciavano i capezzoli,
la candela perdeva la sua cera sulla sua schiena nel cercare di far
forza sui piedi si conficcavano gli aghi e l’uomo aumentava i colpi.
Clara era posseduta, provava piacere e contemporaneamente un continuo
dolore, ma era proprio ciò che l’uomo voleva.
Gemiti di piacere ed urla di dolore continuarono sino a quando l’uomo
non si staccò, si mise davanti alla donna, scaricò il suo
piacere sul tavolo e disse: - Ora abbassati, lecca tutto il mio
seme e spegni i ceri con le mammelle -
Clara aveva provato un piacere indescrivibile, intenso ed era
giunto in tutte le parti del suo corpo. La stimolazione sessuale,
aggiunta ad una continua azione dolorosa, aveva provocato in lei un
piacere senza limiti ed
era quasi giunta all’appagamento finale, ma la brusca interruzione
aveva provocato
poi una delusione che la costrinse a dire:
- La prego signore, non mi lasci in questo stato, farò qualsiasi
cosa, ma continui sino a che anch’io raggiunga l’orgasmo, la prego...
la
prego... - ma, visto che l’uomo non la considerava assolutamente,
non
le rimase che ubbidire; si abbassò verso le fiammelle dei ceri,
sentì il fortissimo calore poi la cera fusa si adattò ai
suoi capezzoli. Era doloroso, ma allo stesso tempo riusciva a provare
piacere. Era veramente cambiata, ora provava piacere dal dolore e
questo la spaventava un po’; si mise a leccare come una cagna il
piacere dell’uomo disperso sul tavolo, senza provare nessuna vergogna.
L’uomo la liberò affermando di essere stato moderatamente
soddisfatto poi si sedette in poltrona.
Intanto il barone aveva chiesto al cameriere del gelato e
si era fatto mettere la coppa a terra ai suoi piedi, quindi si
sfilò le
scarpe e le calze e disse:
- Carissima Clara, che sei venuta in questo ristorante per la cena e
che fino ad ora non hai toccato cibo, adesso leccherai come una cagna
il gelato dalle dita dei miei piedi -
La donna si mise in ginocchio senza dire una parola, l’uomo
inzuppò il pollicione nel gelato e lo avvicinò alla
bocca di Clara che sorresse il piede con le mani ed iniziò una
metodica leccata. Forse quel poco di gelato intorno alle dita del piede
dell’uomo sarebbe stata la sua unica cena ed infatti così
fu. Tutto ciò era umiliante, ma sentiva
che doveva farlo ed ormai era disposta a tutto pur di provare nella
degradazione
una parte di piacere.
Ricondotta a casa, spogliata ed ammanettata al letto trascorse una
nuova notte di sottomissione, ma presto arrivò l’alba e fu
svegliata da Roberto
che le disse che era l’ora di prepararsi per andare al lavoro.
L’abito era sempre lo stesso del giorno prima, ma la mutanda era stata
arricchita con due falli di gomma destinati ai due buchi del suo basso
ventre. Indossarla fu un’impresa: per la fica non fu un grosso
problema, ma per il culo fu un’altra cosa. Alla fine anche il secondo
fallo entrò nel suo alloggiamento posteriore e lei
credette che quella gomma dura la stesse uccidendo dato il forte
dolore provocato dall’intrusione.
L’uomo le mise i lucchetti alla vita, assistette al completamento della
vestizione, augurò alla donna “buon lavoro” ricordandole
di
rientrare presto, la scortò alla porta e, come il giorno prima,
la
invitò a portarsi gli aghi per i capezzoli aggiungendo dei
morsetti
con dei pesi. La donna prese il tutto e si avviò all’uscita.
Camminare con i due cazzi infilati era estremamente doloroso, ma con il
passare del tempo diventavano sempre più piacevoli e davano
continue
ondate di goduria che colavano lungo le cosce. Per ben due volte
nella
mattinata Clara si era dovuta recare in bagno per asciugare tutti
quegli
umori e sentiva la testa sempre più leggera, doveva stare seduta
e
il più possibile immobile per rallentare il piacere continuo.
Era
distrutta. Era appena passata la pausa per il pranzo che fu
chiamata
in un ufficio privato dove un nuovo cliente voleva parlarle
dell’apertura
di un nuovo conto. Raggiunse a fatica l’ufficio, si dette una
rinfrescata
con un fazzolettino detergente ed entrò: ebbe un tuffo al
cuore
quando si accorse che la persona che l’attendeva era il barone
conosciuto
la sera prima.
