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Sabato mattina. Ore otto puntuali. Fausto vede giungere l’uomo con la macchina e vi si avvicina.
“Sali”, gli fa quello e lui obbedisce. “Io mi chiamo Fausto”.
“Piacere, Silvio”.
“È tanto che frequenti quella donna?” “Quella donna si chiama Gilda e sono con lei da due mesi”.
“E che tipo di rapporto avete?”
“Lo puoi immaginare: lei è la Padrona ed  io il suo schiavo”.
“Nient’altro?”
“Assolutamente. Non me lo permetterebbe e poi a me sta bene così”.
“Sei masochista, vero?”
“Avevi dei dubbi?”
“No, ma volevo solo una conferma. Perché mi chiedo: se io non sono masochista, che ci sto andando a fare dalla tua Gilda?”
“Per me sei masochista, ma ancora non lo sai”.
“Ehi, calma, non correre...”
“Ti conviene prenderne atto al più presto, così trasformi in piacere la sofferenza che ti aspetta”.
“Magari potrei vincere io la sfida con Gilda ed umiliarla”.
“Senti, Fausto, sii sincero almeno con te stesso. Non fare il superiore perchè non lo sei, almeno con Gilda. Diventerai suo schiavo”.
“Perchè ne sei così sicuro, come la tua Gilda?”
“Perchè ho visto che ti sei eccitato mentre lei ti soggiogava, l’altro giorno in spiaggia”.
“Hai ragione, dovrò arrendermi prima o poi. Ma dimmi una cosa: tu sei un bell’uomo, magari anche ricco. Com’è che stai con una che non è poi la fine del mondo?”
“Per lo stesso motivo che ha spinto te, ragazzo giovane e bello, a farsi soggiogare da una donna tutt’altro che bella, ma sicuramente intrigante e sensuale”.
“Ma come fai a capire sempre tutto?” “Semplice: mi lascio andare”.
“Ed ora non sei geloso che Gilda abbia chiamato me per il week-end?”
“La gelosia fa parte del gioco: io sono tremendamente geloso e questo lo sa anche Gilda, ma questo è il bello, perchè  godiamo entrambi di più”.
“Vi sposerete?”
“Non dipende certo da me. Gilda potrebbe anche mandarmi fuori di casa a calci da un giorno all’altro. Io sto con lei perchè domina completamente la mia vita, mi sento vivo con lei. Non saprei cosa fare se mi dovesse mandare via, ma da bravo schiavetto devo tenermi pronto anche ad una simile eventualità”.
“Non è triste una situazione del genere?”
“Per ora godo come un matto...”
I due uomini arrivano finalmente all’abitazione di Gilda, una immensa e splendida villa su una collina del paese. Silvio invita Fausto ad accomodarsi su una poltrona, mentre lui va a svegliare Gilda. Dopo circa una mezz’ora compaiono dalla cima delle scale interne: lei, con una vestaglia di seta blu, è a cavalcioni sulla schiena di Silvio e questi ha l’arduo compito di portarla giù.
Fausto la vede molto male, gli viene da sorridere ed allo stesso tempo da temere per quel povero uomo che deve fare una fatica simile. A quattro zampe, molto lentamente, riesce a portarla fin sotto, mentre Fausto tira un sospiro di sollievo quasi come se fosse stato lui a fare quel triste lavoro. “Oh, ben arrivato, signorino. Vedo che non te la sei data a gambe”.
“No, ho raccolto la sfida”.
“Bene, spero per te che tu ti sia preparato psicologicamente alla sconfitta”.
“Ne riparleremo domani sera”. Fausto guarda bene la donna, ora accomodatasi sul divano e con le gambe appoggiate sulla schiena di Silvio, accucciato al suo cospetto. È decisamente meno attraente dell’altro giorno in spiaggia e quasi quasi gli viene la voglia di svignarsela. Ma c’è qualcosa, una sorta di calamita che lo tiene attaccato a quella donnona. Lei gioca coi suoi piedi sulla schiena di Silvio. “Bene, mio aspirante schiavetto, voglio darti un nome... non mi interessa come ti chiami in realtà, non voglio neanche saperlo. Ti chiamerò... vediamo... Nicolò. Ecco, che nome orribile! Ti si addice benissimo!” Ride, mentre Fausto storce il naso per una simile umiliazione. “Bene, Nicolò, ora chiariamo subito le cose: è per tua volontà che sei qui ed è tua volontà fare tutto quello che ti dico?”
“Beh... sì”.
“Ahi, cominciamo male: devi rispondere conciso e preciso. Ripeti”.
“Sì”.
“Ahi ahi. Di nuovo non ci siamo: ad ogni domanda che ti faccio devi sempre rispondere “sì mia splendida creatura”. Forza, ripeti”.
“È un po’ lungo...”
“Zitto! Ti pentirai della tua insolenza Abituati a parlare solo quando ti interpello e rispondi come ti ho detto”. “Sì, mia splendida creatura”.
