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CAPITOLO 2
La donna ormai era certa, in cuor suo, che quei venti giorni a
venire sarebbero equivalsi, per intensità, ad una vita
intera e sentì nettamente un senso di paura scorrerle nelle
vene. Non aveva mai dovuto subire le volontà di
nessuno, ma ora era costretta a sottostare alle bizzarrie di quell’uomo
per riparare una leggerezza che si
stava rivelando, invece, molto più importante ...
Mentre rifletteva sulla situazione fu richiamata alla
realtà dalla voce dell’uomo:
- Quando sei a casa, dopo il lavoro, questo sarà il tuo
abbigliamento e deve essere sempre perfetto in tutti i
particolari. Ora, visto che passerai la serata con me, è meglio
che ti prepari. Ti attendo sotto nello studio... ti concedo solo dieci
minuti... poi ogni più piccola mancanza verrà
punita in maniera esemplare, come si conviene ad una nuova
schiava... -
Quello che ormai per Clara era un Padrone a tutti gli
effetti uscì dalla stanza lasciandola alle prese con la
scelta
dell’abito. La ricerca era difficile, ma l’improvviso ricordo di un
vecchio
film in costume le agevolò la scelta. Si tolse anche quei pochi
indumenti
che portava poi si mise un reggicalze molto stretto e la fascia
di
raso che stringeva un po’ la vita, ma nulla era paragonabile al
bustino
con stecche di balena che stringeva all’inverosimile sino a
renderle
un vitino da vespa. Al bustino era coordinato il reggiseno che spingeva
verso
l’alto le due mammelle che ora sembravano essere
notevolmente
aumentate di volume. Fu la volta delle calze nere di seta con la riga
dietro,
che arrivavano appena sopra il ginocchio, ma che fatica indossarle
col
bustino che impediva i movimenti.
Ora si trattava di scegliere la camicia e la gonna: per la prima
non ci fu problema, erano tutte abbastanza ampie e adeguate alla sua
corporatura, ma le gonne erano a tubo e con lo spacco, talmente
strette anche per lei che fu costretta a stringere ulteriormente il
corsetto. Finalmente riuscì ad indossare la gonna. Prese
poi un paio di scarpe e notò che erano proprio della sua
misura, ma con un tacco altissimo che era un vero e proprio
attentato alla stabilità della sua persona.
Cercò di rialzarsi dalla sedia, ma si sentì
completamente bloccata. Si domandò come avrebbe potuto camminare
in quelle condizioni... Iniziò a spostare un piede davanti
all’altro, quanto le permetteva la gonna stretta e subito
si accorse che, con brevi passetti, tutto diventava possibile. Sentiva
che la sua pelle, mentre lei si muoveva, riceveva come delle continue
frizioni dovute a tutte quelle costrizioni a cui era sottoposta.
Percorrere le scale fu un dramma, vista la sua
instabilità,
ma alla fine - e ne fu sorpresa e felice al contempo - raggiunse lo
studio
dove quella nuova figura maschile, entrata così prepotentemente
nella
sua vita, la stava attendendo.
- Stai benissimo e poi ti abituerai a camminare e a muoverti in quelle
condizioni, però stiamo iniziando molto male... eh sì...
ti avevo dato dieci
minuti e ce ne sono voluti cinque di più quindi tra
poco
avrai il tuo primo, meritatissimo castigo... Mettiti al centro dello
studio
e lascia cadere ai tuoi piedi la gonna - fu l’ordine tassativo
del
Padrone.
La donna ubbidì senza esitazioni e si trovò con il sedere
in bella mostra. Solo allora si accorse di non avere indossato le
mutandine per cui tutte le sue intimità erano
esposte senza pudori agli sguardi di Roberto che apprezzò
immediatamente l’inatteso spettacolo ed aggiunse:
- Ora riceverai tre colpi di staffile, ma non voglio sentire una parola
nè un lamento, intesi?... -
Nelle mani dell’uomo apparve una frusta molto corta che si
abbattè subito sulle natiche di Clara.