- Carissima - esordì il barone - vedo che l’efficienza sul
lavoro è importante per lei ed io voglio che mi apra un
conto immediatamente. Mentre si occuperà delle procedure avremo
tempo per conversare ... ed altro -
Clara iniziò immediatamente a cercare i moduli, ma il barone le
passò una cartellina dove era già tutto pronto e
perfettamente compilato poi posò sul tavolo la cartella ed
estrasse il denaro che doveva essere versato sul conto.
L’operazione era già ultimata, ma l’uomo disse:
- Ho parlato al direttore e sono autorizzato a trattenerti con la scusa
ufficiale di delucidazioni quindi stai comoda... -
Clara guardò attraverso i vetri dell’ufficio e vide il direttore
che le faceva dei gesti per indicare di accontentarlo poi vide il
barone estrarre dalla ventiquattrore delle puntine da disegno e disse:
- Mentre parliamo
ti metterai queste puntine sotto il sedere. Non agitarti e non
urlare
perchè sai dove ti trovi... poi ti infilerai questi aghi nel
seno
senza scomporti troppo -
La donna si sollevò leggermente dalla sedia, scostò la
gonna, mise le puntine e vi si sedette sopra. Provò un male
incredibile, ma
dovette resistere, poi, dopo aver controllato che nessuno guardasse
all’interno, si conficcò attraverso la scollatura gli aghi nel
seno: altro dolore. Rimase così ad attendere gli ordini
dell’uomo che le diede altri aghi ed ancora aghi. Lei doveva
continuare a conficcarseli ed il dolore aveva raggiunto un punto tale
da non essere più sopportabile in quella situazione dove non
poteva urlare nè agitarsi tanto senza attirare l’attenzione. -
La prego! Basta!!... sarò a sua disposizione dopo il
lavoro, ma non qui -
- Ora si alzi e si metta tra me e la vetrata - ordinò
l’uomo.
Clara eseguì. Alzandosi si staccarono le puntine dal sedere e fu
un sollievo, ma durò poco perchè appena si trovò a
fare da schermo a sguardi indiscreti le mani dell’uomo si avventarono
sui suoi seni già feriti dagli aghi e manipolati con forza,
provocando un dolore atroce. Dopo questo trattamento l’uomo concesse
alla donna di sfilarsi gli aghi.
Il barone, a questo punto, uscì senza dire una parola, fece i
complimenti al direttore per le capacità operative della donna e
se ne andò. Il direttore si avvicinò a Clara e disse che
era stato merito suo se
avevano avuto un nuovo buon cliente.
Erano appena passate le sei quando Clara, stravolta dalla
stanchezza e dallo sfinimento provocato dai due intrusi nel suo
corpo, suonò alla
porta di Roberto e si presentò nello studio. Quando l’uomo la
vide
capì che era in un stato pietoso. La fece spogliare e le tolse
subito
i lucchetti dalla mutanda. La donna si sfilò subito l’orrendo
strumento
ed iniziò a pulirlo con la lingua, come era suo dovere .
- Ora preparati che andiamo a fare delle spese - disse l’uomo.
Clara raggiunse la sua camera e iniziò a vestirsi con quello
che era stato preparato: un reggiseno con delle coppe al cui
interno erano state cucite delle puntine, delle calze scure, una
camicetta bianca, una gonnellina
a tubo molto aderente ed un paio di sandali dal tacco alto.
La donna ormai non si poneva più domande, sapeva che doveva
soffrire ed umiliarsi e accettava tutto con rassegnazione, ma ormai
provava innegabilmente anche piacere da quelle situazioni. Si
preparò di tutto punto e scese dal suo Padrone.
Roberto le si avvicinò e le massaggiò le tette attraverso
la camicetta provocando così l’entrata delle punte nella
carne delle mammelle poi costrinse la donna ad abbassarsi la gonna e le
serrò alla vita una cintura alla quale legò una
funicella sul davanti, la passò in mezzo alle gambe e la
legò dietro alla stessa cintura. Infine chiese alla donna di
rimettersi la gonna.
Clara era pronta ad uscire. Quando si mosse, lo sfregamento della
funicella sulla sua fica e sul buchino posteriore cominciarono a
diventare fastidiosi. Divenne pian piano un dolore insostenibile
dato che già per tutto
il giorno quelle parti erano state sottoposte ad una dura prova,
ma
resistette e il dolore si attenuò.
Percorsero un breve tratto in auto e si fermarono davanti ad un
capannone la cui insegna indicava una ditta di esportazione. Entrarono
e subito, invece di andare verso gli uffici, Roberto aprì una
porta di metallo. Scesero nel seminterrato ed un uomo si
avvicinò, salutò Roberto e le fece strada. Si trovarono
in un salone dove era presente tutto ciò che può
servire ad un sadico.
