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La stanza che li ospita
è davvero impressionante: molto “calda” per il sapore di sesso
che emana ed allo stesso tempo molto “gelida” per gli strumenti di
tortura in bella mostra. Dal soffitto vengono giù due catene con
alle estremità dei bracciali che presto serrano i polsi di
Nicolò. Per fermare le gambe ci sono pronte due cavigliere che,
tramite una barra, tengono divaricati gli arti inferiori del nuovo
schiavo.
“Charlie!” La voce di Gilda
è invitante, ma anche decisa ed autoritaria. Charlie sparisce
dalla vista di Nicolò e si reca al piano di sotto al cospetto
della sua Padrona.
“Hai fatto tutto per bene?”
“Sì, mia divina creatura”
“Bene, allora portami dal mio
nuovo giocattolo, tu sai come...”
“Sì, mia divina creatura”.
Charlie ha così il nuovo e
pesante compito di condurre per la casa la sua Padrona a cavalcioni
sulla schiena, questa volta però deve farlo in salita, salendo
le
scale e fino alla stanza delle torture. Con molta fatica e qualche
cedimento arriva a destinazione. Gilda non si scompone, scende dalla
sua
schiena e va verso Nicolò: “Oh, ma come sei attraente legato,
nudo come un verme! Vorrei subito occuparmi di te, ma devi scusarmi: ho
prima una bella punizione da somministrare a Charlie: lo sai che
è stato un vero incapace, non è riuscito a portarmi da
sotto fino a qua sulla schiena! Ma ti pare possibile che una regina
come me debba subire quegli strattoni e quei sobbalzi da un cavallo
incapace?”
“No, mia splendida creatura”.
“No, vero? Tu sapresti fare di
meglio?” “Non lo so”.
“Non lo so... e basta?”
“Non lo so, mia splendida
creatura”. “Altra dimenticanza. Ricordatela per dopo, ora vado da
Charlie”.
Gilda si volta e si dirige verso
Charlie, prostrato con la fronte a terra; spera in un perdono, sa bene
dove ha sbagliato. Spera, ma inutilmente. “E tu, non credi di non
essere
stato all’altezza del tuo ruolo di schiavo-cavallo?”
“Ha ragione, mia divina creatura,
non ne sono stato degno, mi perdoni”. “Che stupido! Quando mai ti ho
perdonato? Non mi chiamo mica Gesù Cristo! Io punisco gli
errori dei miei schiavi, non li perdono!”
Detto questo va verso un mobile
della stanza e prende un barattolo abbastanza grosso, ne versa il
contenuto intorno alla stanza tracciando un percorso circolare.
“Bene Charlie, adesso, tanto per
abituarti a fare bene il cavallo, dovrai girare per la stanza seguendo
il percorso che ho tracciato. Ovviamente dovrai trottare ‘sopra’ le
pietroline e non ‘intorno’. Intesi?”
“Sì, mia divina creatura”.
Charlie, a testa bassa e con passo lento, si avvicina al “circuito”.
Anche se masochista e già abituato a subire, quella tortura gli
sembra assai forte e non sa se riuscirà a sopportarla. Ma deve
farlo, non ha alternative. Guarda gli stivali della sua
Padrona-aguzzina, tanto per racimolare un po’ di coraggio dal suo
feticismo e poi posa le mani e le ginocchia sulle pietroline: soffre
evidentemente mentre l’aguzzina Gilda ghigna sadicamente.
“Beh? Se aspetti prolunghi soltanto
il tuo tormento. Forza, al trotto!”
Passo passo inizia a percorrere il
circuito perverso, lamentandosi senza
fine.
“Andiamo, su, più veloce!”
Gilda lo sprona, ma ancora Charlie non ce la fa ad accelerare il ritmo.
Una lunga frusta, di quelle da domatori di leoni, appare nelle mani di
Gilda che la usa su Charlie. Lui urla, implora pietà, ma Gilda
non fa che eccitarsi di più e frustarlo con maggior vigore.
Nicolò trema per il timore
di dover subire anche lui una tortura del genere, il suo corpo è
percorso da brividi, ma assistere a quella scena da spettatore, con la
donna imponente vestita in modo sexy che fa soffrire
all’inverosimile il suo schiavo costringendolo a pene dolorosissime, lo
eccita.
“Ah, cavallo, corri più
veloce”. La voce di Gilda si alza ed esce eccitata, fino a che Charlie
aumenta il ritmo e quasi corre sui sassolini che penetrano nella sua
carne. Guardando il suo schiavo trottare a quel modo, lamentandosi e
piangendo, Gilda smette di colpirlo con la frusta e con il manico di
questa prende a masturbarsi, godendo proprio di fronte a Nicolò.
