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"Su questo non dubitare. Con una Padrona non ci si può
permettere di sgarrare".
"Bravo. Ciao, a stasera". Ezio, elegantissimo, si presentò
puntuale all'appuntamento. Camilla lo attese con abbigliamento
eloquente: giubbino di pelle nera corto con sotto nient' altro che un
reggiseno nero, mini-gonna sempre di pelle e gli stivaloni di cuoio che
già aveva indossato nella fatidica serata con Marco e che le
avevano portato fortuna nella conquista come Dominatrice. "Oh, mamma
mia! Sei semplicemente divina!"
"Sapevo di piacerti". "E come faccio io a stare qui soltanto a parlare
quando ho di fronte una superba creatura abbigliata in tale modo?!" "E
chi ti dice che staremo solo a parlare? Come prima cosa ho pensato che
per affrontare certi argomenti e per metterti più a tuo agio
c'era bisogno della giusta atmosfera. Vestita così te la creo
questa atmosfera, non è vero Ezio?" "Questo è certo!"
"Allora, come iniziamo le lezioni?" "Direi innanzitutto che tocca a te
dirmi cosa pensi dell'S/M dopo averti accennato l'argomento la volta
scorsa..." "Sarò breve: mi interessa approfondire il discorso.
Quello che tu mi hai detto l'altra volta, i miei pensieri successivi e
ciò che ho provato ieri sera con Marco mi hanno convinta che
l'SM è decisamente un argomento interessante". "E cos'è
che hai provato con Marco?" Camilla raccontò all'amico le
vicende della serata precedente e durante la narrazione notò una
certa eccitazione nelle espressioni di Ezio: "Ehi, sbaglio o ti stai
eccitando?"
"Ad essere sincero, mi sento proprio arrapato. Tu, vestita in questo
modo, che mi racconti come hai dominato Marco, come lo hai umiliato e
sottomesso, beh...credo che mi basterebbe poco per godere..."
"Ah, ah, ah. Come sei suscettibile!" "Camilla, sei stupenda, davvero.
Vorrei tanto essere tuo schiavo".
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Per Camilla ebbe dunque inizio una nuova vita, sessuale per lo meno,
che presto però l'avrebbe condizionata anche nella vita di tutti
i giorni. Con Marco riuscì a continuare il rapporto SM, lo
migliorò e lo condusse ad un livello tale che ormai l'uomo non
riusciva a sottrarsi a nessun gioco che gli veniva imposto dalla sua
Padrona.
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Fausto non nasconde mai il suo sex appeal e non ci tiene proprio a
farlo. Sa di essere bello e piacere e di tale narcisismo ha sempre
fatto vanto. E
d’altronde le ragazze non sanno resistere al suo fascino mediterraneo.
Di
avventure ne ha avute in abbondanza e quando ne cerca di nuove non
è
un problema per lui portarle a buon fine. Tutto andava secondo copione
per
Fausto, fino a quando non conobbe Gilda...
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Per le vacanze di Natale mi sono concesso quindici giorni a Barcellona
assieme ad un gruppo di amici ed amiche.
Io non ho la ragazza perchè la voglio trovare
come piace a me, ossia Padrona dalla testa ai piedi.
Anche se ero con altri amici, mi sono preso tutti gli spazi che ho voluto
per soddisfare il mio bisogno di essere schiavizzato.
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Barbara, una bella ragazza bionda, arriva sulla spiaggia tenendo
al
guinzaglio lo schiavetto Alfio, che viene trascinato a quattro zampe
nella
sabbia.
All’ombrellone, Alfio incontra un’altra Padrona, Teresa.
I piedi di Barbara, nervosi e bene abbronzati, con le unghie
smaltate
di un rosso molto scuro, sono inguainati in zoccoli con la tomaia
trasparente ed il tacco a spillo. Teresa, invece, ha le unghie
dei piedi di un
bel rosso vivo: è a piedi nudi, ma sotto la sdraio si
intravvedono
i suoi sandali infradito.
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Il mio lavoro
spesso mi porta ad essere fuori casa anche per periodi di qualche
settimana. In
occasione di una di queste trasferte, mi trovai ad alloggiare in un
albergo
nella zona di Prato. In quel periodo prendevo servizio appena alle due
del
pomeriggio e così la mattina dormivo fino a tardi creando
qualche problema alla
donna delle pulizie che doveva rigovernare la stanza.
Una mattina sentii
bussare. Io ero quasi pronto e apro. Era una graziosissima cameriera
che mi
chiedeva se poteva rifare la stanza.
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Cari amici e amiche, la mia buona padrona mi ha concesso l’onore di
mettervi al corrente della mia vita segreta di schiavo e sincero
masochista. Sono lieto di poterlo fare.
Vi descriverò le mie prime esperienze, come mi trasformarono
rapidamente da insulso amatore e maschilista convinto in adoratore non
meno convinto della superiorità femminile ed in sperimentatore
instancabile e perverso di tutte le abiezioni che l’erotismo più
sfrenato può ideare e alimentare.
Ora soltanto posso dire di aver realizzato la mia autentica natura e
quindi di essere sessualmente appagato e felice. Come schiavo. Del
resto, è inevitabile accettarsi per quel che si è. Un mio
caro amico era irrequieto, insoddisfatto, depresso. Lo è stato
fin che non ha riconosciuto appieno la sua natura di gay.
Ora è una checca all’ultimo stadio, ma è felice.
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Cari amici e colleghi... schiavi, sono ancora io, Giorgio, e sono
tornato per raccontarvi la mia definitiva votazione alla
schiavitù come ricerca erotica e realizzazione psicologica.
Vi avevo già detto come avessi scoperto il piacere morboso del
masochismo grazie alla vendicativa sorella di una ragazza che avevo
sedotto, ma come la mia totale degradazione è stata opera di
un’altra donna: Greta.
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Conobbi Claudia quest’estate, in un camping molto tranquillo vicino a
Tropea.
Era una stupenda ragazza molto sexy, con un casco fluente di riccioli
ondulati, due tette ed un culo da capogiro, due gambe lunghe e, oserei
dire, perfette. Non dava molta confidenza e ben pochi ragazzi erano
ammessi nel suo bungalow di legno ai limiti del campeggio. Direi, anzi,
che la sua aria di superba freddezza e superiorità era una
corazza perfetta contro la quale andavano a frantumarsi tutte le
avances e gli ammiccamenti dei galletti del camping che ben presto
ripiegarono in massa sulle ben più disponibili, anche se meno
gustose, prede tedesche e inglesi. Io mi incaponii a frequentarla:
proprio la sua inaccessibilità mi stimolava come una sfida e mi
eccitava.
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Monica mi fece entrare a casa sua poco tempo dopo averla conosciuta
ed allora credevo che stesse per iniziare una storia
meravigliosa. In un certo senso era vero, ma non certo come avevo
immaginato io.
Era entrata a far parte del nostro studio pubblicitario da tre mesi e
subito mi aveva fatto perdere la testa: alta, bionda, soda, con due
gambe da amazzone e due seni da dea, vestita sempre in attillati
completini che lasciavano ben poco alla fantasia, truccata in modo
superbo e, anche, provvista di intelligenza e molto carattere.
Fin dall’inizio l’avevo presa di mira e devo dire che, dopo un breve
momento iniziale di schermaglie, mi era parso di esser ricambiato. Fino
al giorno in cui Monica con il suo splendido sorriso da tigre, mi
invitò per l’aperitivo ad andare a casa sua.
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