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PORNOLOGY NEW YORK

Da sx: Neville Chambers, Michele Capozzi,  Lenny Waller, Porche Lynn
“Pornology New York”  è il titolo del film-documentario di Michele Capozzi che lo stesso autore ha presentato  la sera del 29 marzo 2005 in un cinema di Genova, affollato di persone attente e curiose.
La  rappresentazione ha  sicuramente superato la soglia dell’hard che molti dei presenti si aspettavano di vedere, ma l’ironia  e l’autoironia che pervade il film ha stemperato ogni asprezza rendendo tutto visibile e possibile. Molte le risate del pubblico durante le scene, ma nei momenti giusti, (sincrone coi tempi della narrazione filmica), affatto per cancellare imbarazzo.
Il film racconta  una verità  o, se vogliamo, un pezzo   di verità. La telecamera riprende quello che è l’orizzonte visto dai tre personaggi della storia, tutti amici di Michele: Neville, Lenny e Porche Lynn.
Il primo, è l’artefice della Fuck Fctory una  sorta di laboratorio sperimentale di divertimenti sessuali dove, tra mangiate all’italiana ad opera di Michele, si girano film porno.
Il secondo personaggio, ha creato l’Hell Fire, lo storico locale newyorkese  ( assieme al De Vault ) dove sesso estremo e sadomaso sono andati a braccetto a partire dagli anni ’70.  
Il terzo, è una Prodomm che ha dato corpo ad una realtà chiamata Den of Iniquity.
Fuck Fctory chiusa.
Hell Fire  espropriato e chiuso.
Il Den of Iniquity ha una sorte diversa. E’ in vita perché è un posto dove i potenti,  i ricchi, nel più assoluto riserbo ed al riparo da occhi indiscreti, vanno per mettere in pratica le loro fantasie: essere dominati e schiavizzati!
Fuck Fctory ed Hell Fire erano esperimenti spontanei privi di rapporti economici o di potere. Il Den  invece è diverso, è come una chiesa di cui Porsche è la sacerdotessa, e come tale non viene cancellata o spenta ed i fedeli che la frequentano sono i ricchi che hanno in mano il potere.
Il discorso di  Capozzi è dunque politico. Lo afferma lui stesso, con grande onestà intellettuale, già  nei titoli di testa, qualche manciata di secondi  prima della prima fellatio a tutto schermo della scena iniziale.
Se qualcuno si è seduto sbadatamente  nel cinema sbagliato è immediatamente avvertito.  Il sesso qui si fa duro  e non è simulato. Anche il discorso politico è diretto. La classe politica  americana, e nello specifico quella che ha governato a  New York,  ha mirato chiaramente a sopprimere una serie di libertà personali a cominciare da quella sessuale. “ Bin Laden  non c’entra” – dice chiaramente Michele.
La nostalgia per una libertà sessuale ed un clima che non ci sono più, perchè soppressi,  si fonde con l’atto di accusa verso chi è responsabile di questo delitto.
Il film è autobiografico. In  almeno metà delle scene vediamo lo stesso Michele con telecamera in mano e uccello di fuori. Spesso frustato o calpestato, o mentre si masturba.
L’autore ha avuto più che  il coraggio la virtù  di mettersi in discussione, nella maniera più chiara possibile.
Sul palco del cinema HopAltrove di Genova Michele Capozzi, vestito di scuro,  ha salutato il pubblico tra cui molti suoi amici  e compagni di scuola presenti in sala, commentando brevemente il suo lavoro.
Subito dopo,  nelle immagini  sullo schermo, eccolo nudo che più nudo non si può. Poi,  ancora lui sul palco dopo gli 85 minuti del  film  a ricevere gli applausi.
Outing?... No, più che la forza di una scelta di vita traspare la serenità e la  coscienza  su un “credo”, quello nell’uomo libero in uno stato libero fra persone libere, dove  la sessualità è parte fondamentale di questa libertà.
All’Hell Fire vediamo non poche scene di sm anche duro, ma nel contesto del film ciò che si manifesta non è la violenza delle scene, ma l’umanità delle persone, la loro poesia al limite della commozione.
Un film che merita ora di essere portato anche in altre città perchè vederlo può fare solo che bene.
                                                                                                                                Fulvio Brumatti

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