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I CONTI TORNANO
All’interno della Banca Centrale, quel pomeriggio, c’era la
solita atmosfera. Chi prelevava denaro, chi ne depositava, chi chiedeva
informazioni, chi doveva delegare al pagamento di bollette...
Roberto Perugini, un cinquantenne ben vestito, portamento
elegante e - a giudicare dall’orologio che indossava e da
altri piccoli, ma significativi
particolari - con buone disponibilità finanziarie, si
avvicinò
al primo sportello libero e chiese all’impiegata il saldo
di
un conto mostrandole su un foglietto il relativo numero.
La giovane donna lesse il numero e, come già
migliaia di volte aveva fatto, lo digitò sulla tastiera del
computer. Attese la schermata sul terminale, stampò il saldo e
movimenti richiesto e consegnò il foglio all’uomo.
Normale routine, per l’impiegata, fino a quel momento...
Il cliente si allontanò un attimo e confrontò
il saldo con una piccola agendina elettronica. Dopo qualche minuto si
avvicinò nuovamente alla cassiera dicendo che
doveva di sicuro esserci un errore, che i conti non quadravano.
- Cose che possono succedere... ma per favore controlli di nuovo
- disse l’uomo cercando di sdrammatizzare l’accaduto.
La giovane ricontrollò fiduciosa, ma il risultato, identico a
prima, non fu soddisfacente.
L’uomo chiese di parlare col direttore che controllò il
conto e vide che in effetti non avvenivano movimenti da parecchio
tempo. Indicò una scrivania dove una giovane impiegata si
occupava appositamente di questo tipo di conti poco “praticati”.
Il signore si sedette ed attese che l’impiegata arrivasse; giunse
quasi subito e lui, nell’intimo, non potè fare
a
meno di constatare quanto fosse bella e sensuale quella donna.
- Mi dica... qual è il suo problema? - esordì
gentilmente la giovane donna.
- Sono qui per questo mio conto... appare erroneamente un
prelievo di quasi 50 mila euro da me mai effettuato
- rispose il signore con tono sicuro e calmo.
- Impossibile! D’altra parte è tutto registrato... ma
controlliamo subito. Mi dia l’esatto numero del conto per
favore... -
- Ecco... il numero è questo: 5550-01-02... -
Ascoltando quel numero la giovane rimase impietrita. Non aveva
più bisogno di chiedere conferma al computer, sapeva già
benissimo dove erano finiti i soldi mancanti: nelle sue tasche!
Tramite un prelievo interno si era appropriata di quella somma, messa
alle strette da un debito che richiedeva un immediato saldo, sicura, in
cuor suo, di poterla restituire già dopo qualche giorno, grazie
alla vendita di una casa di proprietà. Aveva usato proprio quel
conto perchè da moltissimo tempo le operazioni
erano ferme e quindi era minimo il rischio di venire scoperta.
Aveva dovuto racimolare quei soldi, a
saldo di un debito contratto tempo prima, ma visto che i
creditori erano
degli strozzini e non potendosi rivolgere direttamente alla banca
per
paura di perdere il posto, aveva studiato quella soluzione non
certo
tranquilla nè legale, ma era per pochi giorni ed era l’unica
soluzione
momentaneamente possibile...
Il cliente, senza bisogno di ulteriori parole, intuì
immediatamente che era successo qualcosa di strano e chiese
all’impiegata,
una volta per tutte, una chiara ed eloquente
spiegazione
sull’accaduto.
- Vede... sono io la causa di tale ammanco, ma risolveremo
immediatamente la cosa... - disse la ragazza a voce bassa e
con comprensibile vergogna.
Clara, la bella impiegata, alzò subito la cornetta del
telefono e chiamò l’agenzia che trattava la vendita del suo
immobile: voleva avere nuove informazioni - sperava positive - al
riguardo. Ma l’immediata risposta fu che necessitava ancora di una
ventina di giorni per definire la
vendita ed avere i primi soldi in acconto.
A questa notizia Clara quasi svenne.
Il direttore di filiale, da lontano, si accorse che qualcosa non andava
e si avvicinò alla sua scrivania.
- Va tutto bene, la signorina ha avuto un mancamento, ma non ci
sono problemi per il conto - disse Perugini rivolgendosi al direttore.
Poi attese che si allontanasse e parlò con la ragazza: -
Non mi è difficile capire che ci sono dei problemi seri da
risolvere e l’ultima cosa che vorrei è che lei
perdesse il posto... Se possiamo trovare un accordo... Più
delle denunce penali le consiglierei di passare dal mio ufficio stasera
verso le cinque, quando smetterà di lavorare e
vedremo di trovare adeguata soluzione al problema... - e le
consegnò il suo biglietto da visita.
- Sì, verrò sicuramente... - disse lei salutandolo,
speranzosa che tutto si sistemasse al più presto
senza
spiacevoli ripercussioni personali.