L’uomo chiamò - Barbara! Barbara! - e subito si
presentò un’affascinante donna bionda.
- Lei sarà la vostra assistente. Vi spiegherà e
proverà qualsiasi cosa sia in vendita - aggiunse l’uomo.
Barbara chiese che cosa avessero bisogno e la risposta fu praticamente
“di tutto”. Si informò se Clara era stata già portata al
dolore di quarto livello, ma Roberto rispose che era a malapena
al secondo.
- Seguitemi - disse Barbara.
Clara non aveva ben capito, ma seguì docilmente Roberto.
Barbara si fermò davanti ad un espositore con dei
morsetti: - Alcuni di questi, di diverso peso e tensione, sono
indispensabili. Li vuole far provare alla sua schiava o preferisce che
sia io a provarli? - disse la donna.
- Li indossi lei - rispose Roberto .
Senza fiatare Barbara si aprì la camicetta e ne serrò uno
al suo capezzolo poi si sollevò la gonna e ne applicò uno
alle labbra della fica e disse: - Sono perfetti per i primi
tormenti -
La donna li tolse e si avviò allo scaffale delle fruste: ce
n’erano per tutti i gusti, ma lei ne consigliò alcune. Lo stesso
fece negli altri reparti. Si soffermò solo al reparto falli dove
volle dare la prova indossandone di dimensioni enormi sia per la
fica che per il culo.
- Il resto quando la schiava sarà passata di livello - disse
Barbara dirigendosi al settore abbigliamento. Qui la scelta era davvero
difficile e chiese a Roberto cosa poteva interessare.
- Ho deciso di regalare a Clara un completo per pony, ne avete? -
chiese Roberto.
- Certamente - fu la risposta.
Si avviarono in un settore dove erano presenti tutti i tipi di
bardature in cuoio, finimenti, morsi. Sembrava, più che un
magazzino, l’anticamera di una stalla con una sola differenza:
era tutto in misure umane.
Roberto scelse un casco con morso e lo fece indossare
a Clara che non voleva quel casco che le imprigionava la testa
ed il morso in bocca che la faceva sentire un
animale, ma due potenti schiaffoni sul viso la convinsero e lui chiese
se invece del morso era possibile abbinare un dilatatore per bocca.
- Certamente, vado subito a prenderlo - disse Barbara
mentre allontanandosi. Ritornò subito con una specie di
museruola composta da un rettangolo di cuoio nero a cui era stato
fissato un enorme fallo di caucciù aperto all’interno e con dei
fori per permettere la respirazione quindi staccò
dal casco il morso e, tramite cinghiette di cuoio, cercò di
fissarlo. Un’operazione difficile dato che Clara non voleva prendere in
bocca quell’oscenità. Barbara allora con due dita
tappò le narici di Clara e quando aprì la bocca per
respirare le infilò a forza il fallo in bocca.
Clara respirava a fatica e soffiava dal naso poi riuscì a
controllare la respirazione e la cosa andò meglio.
Intanto Barbara aveva portato un corpetto interamente di cuoio e chiese
a Clara di spogliarsi per provare il capo e per regolarne le
misure. Appena si fu spogliata la bella commessa disse:
- Vedo che indossa un cilicio, ma è un po’ rudimentale. Se
vuole le posso consigliare quello che indosso io quando esco dal
negozio!
-
La risposta di Roberto fu affermativa e la donna si allontanò un
attimo. Tornò e, rammaricata, disse di averli finiti, ma, se le
andava
bene, poteva usare il suo per il tempo che serviva prima che ne
arrivassero
altri. Era uno strano oggetto formato da catenelle e pinzette e
chiese
a Clara se voleva provarlo.
- Sì... va bene...-
Barbara allora sciolse le funi e la cintura poi fece passare la
catenella alla vita della donna ed altre due catenelle intorno alle
cosce. Prese le pinzette, le serrò alle labbra della fica e le
fissò tramite altre catenelle alle cosce della donna in modo che
ad ogni movimento delle gambe avrebbero dilatato le labbra della fica
stessa. Infine aggiunse: -
- E se vuole che siano perfetti si può mettere una pinzetta sul
clitoride e fissarla alla vita così ogni donna che la
porta potrà soffrire sia quando è in movimento sia
quando è ferma perchè basterà il
movimento della vita con la respirazione per, dopo un’accurata
misurazione della catenella, provocare lo stiramento del clitoride -
Era una cosa mostruosa, ma entusiasmò Roberto che lo
acquistò subito e lo tolse da Clara che doveva ancora
provare
il corsetto. Dopo aver tolto il reggiseno la donna fu serrata in quel
corsetto
e Barbara fece una notevole fatica per legare le cinghiette sulla
schiena
di Clara che, ormai priva di ogni volontà, lasciava fare, non
curandosi
più di quanto stava soffrendo. Fu poi la volta della bardatura
al
seno, semplice e lineare: due strisce di cuoio che passavano
sopra
e sotto le tette ed al centro un anello in ferro a cui erano applicate
due
catenelle che arrivavano direttamente ai due capezzoli.
