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...Rimasi assai sorpresa quando mi chiese di indossare qualcosa di
molto sexy. Mi spiegò che il suo principale gradiva la
presenza di una giovane signora vicino; se io gli fossi piaciuta questo
avrebbe migliorato l'atmosfera dell'incontro e reso possibile un
avanzamento lavorativo di mio marito. Dovetti comprarmi un abito nuovo.
Ero molto imbarazzata ad indossarlo! ...
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La volto bruscamente sul ventre. Quindi le sfilo la gonna. È lei
stessa ad aiutarmi a liberarla del collant. Sotto indossa ancora delle
mutandine a fiori. Ne passo più volte la mano sulla fettuccia,
non più di un filo bagnato, che s'amalgama fra le gambe agli
umori ed ai peli della vagina, lei scalcia offrendosi.
“Aspetta.” Dico.
Poi la lascio un attimo e recupero la cintura già usata per le
mollette. Faccio , rapidamente un nodo alla spalliera del letto, 1'
afferro per i polsi, glieli lego l'uno all'altro molto saldamente,
senza curarmi di farle male.
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Nel dolce tepore del primo pomeriggio d'aprile attendo Luisa. Ho chiuso
fuori dalle mura di questo asettico hotel ogni remora morale. Oggi,
come ogni mese, si compirà il miracolo della mia nietzichiana,
onnipotente perversione. Questa volta ho un motivo in più
d'eccitazione: lei è giovane, appena diciottenne, e sconosciuta.
Il solito epistolario precedente all'incontro faceva presagire
l'atrocità di una beffa. Sinora, le mie "consenzienti vittime",
avevano quasi sempre oltrepassato i quarant'anni, e soltanto
l'oscenità insita dei loro desideri mi compensava di corpi
già irrimediabilmente rosi dal tempo. Ho sempre atteso l'ospite
sperando che la realtà fisica fosse migliore di quella
fotografica. Oggi invece potrà al massimo accadere il contrario.
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Ne osservo il corpo nuovamente. Mi eccita moltissimo sentirne la intima
assenza di difesa. Ha un neo sotto la scapola sinistra. Lo bacio e la
canzono. Lei mormora qualcosa d'indefinito.
“Ti piaceva, prima, mentre ti sculacciavo?”
“Sì.”
Pongo nuovamente le mani sulle sue natiche, ancora arrossate e calde, e
le dilato scoprendo il piccolo fiorellino dell'ano. È appena un
punto vuoto nella sua carne, ornato da una rosetta di peletti neri. Vi
ci appoggio l'indice e lo sento umido. Luisa geme. Allora vi ci
appoggio anche il pollice e lo dilato più che posso. Ciò
nonostante, il foro è ancora stretto. È palese che, da
quella parte, Luisa è ancora vergine. Comunque vi ci spingo di
colpo l'indice destro, fino alla seconda nocca. Il canale è
stretto e bollente, ingombro alla fine.
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Nel caso: ecco da dove la sua fierezza! Per lei, venire qui a
sottostare alla regola è stato più interessante che
marinare la scuola. Non c'è dubbio!
Ho deciso di lasciare perdere il clistere punitivo e la sodomizzazione,
o meglio: rimanderò alla prossima volta. Sono infatti più
che certo di un proseguo di incontri fra me e Luisa. Adesso, lei si
sente molto donna viziosa. È contenta di essere bene o male
andata fino in fondo. Sono dell'opinione però che insistere con
l'S/M sarebbe controproducente. Occorre anche considerare che è
stanca, provata fisicamente e moralmente. Il clistere - specie quello
punitivo - è una pratica che richiede all'officiante passivo una
enorme forza d'animo. Si tratta letteralmente di sviscerare se stessi e
superare tabù ancestrali. Inoltre è doloroso: sebbene con
Luisa non abbia l'intenzione di eccedere con la quantità
d'acqua, specie la prima volta, nemmeno voglio concederle di vivere
tale esperienza in un modo esclusivamente piacevole. No di certo:
all'infinito ripeterò a me stesso che il clistere è
qualcosa di più di una semplice, bizzarra pratica erotica. Per
me è un rito! E come tutti i riti ha - deve avere - una liturgia
d'eventi.
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L’astrologia è oggetto di speculazione economica da parte di
ciarlatani ( tanti) e di speculazione scientifica da parte di
scrupolosi studiosi ( pochi)
Io credo che ci siano delle possibilità di fare delle
correlazioni tra l’sm e l’astrologia.
Qui di seguito le mie osservazioni.
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Sono una giovane e bella Padrona, amante del piacere e della vita
comoda. L'unico tipo di atteggiamento che accetto da parte degli altri
è la
subordinazione e l'adorazione. Sono molto esigente e per questo
preferisco
essere adorata da donne. Non sono lesbica. Non ricambio mai le
attenzioni
che pretendo incessantemente dalle mie serve. Ho scelto di avere solo
schiave
perché gli uomini sono troppo egoisti, ottusi, goffi. La
passione
e l'adorazione di cui sono capaci delle abili schiavette mi commuove e
supera
di gran lunga la prestazione offerta da uno schiavo qualsiasi.
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Alle diciotto in punto, Illary Bridge si presenta nell'ufficio del
proprio principale. La donna è tesa e nervosa. Il giorno prima
è stato
scoperto un ammanco di cassa e lei ne è la diretta responsabile.
Fa
molto caldo.
Barnard è un uomo molto distinto, sulla quarantina, decisamente
elegante.
Entra subito in argomento.
«Mia cara Illary» dice accendendosi uno dei suoi
proverbiali
avana «l'ammanco di quattromila sterline nel suo settore di cassa
è
un fatto di estrema gravita. Ciò nondimeno, preferirei per il
momento
evitare un'inchiesta della polizia. Sa com'è: il discredito
sarebbe
maggiore del danno subito. Questo non toglie però che il
responsabile
vada punito. È d'accordo?»
Illary è molto sudata. Respira a fondo. Fa cenno di sì
con
la testa.
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Sono Piero, mi
piace dominare, a volte solo, altre in compagnia. Oggi sono con la mia
compagna
di giochi Gianna, una splendida Padrona, che si diverte, come me, a
sottomettere schiavi di entrambi i sessi.
Stiamo
aspettando una coppia di schiavi, con i quali abbiamo già avuto
contatti
epistolari e telefonici, ci stiamo preparando a questo primo incontro,
le
premesse sono promettenti, le foto ricevute sono interessanti, noi
siamo
curiosi di vedere se i due soddisferanno le nostre attese. Ci aiutiamo
a
vestirci, l’abbigliamento è molto importante, perché
dà un impatto immediato,
un’immagine di potere verso i sottomessi. La “mise” di Gianna la rende
attraente, altera e desiderabile.
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I nostri due schiavi si stanno comportando bene. Marco ha ormai in culo
tutta la mano di Gianna che si diverte a ruotarla ora in un senso
ora in un altro. Lui geme e per farlo tacere gli infilo la verga in
bocca, che è subito succhiata con dedizione.
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