- AAAHHH!!! AAAHHH.... - Un urlo disumano uscì dalla
bocca di Clara.
- AAAHHHHH!!! AAAHHH!!! -.
- AAAAHHH.... AAAAHHH... AAAHHHH!!!!! -
Al terzo colpo il dolore, lancinante, divenne veramente
insopportabile.
Clara credeva che la testa le scoppiasse da un momento all’altro.
- Ma se fai tante storie solo per questo, non arriverai a
durare venti giorni, morirai prima... - disse
l’uomo con tono sarcastico,
ridendo e massaggiandole benevolmente con una mano la parte
colpita:
- Puoi rimettere la gonna e sederti in poltrona - furono le sue
momentanee volontà ed alla ragazza non rimase che
obbedire. Si sedette su una poltrona davanti al tavolino,
ma il dolore provocato dall’incontro con lo staffile continuava a farsi
sentire, le sembrava di essere seduta sui
carboni ardenti.
- Ora accavalla bene le gambe, metti le braccia dietro la
nuca e stai ferma, qualsiasi cosa io faccia... -
Roberto si avvicinò alla donna e le sbottonò la camicetta
lasciando uscire due splendide, spavalde tette.
- Si devono sempre vedere quindi ricorda: quando indossi
qualsiasi cosa lascia scoperta questa parte perchè io la possa
ammirare e all’occasione essere facilitato nell’accesso per
prendere agilmente possesso delle tue gustose
mammellone -
La donna cominciava a perdere il controllo della sua persona, ma
obbedì.
Lui prese fra le mani il seno sinistro ed iniziò a colpirlo con
il palmo della mano. Il dolore non era molto forte, ma
l’umiliazione, quella
sì, era tanta e lei non riusciva a
resistere al fatto che le mani di un estraneo potessero
percorrere il suo corpo con tale libertà. Cercò
quindi di sottrarsi a quel palpeggiamento, ma l’unico risultato
di questa ribellione furono due violenti ceffoni in pieno viso.
- Visto che non riesci a capire che devi fare tutto ciò che ti
si chiede... non mi rimane che punirti di nuovo... - L’uomo
parlando aveva depositato sul tavolino l’ago di una siringa.
- Ora prenderai quell’ago e te lo punterai nel seno sinistro. Se
ti rifiuterai mi vedrò costretto a frustarti il seno
finchè non lo farai comunque... quindi... -
Clara guardò con attenzione e paura l’ago, ma non si mosse, non
voleva dimostrare di essere stata annientata nella sua volontà,
ma subito dopo... :
- AAAAHHH!! AAAHH... che male, maledetto... - fu la reazione ad un
colpo diretto sui seni così ben esposti.
Roberto, presa di nuovo la mira, colpì con precisione, con un
frustino, le tenere mammelle.
- Bastardo! Non puoi pretendere che mi torturi da sola... -
fu l’azzardata risposta della donna che sentiva ormai un
dolore
atroce al seno, ma prima che avesse finito di parlare un terzo colpo si
abbattè sulle tenere carni e poi un quarto. Non resisteva
più: - Lo farò,
lo farò... ma ora smettila di colpirmi! -
La donna, prelevato l’ago, tolse la protezione che lo copriva e lo
avvicinò al seno sinistro. Ci vollero ben tre tentativi, vista
la scarsa forza che era riuscita ad imprimere all’ago per
introdursi nella sua carne. Fu un dolore accettabile e
di brevissima durata.
- Ora toglilo dal seno sinistro e infilalo in quello destro
-
Clara fece esattamente come le era stato ordinato e si accorse che il
dolore non era poi così impossibile da sopportare.