- Questi servono quando non porta le briglie, perchè,
visto che non porta il morso, le briglie vanno applicate direttamente
sul seno -
fu la spiegazione di Barbara.
Passarono poi alle scarpe e qui la scelta fu difficilissima per la
vasta quantità poi si dovevano scegliere delle scarpe
belle con tacco altissimo, ma resistenti, visto che sarebbero state
usate su qualsiasi terreno. Alla fine si optò per un bel paio
molto particolare. La donna aveva così il suo equipaggiamento.
Roberto e Barbara lasciarono che Clara si rimettesse in ordine
poi l’uomo disse che prendeva tutto quello che le era stato
mostrato. Pagò, prese i pacchi, uscì dall’emporio con la
schiava e, dopo un breve saluto
ai proprietari, ritornarono a casa
Appena giunti nel salotto di casa Roberto esordì:
- Ora vai in camera tua e ti prepari per la cena. Stasera rimaniamo in
casa e voglio che tu sia perfetta. Ti lascio scegliere l’abbigliamento:
indossa solo il nuovo cilicio. Ti concedo un’ora per prepararti-
La donna si avviò su per le scale ed, entrata in camera,
iniziò la cernita dell’abito e delle scarpe. Voleva
essere perfetta per
la serata, voleva essere amata da quell’uomo che la faceva soffrire
così tanto. Si era subito messa il cilicio e si accorse di
quanto fosse doloroso. Mise poi un reggicalze nero tutto ornato di
nastrini rossi, un paio di calze di seta nere che terminavano proprio
dove c’erano le catenelle del cilicio quindi un reggiseno senza
coppette che però spingeva verso l’alto le
mammelle mettendole maggiormente in mostra. Indossò una gonna
corta che arrivava giusto al bordo delle calze, molto aderente ed
un top che
fasciava il seno, quindi un paio di sandali neri con tacco alto.
Si rifece il trucco, si aggiustò i capelli e andò
all’appuntamento col suo Padrone. Roberto la vide entrare e rimase
colpito da tanta avvenenza. Le gambe della donna, sorrette da quei
microscopici tacchi a spillo, erano uno spettacolo in più.
La donna si mise a fare una piroetta per farsi ammirare in tutte le sue
parti poi fece un inchino e subito l’uomo l’abbracciò e le diede
un
bacio caldo e languido che lei gradì molto, poi prese la sua
mano
e la condusse nella sala da pranzo dove tutto era pronto per la cena.
Fu
invitata a sedersi a capo del tavolo.
Tutto sembrava svolgersi come una normale cena tra innamorati.
Suonò il campanello ed alla porta si affacciò la schiava
del barone che, coperta solo da pesanti catene, esibiva la prima
portata. Piedi nudi, catene alle caviglie e ai polsi che
permettevano solo di sorreggere il vassoio delle vivande; un collare di
ferro al collo e sulla bocca due morsetti stringevano le labbra. Con
molta fatica si portò vicino a Clara ed avvicinò il
piatto di portata. Dopo che la schiava si fu servita si avvicinò
a Roberto che servì personalmente. L’uomo prese dal tavolo
una delle candele accese e versò la cera bollente su un
seno della cameriera.
Si percepì solo un gemito, ma lei non si spostò anzi
girò il torso offrendo l’altro seno che ricevette subito la sua
razione di cera bollente. Altro gemito poi si allontanò e questo
fu il trattamento per tutte le portate della cena: prima il servizio
poi il bacio della cera bollente.
Terminata la cena i seni della povera cameriera erano interamente
ricoperti di cera solidificata.
Roberto chiese a Clara di ripulirli e di mettere alla cameriera una
decina di mollette da bucato al posto della cera.
Clara fece avvicinare a sè la cameriera e con dei
colpi decisi tolse la cera ormai secca; la sostituì con delle
mollette che stranamente si trovavano sul tavolo e la cosa le piacque
molto. Il tutto fu
piuttosto crudele perchè cercò proprio la parte
più dolorosa
delle mammelle. Quindi si alzò dalla tavola e si avvicinò
a
Roberto, lo abbracciò e baciò intensamente, prese una
mano dell’uomo
e la portò sotto la gonna sino alla sua fica dilatata dai
morsetti.