Alle cinque e mezza del pomeriggio Clara suonò il
campanello della casa di Roberto Perugini, nei sobborghi della
città: una villetta a due piani con un grande parco intorno. Era
un po’ isolata, ma sicuramente facile da raggiungere vista la
vicinanza alla tangenziale della città.
- Sono Clara, l’impiegata della Banca... - si presentò al
videocitofono.
Non ci fu risposta, ma uno scatto della serratura fece
aprire immediatamente la porta.
La ragazza si avventurò all’interno dell’edificio e
scoprì un ambiente sobrio ed essenziale, ma a modo
suo elegante.
Attese pochi attimi e dalla porta dello studio apparve Roberto
che la invitò ad entrare: - Si accomodi e mi spieghi meglio
quanto è accaduto... -
Clara si sedette davanti ad una scrivania ed iniziò
a spiegare le sue ragioni riguardo allo spiacevole fatto.
Roberto era attento a tutto ciò che lei diceva,
seppur distratto da tutte quelle grazie ben confezionate in un
attillato abitino estivo.
- Ora è tutto più chiaro... Da parte mia preferisco
venire subito al sodo, senza inutili preamboli... il
problema
è: lei è in grado di restituirmi immediatamente il
denaro
di cui si è indebitamente appropriata o mi devo rivolgere al
magistrato
per definire legalmente la questione? - fu il secco commento di
Roberto.
- No... purtroppo potrò renderle l’intera somma solo fra una
ventina di giorni - rispose Clara con una dose di imbarazzo.
- Se è così... le cose per lei si complicano... non vedo
ulteriori soluzioni: telefonerò immediatamente ai carabinieri
e li informerò dell’accaduto -
- Ma così mi rovina!... Abbia pazienza qualche giorno, la
prego... cercherò di restituirne almeno una parte...
guardi, farò qualunque cosa, ma non mi denunci... la
scongiuro... - implorò Clara.
- Mi ascolti bene... Le propongo uno scambio: lei contro i 40
milioni... -
- Ma... è semplicemente un ricatto! E poi sappia che non sono
una prostituta... - balbettò incredula Clara.
- Bene... se questa è proprio la sua ultima parola possiamo
anche chiudere qui la questione... - Roberto
impugnò la cornetta e cominciò a comporre il numero del
comando di polizia.
- Nooo! Si fermi... accetto questo ricatto osceno, credo di non avere
scelta... ma... - intervenne Clara comprensibilmente
demoralizzata.
- Sia ben chiaro sin da ora che quando dico “lei” intendo non una
semplice scopata, ma averla ai miei ordini per un periodo da
stabilire
e comunque di almeno venti giorni, sino a quando non sarà
in
grado di restituirmi il denaro. Il suo corpo a garanzia del...
chiamiamolo
“prestito”... Sono stato chiaro? -
Clara non capì bene cosa nascondessero le parole
di quell’uomo, ma percepiva che c’era sotto
sicuramente qualcosa di strano, forse di orribile.
- Vuoi rispondere allora, stupida donna?... - disse l’uomo passando
senza esitazioni al “tu” - Se accetti, e non credo che tu abbia grandi
alternative, diventerai per venti giorni la mia puttana personale e non
potrai opporti in nessun modo, altrimenti ti troverai in galera in meno
tempo di quanto pensi.
Voglio una risposta!... Adesso! -
- La risposta è... sì... accetto di essere sua per
questi venti giorni -
- Bene allora... adesso, a scanso di ripensamenti, firmerai una
dichiarazione dove ti assumi la responsabilità di avermi
derubato -
Nell’arco di pochi secondi, come in un lampo, Clara
percepì che la sua vita stava per prendere una piega
davvero pericolosa: mettersi nelle mani di quell’uomo era da
incoscienti, ma lei non vedeva alcuna alternativa valida. Dopo aver
firmato la dichiarazione di colpevolezza, poi, la
situazione era peggiorata ulteriormente, non c’era più modo di
tornare
indietro.
Chissà cosa voleva quell’uomo di così
particolare proprio da lei! Lo scoprì subito,
suo malgrado.
- Vedi Clara... ormai a te posso, anzi devo dirlo: io sono un
vecchio un po’... sadico e mi diletto, quando ciò
è possibile, a far soffrire e ad umiliare le giovani e belle
donne come te... Ed ora dimmi: vivi ancora con i tuoi genitori? -
- No... mamma e papà stanno ad Ancona ed io sono qui
per lavoro. Vado solo alcune volte a trovarli, appena ho un po’
di tempo... -
- Hai parenti, amici o magari un fidanzato qui?-
- Sì, ho un ragazzo, Giordano, da circa due
anni e ci vediamo quasi tutte le sere -
Roberto si alzò, si sedette al fianco di Clara ed
iniziò a spiegarle che si sarebbe dovuta trasferire da lui e che
avrebbe dovuto telefonare
al fidanzato dicendogli, in modo convincente, che
desiderava assolutamente
prendersi un periodo di riflessione sul loro rapporto e quindi
lui
non avrebbe dovuto cercarla per un po’. Si sarebbe fatta viva lei
quanto
prima...