- Ora toglilo dal seno destro, fai uscire dal corpetto tutt’e due i
seni e, prima al sinistro e poi al destro, devi forarti i capezzoli!-
Clara iniziava a sudare e si accorgeva che l’uomo aumentava
sensibilmente la pressione psicologica sulla sua volontà insieme
al comportamento sadico, ma cercò ancora una volta di
assecondarlo.
Estrasse dal corpetto la morbida massa dei seni e si accinse a
forare il capezzolo che però resisteva all’introduzione
dell’ago. Il dolore stavolta era forte, ma dopo poco
riuscì nell’intento ed anche per il capezzolo destro
non fu certo piacevole...
- Inizi a fare dei progressi, mi compiaccio... vedrai che alla fine non
sarà solo dolore, diventerà anche piacere... Devi solo
darmi
modo di poter operare adeguatamente su di te per qualche giorno.
Ora
devo uscire e tu dovrai riposare per la giornata di lavoro
che
ti aspetta domani, quindi ora vai a nanna... avanti... -
Condusse la donna nella sua camera, la spogliò con
attenzione e constatò che quel bellissimo corpo era tutto
segnato da pieghe nella pelle dovute all’eccessiva stretta provocata
dal bustino, ma le ricordò che col tempo anche il suo corpo si
sarebbe abituato a indossare abiti così aderenti; la donna,
nuda, voleva lavarsi e andare al bagno prima di coricarsi
perciò Roberto la portò nel bagno attiguo
alla sua camera ed attese che si lavasse continuando ad
osservarla anche durante i suoi intimi bisogni corporali.
Per Clara non ci fu vergogna per quella situazione. Ormai il
pudore, in quelle poche ore, l’aveva abbandonata
completamente.
Tornarono in camera e l’uomo stese una coperta sulla rete del
letto poi fece sdraiare la donna, le mise una manetta al polso
destro e lo fissò alla spalliera metallica del
letto.
- Ti chiamerò domattina alle sei e trenta così sarai
sicuramente pronta per il lavoro. Se nella notte avrai bisogno di
andare al bagno, mi dispiace: la dovrai trattenere o fartela
addosso... Per ora è tutto... buona notte
-
Sorgeva l’alba e quella appena trascorsa era stata per Clara una
notte costellata da incubi. Non potersi muovere per le manette, con
solo quella coperta che la separava dalle molle del letto che
continuavano a cigolare, era stato un vero inferno. Aveva patito
anche il freddo, così nuda e senza possibilità di
coprirsi. Non capiva come avesse potuto resistere.
Aveva cercato di pensare che tutto sarebbe finito in venti giorni, che
quella che stava “subendo” era il giusto prezzo da pagare per una
leggerezza... non
troppo leggera, ma era il come far trascorrere quei giorni che la
assillava. Doveva resistere se voleva avere ancora, poi, una vita
normale e tranquilla.
Roberto entrò nella camera portando una tazza di
caffè che porse alla donna. Lei non si fece pregare e la
sorseggiò. Intanto si era seduta attendendo che l’uomo le
levasse le manette per potersi dirigere come un razzo verso
il bagno. Restò un tempo incredibilmente
lungo sulla tavola del water e non si preoccupò
minimamente
del Padrone che era entrato a controllare.
Si lavò accuratamente, tornò nella sua camera ed attese.
- Ora puoi prepararti per il lavoro. Mi raccomando: se
stasera non torni o se cerchi di dire qualcosa in giro, la tua
situazione si concluderà tragicamente nel modo che sai...
Per l’ufficio ti ho portato un abito normale, di particolare porterai
solo questa... - disse l’uomo mostrandole una particolare mutanda in
cuoio con cinghiette e borchie, che si affrettò ad aprire in
modo che la donna la indossasse subito.
Lei si avvicinò e cercò di infilare quello strano
indumento. Quando arrivò alla tenera pelle della fica si accorse
che quelle borchie a contatto con la vagina provocavano un
notevole fastidio.