Lui non si fece pregare, iniziò un movimento di continui
passaggi
su quella fica e subito si trovò la mano intrisa di
caldi
umori. Senza ulteriori spiegazioni costrinse Clara ad appoggiare le
mani
al tavolo poi, alzatosi, si portò dietro la donna e, senza
ulteriori
preparazioni, infilò il suo membro in quella umida caverna senza
neanche
staccare i morsetti che dilatavano la vagina.
Era stata un’intrusione violenta, ma la donna dimostrò di
gradirla, anzi le era piaciuto moltissimo visto che si muoveva
all’unisono coi colpi che Roberto le infliggeva in modo sempre
più violento. Il dolore era forte, ma il piacere che stava
provando lo era altrettanto.
- Più forte, più forte... sono tua... fammi godere... -
diceva la donna presa in un vortice che non pensava di
raggiungere. Quasi nello
stesso momento in cui l’uomo schizzò il suo piacere anche la
donna
si sentì completamente svuotata: era venuta. Ora Clara percepiva
però
il dolore per quel rapporto così bestiale, le labbra così
a
lungo dilatate provocavano delle fitte indicibili, ma era comunque
soddisfatta e lo dimostrò subito abbracciando e
baciando Roberto.
- Adesso basta! Mettiti in ginocchio e baciami le scarpe... mi devi
ringraziare per averti dato tanto piacere... - disse il Padrone.
Clara ubbidì immediatamente. Ormai avrebbe fatto qualsiasi cosa
fosse piaciuta a Roberto.
La cameriera intanto era rimasta ferma assistendo a tutto e non
curandosi del dolore provocato dalle mollette ai seni.
Roberto autorizzò Clara a staccare quelle mollette
ed a licenziare la cameriera che si allontanò.
Roberto e Clara rimasero soli; l’uomo si sedette in poltrona mentre lei
restò in piedi davanti a lui.
- Vedo che inizi a trovarti bene nel tuo nuovo ruolo di schiava e noto
che il dolore e le umiliazioni non ti spaventano più -
- Io penso di amarvi... quindi qualsiasi cosa mi vogliate fare io
l’accetterò per il semplice motivo che so che vi
procura piacere -
- Ora potrai andare a riposarti, ma, se è vero ciò
che dici, vorrei che mi dimostrassi il tuo amore provocandoti
dolore -
Clara rimase un po’ sconcertata dalla richiesta, ma doveva dare una
prova di ciò che aveva appena sostenuto. Ci pensò su un
attimo poi prese la decisione: si sarebbe liberata delle pinzette del
cilicio senza aprirle.
Si mise in piedi davanti all’uomo, si sfilò la gonna ed
iniziò a dilatare le gambe. Le pinzette agganciate alle cosce
fecero una notevole resistenza. Stava provando un dolore incredibile,
ma non si arrendeva e continuava a dilatare le gambe sino a quando, con
un urlo inumano, riuscì a liberarsi di una molletta. L’altra
resisteva e non poteva più dilatare la gamba.
- La prego, mio Padrone, intervenga, me la strappi lei, la prego... -
Roberto prese fra le dita la catenella, diede uno strattone e la
pinzetta fu libera, ma il dolore che aveva provocato quasi fece svenire
la donna.
- Sono soddisfatto e credo che avremo un lungo ed appagante rapporto.
Ora però sono stato troppo stimolato e devo venire: avvicina la
bocca al
mio cazzo e vedi di rimetterlo a posto -
Clara si diede da fare e con veloci colpi di lingua portò
l’uomo sulla soglia di un orgasmo. Proprio mentre stava per venire
Roberto staccò il cazzo dalla bocca della donna e, sollevatala
per le ascelle, lasciò che ricadesse proprio sul suo
superbo arnese.
Clara si trovò cosi impalata e, sentendosi subito in
dovere di essere lei a condurre la danza, iniziò a muoversi
lentamente, ma con un’andatura regolare. Percepiva che l’uomo era sul
punto di venire e si
fermò un attimo poi riprese. Sentiva che il piacere la stava
travolgendo ed alla fine non riuscì più a controllare le
stimolazioni dell’uomo che venne in lei. Sentì l’onda
calda spandersi nel ventre. Era stato un rapporto breve ma
intenso. Ripresasi dal godimento si rese conto a che sforzi era stata
sottoposta la sua povera fica per tutta la giornata trascorsa.
Percepiva chiare sensazioni di dolore. Chiese se poteva ritirarsi e, ad
un cenno affermativo, se ne andò in camera sua.
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