Il ragazzo legato si eccita paurosamente a quella visione e
desidererebbe essere toccato per poter godere anche lui in
quell’orgasmo
che respira nell’aria. Ma da lì a poco si troverà in una
situazione tutt’altro che vicina all’orgasmo fisico.
“Oh, schiavetto Nicolò,
eccomi finalmente a te. Hai una vaga idea di cosa ti aspetta adesso?”
“No, mia splendida creatura”.
“Beh, credo comunque che tu sia
cosciente del fatto che stai per subire una punizione”.
“Sì, mia splendida creatura”.
“Allora vediamo come funziona la
tua memoria: quali sono gli errori che hai commesso?”
“Ho sbagliato nel risponderle, mia
splendida creatura”.
“Giusto. Che altro?”
“Ho sbagliato qualcosa nel
vestirla”. “Solo ‘qualcosa’? Hai commesso gravissimi errori che io non
tollero! Che stupido che sei: dici di aver sbagliato ‘qualcosa’! Ma che
razza di imbecille sei! Se non sei nemmeno in grado di vestire una
donna...”
“Ha ragione, mia splendida
creatura...”
“Su questo non ci sono dubbi ma ora
devo punirti e mi divertirò un sacco nel farlo. Hai paura?”
“Molta, mia splendida creatura”.
“Puoi sempre chiedermi
pietà, farti slegare ed andare via...”
Nicolò non risponde, sta
cadendo sempre più in basso.
“Beh? Non rispondi?” Mentre dice
questo Gilda dà dei colpetti leggeri sulla punta del
membro
di Nicolò con il suo frustino. Un’erezione completa è la
risposta di Nicolò.
“Oh, caro, allora questo vuol dire
che ti piaccio e che vuoi restare con me?” “Si, mia splendida
creatura”.
“E posso farti tutto quello che
voglio?” “
“Si, mia splendida creatura”.
“Posso punirti facendoti soffrire
come un cane?”
“Mi faccia tutto quello che vuole,
mia splendida creatura”.
“E dopo mi leccherai i piedi fino a
che non avrai più saliva sulla lingua?”
“Sì, mia splendida
creatura”.
“Allora ammetti di esserti
comportato male?”
“Sì, mia splendida creatura,
mi punisca, la prego!”
Nicolò sta precipitando nel
baratro della sottomissione completa ed urla, implora di essere punito.
Gilda prende degli attrezzi, che
poi si rivelano essere un anello, da stringere intorno ai genitali di
Nicolò, con una catena, ben predisposta per attaccarci dei pesi.
Ad uno ad uno vi vengono applicati, tirando sempre di più gli
ammennicoli dello schiavo verso terra. Non vengono risparmiati neanche
i
capezzoli: due belle mollette, anch’esse con pesi annessi. Poi
finalmente per Nicolò un po’ di sollievo, con la mano di Gilda
impegnata nel dilettare il dildo dell’uomo. Con notevole fatica, alla
fine la donna riesce a far raggiungere la completa erezione a
Nicolò, sorride e va a prendere uno sgabello vicino. Si
siede davanti a lui, divarica le gambe e conduce il sesso dello schiavo
verso il suo: “Ora, da bravo, ti scopi la tua Padrona. Non è
un bell’onore per te?”
“Sì, mia splendida creatura,
ma se mi libera posso darle maggior piacere”. “Neanche per sogno. Solo
così potrai darmi il massimo del piacere. Non saresti in grado
di
fare di meglio. Ma ora non parlare, scopami”.
Ad ogni colpo vuol dire, per il
povero Nicolò, strapazzarsi i genitali ed i testicoli, sempre
costretti dai pesi.
“Avanti, verme, datti da fare,
fammi vedere quanto sei maschio!”
Nicolò fa del suo meglio e
ci sta provando davvero piacere. Più sente fitte lancinanti
sulle
parti doloranti e più sente di dover dare colpi alla sua Padrona.
Proprio in quel momento si sentono
dei rumori e degli uomini fanno irruzione nella stanza. Sono tre
poliziotti in divisa da motociclisti.
“Fermi tutti dove siete! Bene,
bene, eccola qui la nostra puttanona, ancora intenta a divertirsi. La
tua attività di troia continua, eh? Lo sai che ti porta qualche
problemino con la legge, vero?”
La prende per i capelli tirandole
la testa all’indietro. “Sì, signore, ma la prego, mi lasci
stare”.
“Certo, come no. Potrei farti un
verbale e sbatterti in galera a te ed i tuoi amici pervertiti”.
“No, la prego!”
“No, e cosa saresti disposta a
fare, per evitare questo, sentiamo...”
“Tutto quello che volete!”
“Ok... Allora, togliti da questo
frocio”. La trascina per i capelli in ginocchio, poi la fa fermare e le
sbatte la faccia contro la patta dei pantaloni: “Tiramelo fuori, troia
del cazzo e fammi un bel servizio. Così ti paghi l’infrazione!”