- Alzati ora, che voglio ammirarti! -
Ancora inebetita Clara ubbidì, si alzò ed
attese.
Roberto, in piedi, iniziò a girare intorno alla giovane donna
sfiorandole i capelli neri, quasi a soppesarne la sofficità poi
con una mano scese lungo la schiena sino al sedere ed iniziò a
palparlo. La fece quindi girare e si trovò davanti un bel
viso appena truccato con
lineamenti gentili, rigato già da qualche
lacrima.
Clara era combattuta tra il dover accettare
quell’ispezione e il ribellarsi ed alla fine reagì
allontanandosi di scatto.
- Non intendo sottopormi ad ulteriori umiliazioni... mi denunci se
proprio vuole!... - furono le parole inviperite della donna che, in
cuor suo, sperava che l’uomo che aveva davanti ridimensionasse la
questione proponendo un’alternativa.
Ma invece...
- Bene, se è quello che vuoi non esiste problema...
mettiti pure comoda ed attendiamo le forze dell’ordine... Certo avrai
considerato che poi per te non esisterà più nessun
lavoro possibile visto che nel tuo bel curriculum ci sarà
scritto che sei semplicemente una ladra... -
Clara sapeva benissimo che tutto ciò era verosimile...
anzi una realtà imminente; inevitabilmente aveva ben
chiaro nella sua mente la pessima situazione che le si prospettava, ma
ancora riteneva eccessivo dover resistere a quella
situazione di depravazione che si prefigurava, e per ben venti giorni.
Non sapeva proprio che fare, ma si vedeva costretta a
decidere qualcosa ed in fretta.
L’uomo si era già avvicinato al telefono e, per la seconda
volta, si accingeva a mettere in atto ciò che
aveva minacciato.
- Maledizione!... maledizione... va bene...
accetterò tutto per questi maledetti venti
giorni, ma non sono una puttana, lo ricordi e mi tratti da
donna... se vuole, il mio corpo sarà suo, ma la
prego... non mi umilii più in questo modo... -
furono le parole supplichevoli della donna.
- Carissima Clara... ascoltami bene una volta per tutte: se
volessi una semplice serata d’amore non avrei certo bisogno di te... io
voglio qualcosa di molto particolare, l’hai capito no?!...
quindi, se accetti, per te
ci sarà solo una vita da schiava per il periodo
concordato e non farmelo ripetere... cominci a seccarmi con
i tuoi piagnistei. Quindi ora, senza tante storie, togliti
il vestito e mettiti a mia disposizione.
È un ultimatum... Sono stato abbastanza chiaro? -
Clara, per il momento, si era rassegnata, non vedeva un’alternativa
valida per poter salvare la faccia. Si sfilò il vestito e
lasciò che l’uomo continuasse su di lei l’umiliante
perquisizione; le sue mani presero possesso delle due coppette del
reggiseno bianco ed iniziarono a torcere ed a schiacciare le tette che,
visto il loro notevole volume, debordavano da quel minuscolo indumento,
poi un breve passaggio sul monte di Venere protetto da uno slippino
bianco trasparente che faceva intravvedere una foltissima peluria
castana.
- Ora ti illustrerò un piccolo decalogo sulle cose
che dovrai fare: per cominciare stanotte sarai mia ospite. In
casa c’è tutto il necessario anche per una donna. Domani
andrai a lavorare normalmente poi, quando avrai finito,
passerò io a prenderti ed andremo a fare spese. Ora seguirmi: ti
indicherò la camera dove trascorrerai la notte -
Clara, rassegnata, senza più ribellarsi, seguì l’uomo.
Salirono le scale e le fu indicata una camera in fondo al corridoio,
aprì la porta e si trovò in un ambiente desolante
con un letto senza materasso, solo delle reti, una poltrona che aveva
visto tempi migliori, una
lampada ed un piccolo tavolino. Nessuna finestra ed una sola porta.
L’uomo le indicò la porta e Clara aprì: si trovò
in una piccola camera appena illuminata, con una parete
coperta da un gigantesco armadio. L’altra parete era ricoperta da
qualche specchio ed al
centro della camera c’era una sola sedia.
- Apri l’anta destra dell’armadio e troverai tutto il tuo
corredo per le giornate che passerai qui da me. A sinistra troverai
tutto l’occorrente per rendere il tuo soggiorno
più piacevole -
La giovane eseguì gli ordini e vide un’incredibile
collezione di abiti femminili che sembravano risalenti alla fine degli
anni quaranta, poi corsetti, reggiseni, reggicalze, calze e scarpe con
tacchi vertiginosi. Aprì subito l’anta di sinistra e, con
crescente stupore ed un brivido di paura, vide una nutrita collezione
di fruste, catene, museruole, collari, catenelle, pesi: tutto il
necessario, e anche di più, per un vero sadico.
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