“Bene, finalmente ci siamo. Ora spogliati, ti voglio nudo come un verme”.
Fausto si alza e si spoglia, fermandosi alle mutande. “Beh! E queste? Via, via tutto”.
Imbarazzatissimo Fausto toglie anche quelle. Era abituato a farlo davanti alle donne, ma non certo in situazioni del genere con la partner ancora vestita ed in presenza di un altro uomo. Il suo membro è semi-eretto, il suo rossore in viso mostra imbarazzo.
“Charlie, vai a prendermi il completo numero otto, svelto!”
Silvio, o meglio, Charlie, si alza prontamente e di corsa sale le scale, scomparendo. “E tu, Nicolò, vieni qui vicino a me, inginocchiati. Bravo, così”.
Fausto è al suo cospetto. Gilda incrocia le gambe e con le unghie dei piedi e gioca col membro di Fausto, che guadagna ancora qualche centimetro per il continuo indurimento. Il trastullare di Gilda porta alla completa erezione il bigolo di Fausto-Nicolò. Dopo poco arriva Charlie con in mano degli indumenti di pelle nera. Gilda avvicina il suo volto a quello di Nicolò e gli sussurra: “Ora, piccolo schiavetto, dovrai mettermi tutti quei bellissimi indumenti che vedi in mano a Charlie. Dovrai farlo con la massima devozione ed attenzione, perchè per me l’operazione di vestizione è molto importante: peggio la  farai e più crudele sarò poi io nel punirti. Vedi quindi di recuperare, visto che con le risposte di prima hai già accumulato una serie di torture non indifferente”. Gilda si alza e fa cenno a Nicolò di procedere  con l’atto di vestizione: questi si avvicina a Charlie, immobile con i vestiti in mano. La prima cosa che gli capita è un reggiseno, o meglio, delle cinghie di pelle che girano intorno al seno, lasciandolo praticamente scoperto. Va da Gilda e glielo mette, con metodi goffi e maldestri. Poi tocca alla gonna di pelle che questa volta viene fatta indossare più agevolmente, nonostante calzi aderente sui fianchi di Gilda. I guanti: sono lunghi fino al gomito e Nicolò glieli infila discretamente bene. Le calze di seta auto-reggenti: grande difficoltà per Nicolò, rimarcata da Gilda: “Beh? La tua fama di play-boy si smentisce? Sei proprio negato nel trattare gli indumenti femminili, chissà come saranno state insoddisfatte le tue ragazze... “
“Non credo sia così”.
“Oh, poverino! Ha osato parlare  senza essere interpellato... Questo ti costerà sicuramente più caro della tua incapacità nel vestirmi”.
Gli stivali. Ci impiega parecchio tempo e lei lo interrompe, chiamando Charlie a sostituirlo. Questi ci riesce con molta destrezza, coprendo di ridicolo il povero Nicolò. Tocca di nuovo a Nicolò, che prende l’ultimo indumento, un giubbino di pelle nera molto corto, che fa indossare a Gilda con classe, recuperando qualche punto. “Ah, finalmente mi sento a mio agio! Sai, Nicolò, che mi trovo proprio bene con gli indumenti di pelle? Mi rendono più bella, superiore, più irresistibile, più cattiva. Non è vero, schiavo Nicolò?”
“Sì, signora”.
“Non è vero, schiavo Charlie?”
“Sì mia divina creatura”.
“Ah, va meglio. Vedi Nicolò, sei molto indietro rispetto a  Charlie. Lui è più educato e rispettoso. È un vero schiavo. Tu sei ancora un “nulla”  e basta. Cosa ti ho detto che si deve fare quando ti interpello?”
“Sì, mia divina creatura”.
“Cosa? Ma allora sei proprio stupido. Quello lo ha già detto Charlie. Che fai,  il pappagallo? Ti avevo detto di dire un’altra cosa... “
“Sì, mia... splendida creatura”.
“Oh, finalmente ce l’hai fatta. Era così difficile?”
“No, signora”. “
E di nuovo con questa signora... “
“Mi perdoni... mia splendida creatura”. “Ciccino, stai sbagliando troppo. Vuoi concentrarti?”
“Sì, mia splendida creatura”.
“Hai commesso troppi errori, vero Nicolò?”
“Sì, mia splendida creatura”.
“E quindi ti devo punire, vero schiavo?”
“Sì, mia splendida creatura”.
“Ti farò molto male, ma tu sopporterai tutto, vero Nicolò?”
“La prego, mia splendida creatura...” “Non pregarmi, rispondi soltanto, non hai alternativa”.
“Si, mia splendida creatura”.
“Bene. Charlie,  preparalo nella cantina. Lo voglio legato al soffitto!” Charlie conduce Nicolò, già distrutto psicologicamente, nei sotterranei, dove la punizione sta per iniziare...


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