L’uomo sistemò le cinghiette alla vita serrandole in maniera
tale che provocassero quasi un solco sul ventre della donna, causando
ulteriore fastidio. Mise poi due lucchetti e, in questo modo,
quell’orribile strumento non poteva essere tolto se non se ne possedeva
la chiave.
La donna si mise in piedi e si accorse di quanto era fastidioso avere
quella specie di cintura di castità da portare per tutto il
giorno. Provò a camminare ed il continuo sfregamento
nelle sue parti sensibili fu alquanto doloroso. Era necessario, in
quello stato, camminare con le gambe leggermente aperte.
Era chiaro che tutti, sul lavoro, si sarebbero accorti che qualcosa non
andava, ma preferì non pensarci.
Si vestì, prese la sua borsa e si avviò per uscire
quando intervenne Roberto: - Portati anche uno di questi aghi
così durante la giornata, se penserai a me, te lo potrai
infilare e prepararti così ad un’altra seratina... Ora vai! -
Clara posteggiò l’auto nel parcheggio della Banca
poi si avviò a piedi, con incedere tentennante, per
l’ultimo tratto di strada. Entrata nella Banca, una collega
le chiese se si sentiva male e lei rispose che, essendo in “quei
giorni”, aveva semplicemente trascorso una pessima
notte e ne stava risentendo fisicamente.
Si sedette alla sua scrivania ed iniziò a lavorare.
I clienti andavano e venivano e Clara, indaffarata com’era,
riusciva per fortuna ad essere un po’ distratta dal continuo
fastidio. Il dolore, infatti, per fortuna si stava trasformando in
fastidio, provocando, ogni tanto,
piccole stimolazioni sessuali.
Trascorse con questo assillo quasi tutta la mattinata e verso
mezzogiorno ricevette la telefonata del suo ragazzo che le chiedeva
dove era sparita, la sera precedente. Clara (proprio come aveva
concordato col nuovo
Padrone) gli spiegò, senza dar modo di controbattere, che per
qualche
tempo era meglio non vedersi. Andò a pranzo e divorò un
piatto
di spaghetti provocando una certa
ilarità da
parte dei colleghi presenti, visto che normalmente lei mangiava solo
del riso
bollito e della frutta per mantenere intatta e scattante la
sua
figura.
Tornata alla postazione di lavoro si accorse che quel continuo
sfregamento stava provocandole, oltre ad un ormai sopportabile
tormento, vere ondate di piacere che faceva sempre più
fatica a controllare. Fu distratta da una nuova telefonata di Roberto:
- Ora prendi l’ago, vai in bagno e inseriscilo nei capezzoli. Cerca di
non urlare perchè potrebbero sentirti... -
Clara era sconcertata: non riusciva a capire perchè l’uomo
volesse da lei qualcosa che poi non poteva comunque
controllare. Ci pensò per un attimo, continuando a
lavorare, ma non trovò risposta...
Alla fine, quasi fosse telecomandata mentalmente, decise di fare
ciò che le era stato imposto. Prese l’ago e si diresse verso il
bagno, entrò, chiuse a chiave, estrasse dal
reggiseno le belle e già martoriate tette e piantò,
prima con delicatezza poi con più forza, l’ago nel
capezzolo sinistro. Fu come una stilettata, ma si morse le labbra e non
gridò. Poi operò allo stesso modo sul
capezzolo destro: altro dolore... ma non solo...
Si ricompose ed uscì dal bagno. Non sapeva ancora
bene perchè l’avesse fatto, ma cominciava a capire
che non le
era dispiaciuto affatto. Sentiva un leggerissimo dolore che provocava
in
lei un forte desiderio di massaggiarsi le mammelle e che, aggiunto al
continuo
massaggio alla fica, stava provocando in lei una forte
eccitazione
sessuale che però andava assolutamente repressa
prima
che qualcuno se ne accorgesse.
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