Il secondo poliziotto le si
avvicina, si tira fuori il membro e lo mette nelle mani di Gilda che
senza esitazione prende a masturbarlo. Il terzo va verso Charlie e lo
trascina per i capelli fin davanti a Nicolò. Lo fa sedere per
terra, con la faccia proprio davanti ai genitali dell’uomo legato. Si
sistema dietro Nicolò e con la suola dello stivale preme il
sesso
di Charlie contro il pavimento. Il primo poliziotto si sfila la cintura
dei pantaloni e con quella batte Gilda. Sono colpi duri dati con poca
maestria dell’uso della frusta. Quando si avvicina all’orgasmo arriva
il peggio; prende la cintura dalla parte opposta e colpisce dalla parte
della fibbia. Gilda urla ed i suoi gemiti non fanno altro che dare
vibrazioni - e quindi maggiore eccitazione - al membro del poliziotto,
che viene in pochi istanti inondando la bocca della Padrona umiliata.
Questa viene subito fatta sdraiare a pancia in su ed il secondo
poliziotto si affretta a penetrarla, partendo con una secca operazione
a stantuffo.
Il primo poliziotto va verso
Nicolò: “E tu? Vorresti essere al suo posto e trombarti la tua
Padroncina, non è vero? Ah, già, dimenticavo... a te
piace
solo soffrire, non vorresti mai abusare della tua puttanona...” Detto
questo, viene liberato dalle catene e fatto mettere carponi sul
pavimento. A forza, gli altri due poliziotti lo costringono a mettere
la
testa per terra, proprio sotto la penetrazione della coppia. “Lecca
ovunque, masochista del cazzo! Fai vedere alla tua Padrona come sei
servizievole, lecca!”
Nicolò è schifato, ha
davanti a sè il membro del poliziotto che stantuffa nel sesso
della sua Padrona. Spronato da secche cinghiate sulla schiena, comincia
a leccare il coito, accogliendo nella sua bocca qualche umore che
fuoriesce dai due sessi.
Mentre Charlie viene obbligato a
ripulire il sesso del primo poliziotto, il terzo si occupa del culetto
di Nicolò, sodomizzandolo senza ritegno. Nicolò implora
di
smettere, quella umiliazione è troppo forte per lui. “Senti un
po’, frocetto, se non stai fermo ti faccio passare tanti di quei guai
che nemmeno ti immagini...”
Intanto il secondo poliziotto
sta godendo dentro Gilda e già Nicolò vede alcune gocce
di
sperma uscire dalla vagina della donna. Il tipo si rialza, ripulendosi
il membro con i capelli di Nicolò, poi questi viene invitato a
ripulire con la bocca il sesso di Gilda. Il sapore è intenso, un
misto di umori vaginali e di sperma che quasi fanno vomitare il povero
Nicolò. Ancora sperma, questa volta gli entra da un’altra parte:
è il poliziotto che lo sta sodomizzando a venire, e questo fa
inabissare definitivamente ogni residuo di orgoglio in
Nicolò.
I tre si rivestono, si sistemano
per bene. Ad uno ad uno vanno da Gilda e la baciano appassionatamente
sulla bocca.
“Ciao ragazzi, grazie. Siete stati
fantastici. Alla prossima”.
Le parole di Gilda fanno sobbalzare
Nicolò, che viene prontamente e nuovamente legato alle catene
del
soffitto.
Ma cavolo, allora era tutto
programmato: l’irruzione della polizia era un gioco di Gilda?!
La donna si avvicina a
Nicolò, lo accarezza, lo masturba. “Ehi, piccolo verme, e stato
bello vederti umiliato da tre uomini, sai? Diventerai la mia piccola
troia, ne sono certa”.
“Sei una stronza”.
“No, sono solo un po’ sadica”.
“E anche masochista direi
visto quel che ti hanno fatto”.
“Vedi Nicolò, per me gli
uomini o sono Padroni o sono schiavi ed io mi adatto alle circostanze.
Tu sei solo un verme e non puoi certo soddisfarmi come hanno fatto
loro,
non ne sei capace. Così per tutta la tua vita sarai
un oggetto di piacere per me o altre come me, nient’altro”.
La masturbazione continua,
continua, continua, fino al limite. Poi si arresta. “Ormai sei
completamente mio, e deciderò io anche quando potrai
godere. Per il momento non te lo concedo, non ne sei ancora degno”.
Nicolò non resiste
più, esplode in lacrime, mentre Gilda sta per lasciare la
stanza:
“Sì, mia splendida creatura, fammi tutto quello che vuoi,
rendimi tuo schiavo fino in fondo, non merito altro... Umiliami,
battimi, riducimi ad una larva, ma ti supplico... non lasciarmi mai...”
Gilda lo guarda, fa un ghigno
soddisfatta e se ne va.
Christian
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